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Arte

L'intervista

Aste: “Il mio Alchimista gioca e bara con la natura ma poi scopre la verità”

Il regista Andrea Aste, che presenta mercoledì 13 marzo al Bergamo Film Meeting in anteprima assoluta "L'Alchimista", ci guida alla scoperta della pellicola e alla mostra allestita in Sant'Agostino che raccoglie i designi originali dell'opera

Dopo la mostra di tavole di Igort esposte lo scorso anno in Porta Sant’Agostino, Bergamo Film Meeting ripropone l’accoppiata vincente di proiezione filmica e allestimento di opere grafiche d’autore, secondo la stretta relazione tematica e/o autoriale individuata dai curatori. In questa edizione è la volta di Andrea Aste, eclettico artista torinese alla sua prima opera d’animazione ma con esperienza consolidata nel campo delle collaborazioni e delle incursioni pluridisciplinari. “Fotogrammi appesi ad asciugare” è il titolo dell’evento che vede un centinaio di chine letteralmente sospese a un filo, in un allestimento che nella sua semplicità amplifica la suggestione arcaica e arcana delle carte.

Si tratta di schizzi, disegni, studi di personaggi e di luoghi fantastici eredi di mitiche epopee, ideali fotogrammi di carta per raccontare la nascita del film “L’Alchimista”, in proiezione in anteprima assoluta all’Auditorium di Piazza della Libertà mercoledì 13 marzo alle 20.30.

L’autore, Andrea Aste, ci racconta come è nata questa avventura.

“L’Alchimista è un mediometraggio di 30 minuti, nato da una mia approfondita riflessione sui mondi paralleli. Le tappe che mi portano a quest’opera passano per una mostra che ho fatto l’anno scorso al Museo di Scienze Naturali di Torino, dal titolo “Torineide”: partendo dai dettagli architettonici della città trasformati in piante, insetti e animali fantastici, ho creato il diario di bordo di un immaginario esploratore del ‘400 che da Londra scopre un’isola nuova a Torino. E in ottobre sarò a Milano con un’altra mostra sul concetto di mondo parallelo, ispirata di nuovo a Londra che ho scelto come città magica, punto di contatto tra il mondo reale, il nostro mondo e il mondo fantastico: lì alcuni archeologi scoprono un laboratorio alchemico sopravvissuto al grande incendio del 1666 e vi trovano i primi tarocchi…”

Come si arriva al film che vedremo al BFM?

Il film nasce mentre delineavo un libro di alchimia vero e proprio. Ho creato un tomo citando e prendendo un po’ in giro testi arabi, latini, metà in latino metà in una lingua inventata – il lavoro di un anno e mezzo. Mentre scrivevo e fingevo di tradurre i riferimenti al mondo reale, mi è venuta l’idea di animarlo, perché questo mondo si prestava molto bene a prendere vita. Per creare l’animazione ho dovuto però ridisegnare tutto perché mi serviva un’immagine facilmente riportabile al computer. Ma ho voluto disegnare tutto e colorare completamente a mano. In mostra si segue perfettamente il percorso creativo: dai fogli bianchi, alle chine, ai fogli da me anticati con pigmenti naturali.

La tecnica di animazione?

Ogni disegno è stato portato al computer, ripulito, messo a punto e combinato in rapporto agli altri. L’animazione vera e propria avviene quindi a livello digitale, così gli effetti speciali e il montaggio. Le musiche sono di Giorgio Boffa, la voce narrante di Arturo Brachetti.

Candelabri, ordigni volanti, dame, vascelli, mongolfiere. Le carte parlano la lingua di Ariosto, Cervantes, Omero, le figure stesse sembrano uscite da antichi vasi greci.

Tutti i miei riferimenti sono tremendamente classici. Omero l’ho letto dal greco, le sue immagini fortissime le ho ritrovate poi solo in Dante, in Shakespeare o nella letteratura norrena. Il mio percorso artistico non è canonico, non nasco come pittore, non ho fatto l’accademia. Dopo il liceo classico ho studiato Filosofia, in particolare la semantica, la linguistica, la logica. E ho capito che il concetto di verità assoluta non esiste, esiste solo la verità locale, valida in un dato contesto. Ho iniziato allora a elaborare nuovi mondi, prima con la scrittura poi con le immagini. Il gioco da lì è diventato tanto coinvolgente che alla fine ho lasciato tutto per queste esperienze e ricerche artistiche.

L’alchimista del film è un demiurgo, un creatore di mondi?

L’alchimista vorrebbe essere un demiurgo, trovare la verità assoluta, la pietra filosofale. E per farlo inventa i tarocchi, per barare e poter vincere giocando a carte contro la natura. Ma la natura è molto astuta, ovviamente, e gli prepara un bellissimo tranello: le carte si animano e ogni carta racconta la propria verità. E ciò permetterà all’alchimista di fare il salto esistenziale, di essere libero di scegliere la propria condizione vitale.

Il futuro dell’arte è nella contaminazione dei linguaggi?

Il futuro dell’arte è nella creatività e nella techne. L’arte ha seguito un doppio percorso: da una parte il puro concetto, dall’altra la pura tecnica e bravura artigianale. Personalmente, vorrei recuperare un’arte di contenuti ma anche di forma. L’arte deve essere l’arte del bello, non l’arte del brutto: in questo mi trovo un po’ fuori del mondo dell’arte di oggi, non perché sia brutta ma perché non mi comunica nulla. Il futuro dell’arte per me è nel riuscire a recuperare i concetti e le forme, ma osando, senza rimanere nello stesso binario tutta la vita.

 

La mostra è allestita nella sala di Porta Sant’Agostino fino al 30 marzo.

Orari: da martedì a venerdì 15.30-19.30; sabato e domenica 11.00-19.30

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