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Uristani e Assolari Pittori bergamaschi tra incanto e disincanto

Ancora qualche giorno per la mostra di Gianfranco Uristani al Centro San Bartolomeo a Bergamo, mentre a Treviglio inaugura Luigimaurizio Assolari.

La tecnologia ha accelerato tutto e ha disabituato lo sguardo ai tempi lunghi. In un mondo che pullula di referenti artificiali, che si distrae di fronte a ogni virtualità, è difficile recuperare la percezione – in termini di riflessione e di emozione – degli spazi reali e tangibili in cui si vive.

Due mostre di pittura di autori bergamaschi, una in chiusura l’altra in apertura, provano a raccontare scorci urbani, rurali, boschivi invitando a recuperare i tempi lunghi della visione. Accomunate da un taglio tra il naif e l’onirico, la personale di Gianfranco Uristani (al Centro S. Bartolomeo in Bergamo) e l’antologica di Luigimaurizio Assolari (nella Sede della Cassa Rurale di Treviglio), raccontano la realtà con linguaggio neofigurativo la prima, più informale la seconda, ma entrambe sollecitano il visitatore a fermarsi e guardare. E, cosa non da poco, a immaginare.

Protagonista delle tele di Uristani è l’albero, come presenza viva e come simbolo carico di significati, rimandi, allegorie. Il mondo è riassunto in un alfabeto essenziale di poche presenze, l’albero, la casa, il sentiero, la strada, mentre l’uomo in apparenza è assente. Ma dentro il paesaggio lo sguardo si sente, si avverte l’esistenza e l’attesa di un’umanità che abita e percorre gli spazi. E’ un universo fermato nelle sue linee essenziali, dove l’iconografia – giocata sui medesimi motivi compositivi – delega al colore la resa della scena e alla luce, immanente e incantatoria, l’evocazione di una dimensione metafisica, ben oltre il dato rappresentato e sensibile.

Se Uristani canta la poesia degli alberi in tele corpose ed emozionali, rutilanti di luce e di pigmenti ad olio, Assolari cattura invece le tracce e le impronte che l’uomo lascia del suo passaggio negli spazi urbani, sui muri, ai margini delle strade, con un linguaggio fatto di abrasioni, strappi, inserti, collage, smalti, che affiorano a rilievo dal supporto.

La mostra di Assolari dà voce “all’inquieto e sensibile mondo intimista di un artista sempre attento al contesto esistenziale”, come scrive il curatore dell’esposizione Santo Giancotti. Ne risulta una panoramica ricca e coerente dell’evoluzione dell’autore dalle opere più tradizionali degli anni ’70 e ’80, allo sperimentalismo informale degli anni ’90 fino all’evoluzione materica e gradatamente aniconica dei lavori più recenti.

Mezzi, poetiche e personalità molto diverse, quindi, quelle degli autori Uristani e Assolari, che riescono però a denunciare, pur su binari distanti, l’effimera misura dell’esperienza umana di fronte all’eterno ciclo della natura e a confronto con il procedere della Storia. Una pittura dell’incanto e una pittura del disincanto, dunque: due vie che finiscono oggi con l’incontrarsi nella comune riflessione sull’humana fragilitas.

La mostra di Uristani, dal titolo “Alberi e dintorni”, è aperta al Centro S. Bartolomeo (Largo Belotti 1, Bergamo).

La personale di Luigimaurizio Assolari, “Impronte… 1977 opere 2012”, inaugura venerdì 1 marzo alle ore 16 alla Sede della Cassa Rurale di Treviglio (via Carcano, Treviglio).