Centrosinistra

Elezioni, polemica Pd Bersani deve dimettersi? Rispondi al sondaggio

Partito democratico primo alla Camera e primo al Senato, ma senza governo. E’ l’incredibile quadro che si è delineato con il voto di domenica e lunedì. E partono le prime bordate interne al centrosinistra.

Partito democratico primo alla Camera e primo al Senato, ma senza governo. E’ l’incredibile quadro che si è delineato con il voto di domenica e lunedì. E partono le prime bordate interne al centrosinistra. Già nelle prime fasi dello scrutinio molti esponenti renziani hanno commentato e twittato tirando le orecchie al segretario Pierluigi Bersani. Nonostante la notte, che dovrebbe portare consiglio, il clima è ancor più burrascoso martedì con i “se” e i “ma” che invadono le bacheche dei commentatori. Il numero uno del centrosinistra non ha ancora parlato ai microfoni dei giornalisti. L’unico commento e’ stato affidato a un comunicato. “Il centrosinistra ha vinto alla Camera e per numero di voti anche al Senato”, ha sottolineato, “e’ evidente a tutti che si apre una situazione delicatissima per il Paese. Gestiremo le responsabilità che queste elezioni ci hanno dato nell’interesse dell’Italia”. Pur non esplicitamente, sono in molti a chiedere le dimissioni di Bersani.

“Non c’è bisogno di chiedergli di dimettersi, Bersani non sarà più segretario”. Lo dice Pippo Civati del Pd a Caterpillar AM, su Radio2 Rai. ‘E adesso si torna a votare’, conclude l’esponente del Pd. L’analisi di Enrico Giangreco, renziano doc bergamasco, è ancor più netta: “Allora, quando si vince di 120.000 voti alla Camera, con una differenza dello 0,4% (se non ci fosse stato Tabacci…), quando al Senato non si vince, ottenendo un risultato di ingovernabilità, quando si ha il M5S a quelle percentuali di voto, allora, quando lo scenario politico diventa di tipo greco, avendo dato origine a una situazione di stallo, si va in televisione e si dice: "Ragassi, non c’ho capito un casso e tolgo il disturbo!". D’altronde, ciò che è accaduto ha una spiegazione semplice. Se si sceglie, innanzitutto, non il candidato alla Presidenza del Consiglio che piace di più al Paese, ma quello che piace di più all’apparato, se si mettono in lista prima di quelli che hanno fatto le Primarie, una serie di soggetti, non tutti espressione del rinnovamento, ma graditi all’apparato, se non si presenta la squadra di governo prima delle elezioni, dando l’impressione che quelli che non sono stati candidati, che sono usciti dalla porta, rientreranno dalla finestra (vero Baffino, scienziatone della politica?), avere il M5S a quelle percentuali non è un caso, è il risultato prodotto dalle scelte fatte. C’è, soltanto, un modo per tirare le conclusioni: "Grazie di tutto, Nico Stumpo!".

E voi cosa ne pensate? Il segretario del Partito democratico deve dimettersi?

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