Anna Karenina: passione e favola con scene da Oscar
Dal 7 all’8: piace molto al nostro Pap l’ennesima trasposizione cinematografica (ma molto teatrale) del romanzo di Tolstoj con Keira Knightley e Jude Law.
Titolo: Anna Karenina (Ispirato dal romanzo di Lev Tolstoj)
Regia: Joe Wright
Attori: Keira Knightley, Jude Law, Aaron Johnson, Kelly MacDonald, Matthew MacFadyen, Domhnall Gleeson
Genere: drammatico, storico.
Durata: 130′
Voto: 7/8
Attualmente in visione: Capitol Bergamo, Uci Curno, Ariston Treviglio.
Anna (Keira Knightley) è la sposa di un importante funzionario governativo russo, Karenin (Jude Law). Arriva una lettera dal fratello fedifrago Oblonsky che la prega di raggiungerlo a Mosca nel tentativo di salvare il matrimonio con Dolly.
Sul treno l’incontro con la contessa Vronsky e soprattutto il fulmine dello sguardo tenebroso del figlio Aleksej (Aaron Johnson). È passione senza nessun contegno che gli ostacoli avrebbero consigliato.
Marito potente, abbandono di due figli, isolamento sociale ed emarginazione personale, perdita di qualsiasi status.
Anna si abbandona alla disperazione “aiutata” dalla morfina e dal sospetto che il bel soldato non abbia perso il vizio di corteggiare altre donne.
Tragica fine che torna proprio dove era iniziato il dramma.
Film che gli amanti del Cinema e del Teatro non devono perdere.
Sontuoso, affascinante, tragicamente realista.
Tolstoj scrisse un dramma accentuandone maggiormente le caratteristiche di sofferenza e di malessere di tutti i personaggi.
L’ennesima trasposizione del celebre romanzo (almeno venti dal muto ad oggi) curata dal regista Joe Wright sottolinea maggiormente gli aspetti da favola, il sogno, la passione travolgente che non viene sfiorata dalle conseguenze.
Il concetto maggiormente evidenziato appare quello del perdono.
In alto l’amore puro, a costo di soffocare il dolore per il tradimento. Si ama a prescindere, si soffre per amare, si aspetta pazientemente il proprio sogno a tutti i costi.
Efficace la struggente immagine di Levin, anima bella che sceglie di vivere e lavorare fuori dal “teatro” aspettando che l’amore di Kitty si costruisca dal fatuo all’immenso.
Il film è girato quasi interamente in un teatro, la sceneggiatura si intrufola in ogni spazio che assume un’importanza specifica, una specie di girone dantesco dove ogni immagine si può scrutare dall’altra, e si può seguire una gara di cavalli ascoltando il rumore degli zoccoli in corsa e aspettare il drammatico sprint finale dal palcoscenico.
Cinema a teatro e fascino delle quinte teatrali dove si nascondono vita comune, lusso, lavoro, differenze sociali, cameratismo, gerarchie, sfarzo mondano.
Ogni scena è accompagnata da una specie di giravolta danzante dei protagonisti, quasi per segnalarci che la realtà è un’altra e la patina velata spesso la nasconde. Signori siamo pur sempre in un teatro.
Per brevi sequenze il regista offre l’apertura all’esterno con immagini di altrettanta rara bellezza. La fotografia è fantastica e risalta il bisogno della trama di prendere ossigeno, luce, colori e un po’ di quella vita che scorre al di fuori dell’annoiata aristocrazia russa.
Costumi e scenografie che non faticheranno a stravincere l’Oscar, colonna sonora adeguata e mai esagerata, belle interpretazioni e fascino della trovata geniale della sceneggiatura che scorre da treno a treno dentro un teatro, fanno di questo film uno degli eventi cinematografici della stagione.
E anche se ai puristi della letteratura certe libertà cinematografiche faranno storcere il naso, pazienza.
Le chiamano licenze poetiche, le chiamiamo sogni cinematografici, lasciateci in pace.




