Politica

“Onorevole” buonuscita per i deputati orobici Fino a 126 mila euro

Non sono pochi i deputati orobici che nel 2013 lasciano Roma per tornare a svolgere a tempo pieno la loro professione. Non a caso la liquidazione attuale è stata conosciuta per trent’anni come “assegno di reinserimento nell’attività lavorativa”.

Dopo aver passato in rassegna i trattamenti di fine mandato dei consiglieri regionali, la lente di in gradimento finisce sui parlamentari bergamaschi uscenti. Non sono pochi i deputati orobici che nel 2013 lasciano Roma per tornare a svolgere a tempo pieno la loro professione. Non a caso la liquidazione attuale è stata conosciuta per trent’anni come “assegno di reinserimento nell’attività lavorativa”, per tutti i poveri parlamentari che dopo essere stati per anni al servizio dello Stato dovevano ritornare a farsi una vita nel mondo del lavoro. E’ nato nel 1965, quando l’onorevole Greggi poneva il problema del “salto fuori”, come lo chiamava lui, mentre il suo collega Silvio Leonardi evidenziava che se il parlamentare ha difficoltà a tornare alla vita lavorativa, “viene spinto inevitabilmente a fare il deputato”. La dicitura è stata cambiata, ma nella sostanza non cambia molto.

Sul sito della Camera si può leggere: “Il deputato versa mensilmente, in un apposito fondo, una quota della propria indennità lorda, pari a 784,14 euro. Al termine del mandato parlamentare, il deputato riceve l’assegno di fine mandato, che è pari all’80 per cento dell’importo mensile lordo dell’indennità, per ogni anno di mandato effettivo (o frazione non inferiore ai sei mesi)”. Facendo due conti, si tratta di circa 45 mila euro per ogni legislatura completa, poco più di novemila euro all’anno. Il tutto esentasse, perché viene equiparato al tfr dei dipendenti pubblici. Niente a che vedere con le cifre stratosferiche dei consiglieri regionali, che percepiscono un’annualità ogni legislatura, ma i parlamentari non possono certo lamentarsi.

Tra i bergamaschi chi percepirà la liquidazione più alta è il pidiellino Giorgio Jannone, eletto nel 1994 nella fila di Forza Italia, non più ricandidato nel 2013 per scelta personale. A lui spettano circa 126 mila euro. 108 mila euro per Valerio Carrara, eletto con l’Italia dei Valori e passato a Forza Italia il giorno dopo l’approdo a Roma. A proposito di Italia dei Valori: Antonio Di Pietro, che non ha centrato la rielezione, ha diritto a una cifra attorno ai 100 mila euro, il cognato Gabriele Cimadoro 63 mila, a sua volta cognato di Ivan Rota, 45 mila euro in quanto è stato eletto per la prima volta nel 2008. In casa Lega Nord Carolina Lussana lascia dopo tre legislature: 108 mila euro, mentre Vanalli ha alle spalle solo gli ultimi cinque anni, a lui andranno circa 45 mila euro. Stessa cifra anche per Mauro Ceruti, ex senatore del Partito democratico, Alessandra Gallone, prima del Pdl, ora in Fratelli d’Italia, Savino Pezzotta, Udc e Sergio Piffari ex Idv.

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