Saita: porto il welfare al Pirellone e spero non sia la torre di Babele
Silvana Santisi Saita presiederà la prima assemblea del rinnovato Consiglio regionale lombardo. Sulla carta (d’identità) questo ruolo le spetta in quanto meno giovane tra gli eletti, ma basta rivolgerle la parola per capire che lo spirito è quello di una debuttante, piena di buone intenzioni e certamente non allo sbaraglio.
Silvana Santisi Saita presiederà la prima assemblea del rinnovato Consiglio regionale lombardo. Sulla carta (d’identità) questo ruolo le spetta in quanto meno giovane tra gli eletti, ma basta rivolgerle la parola per capire che lo spirito è quello di una debuttante, piena di buone intenzioni e certamente non allo sbaraglio. Alle spalle decenni di amministrazione della cosa pubblica con il secondo mandato ormai quasi in scadenza alla guida di Seriate, una delle cittadine più popolose e grandi della provincia di Bergamo.
Diciamola tutta, sindaco, lei non è proprio ritenuta una accomodante, anche nel suo partito, la Lega.
A dire il vero sono un tipo dolce, ma determinato. Anche perché studio e approfondisco, perciò non mi lascio cogliere impreparata soprattutto nelle battaglie che porto avanti. E ne farò anche al Pirellone, mi creda.
Non ne dubito, a ma cosa porta alla Regione Lombardia, questa Regione che ha chiuso in anticipo per motivi non proprio edificanti, piena com’era di indagati anche per reati gravi e anche del suo movimento?
Porto il mio entusiasmo, porto le competenze che ho acquisito: sociale, scuola, welfare, famiglia. Certo che in Regione più di qualcosa va modificato, anche perché non si può continuare a non vedere che una fetta sempre più ampia di lombardi sta soffrendo: crescono i problemi della gente ed è a queste fasce più deboli che lievitano giorno per giorno e che rischiano di esplodere che dedico la mia attenzione, per mia natura e per mia competenza.
Sì, lei da sempre ha a cuore il settore chiamato servizi sociali che al Pirellone è stato impostato in un certo modo, con una politica del voucher, per esempio. Come vede questa politica?
Ritengo vada rimodulata. Perché i più fragili non sanno neppure da chi acquisire servizio e a chi rivolgersi, rischiando spesso di restare preda di disonesti. Ma c’è dell’altro.
Cos’altro?
Che sono i Comuni quelli che applicano al la sussidiarietà orizzontale. Mentre quella verticale è disattesa da Roma ma anche in parte dalla Regione. Io, sindaco ricevo input precisi su cosa devo fare e come lo devo fare: e allora chiedo dov’è l’autonomia dei Comuni? Ed è un paradosso.
Perché?
Perché le amministrazioni comunali sono le uniche che hanno risparmiato. Per quetso sono molto critica nei confronti del governo Monti.
Con questo pallino e queste competenze, cosa vuol fare al Pirellone?
Voglio andare in una commissione in cui si tratta di questi temi.
Non teme che il ruolo di consigliere in realtà non sia molto operativo, soprattutto rispetto a quello di sindaco?
Non credo che sarò inutile, credo di dover mettere in atto tutta la mia passione e determinazione per farmi ascoltare. Ma sono portatrice di istanze concrete e forti, sono fiduciosa.
E non teme che le divisioni politiche impediscano comunque anche alla maggioranza di risolvere questi bisogni che sono davvero delicati e anche difficili?
A conclusione degli incontri con i vari rappresentanti politici ho sempre chiesto di essere uniti su determinate istanze come quella della fragilità: Brescia è maestra in questo, Bergamo invece non l’ha mai saputo fare. Spero che a Milano prevalga la logica bresciana.
Intanto Roberto Maroni sta mettendo a punto la Giunta, e a sentire le indiscrezioni sembra la stia facendo col manuale Cencelli: niente di nuovo sotto il sole?
La percezione che la stampa dà in effetti è questa. Ma mi chiedo: sarà vera?
Se fosse vera?
Se fosse vera avrei un pizzico di delusione ma un motivo in più per dire: uniamoci sui servizi e prendiamo in mano gli obiettivi veri, non gli interessi di parte.
Lei lascia il ruolo di sindaco con un anno di anticipo, al suo posto la sua vice Marcetta che guiderà la città fino alla prossima primavera. Come si sente dopo un decennio da assessore e un altro da primo cittadino?
Mi dispiace lasciare il Comune. Luogo in cui ho progettato, pensato, lavorato… si è anche creato un pool di dirigenti e dipendenti di livello, che ringrazio. E però… poi sarò come il papa che è dietro, ma c’è.
Si innamorerà del Pirellone?
Ma, non saprei…, è un po’ strano, lì non mi sembra che tocchiamo il cielo. E sinceramente spero che quel grattacielo non sia la torre di Babele.
RdC






