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"Tra difficoltà e sudore ecco perché ho deciso di ricominciare a correre" - BergamoNews
Super-abili

“Tra difficoltà e sudore ecco perché ho deciso di ricominciare a correre”

Secondo appuntamento con la rubrica curata da Martina Caironi. La campionessa paralimpica questa settimana ci racconta come e con quali emozioni si è avvicinata al mondo dello sport dopo l'incidente del 2007.

Secondo appuntamento con la rubrica "Super-Abili" curata da Martina Caironi. La campionessa paralimpica, medaglia d’oro a Londra 2012, questa settimana ci racconta come e con quali emozioni si è avvicinata al mondo dello sport dopo l’incidente del 2007. 

 

Dopo il mio incidente il primo pensiero era quello di trovare la mia normalità, tornare alla normalità, tornare a fare ciò che facevo prima, quindi innanzitutto alzarmi dal letto. I primi mesi, quando avevo ancora le ferite fresche, usavo le stampelle; poi, finalmente ho potuto ricominciare a camminare con la mia prima protesi. Però, dopo aver imparato a salire le scale, arrampicarmi, ballare, resistere alla stanchezza delle camminate, dopo aver escogitato nuovi metodi per star seduta in treno, a tavola, in università nei banchi stretti… be’… poi ho sentito che davvero mi mancava qualcos’altro. Qualcosa di lontano dal mio immaginario, qualcosa che mi era stato portato via in una notte: lo sport.

Facevo piscina in quel periodo, giusto per non essere troppo sedentaria. Però ripensavo alle magliette sudate durante gli allenamenti di pallavolo, le rimpiangevo, le desideravo. Così, quando ho visto delle fotografie di campioni paraolimpici appese nei corridoi del centro di riabilitazione mi son detta: "Forse anche io posso farlo, forse non è del tutto finita la mia carriera sportiva". Quindi, con grande entusiasmo mi son informata e ho ricevuto ben presto una protesi per correre. Un sogno. Tornare a sentire quella sensazione di "rimbalzo" dalla parte sinistra era davvero come risvegliarsi da un brutto sogno e capire che non era vero nulla. Che comunque pian piano, con dedizione e determinazione, la vita poteva tornare a sorridermi.

Le prime volte al campo son state belle e dure nello stesso modo. Ricordo che ero felicissima per le nuove sensazioni, mai provate in vita mia, ma ero anche spaventata dalla difficoltà che avevo davanti a me, nel tempo, nel fare un gesto che fino a qualche anno prima era per me naturalissimo. Non era facile, per nulla. Ma avevo capito che volevo farlo, volevo provarci, volevo correre, imparare come si facesse.

È stato per gioco e sfida con me stessa che non ho mollato la presa dopo i primi ostacoli, poi le soddisfazioni, devo dire, son arrivate in fretta. Già le prime gare mi han fatto conoscere un mondo di cui proprio ignoravo l’esistenza: quello paraolimpico, quello degli sportivi disabili che, con la loro forza di volontà mi han motivata fin dal primo giorno in cui li ho conosciuti.

Sapevo di avere tanta fatica e strada da fare, ma già non ne vedevo l’ora. Quel sentire l’aria mentre correvo, quelle gote arrossate per lo sforzo e finalmente le mie magliette sudate stavano tornando nella mia vita in un modo inaspettato. Quindi, poi, i primi risultati, record e soprattutto la mia passione che cresceva. L’anno scorso, durante il mio periodo di Erasmus in Spagna, ho potuto allenarmi per la prima volta insieme a normodotati che mi hanno insegnato cosa significasse amare l’atletica, dedicarci anima e corpo. Ho iniziato ad allenarmi con più costanza e metodo, così anche la mia corsa è migliorata, di pari passo con la mia fiducia nella protesi e in quello che stavo facendo. La vera soddisfazione è stata sentirmi ancora capace di andar veloce solo grazie al mio corpo. Già, il mio corpo. Perché ormai la protesi ne è diventata parte integrante.

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