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Parto indolore: il diritto di scegliere

Il dottor Rolando Brembilla, primario dell’Unità di Ginecologia e Ostetricia del Policlinico San Pietro di Ponte San Pietro, ospedale che da anni è in prima linea nell’offrire alla donna la possibilità di scegliere la partoanalgesia in modo del tutto gratuito, 24 ore su 24 7 giorni su 7, ci parla di partoanalgesia e della possibilità per le future mamme di avvalersene o meno.

A cura dell’Ufficio Stampa degli Istituti Ospedalieri Bergamaschi

Garantire a tutte le future mamme il diritto di partorire senza dolore. È questo uno degli obbiettivi del “decreto Balduzzi” (dal nome del Ministro della Salute) che ha aggiornato, dopo anni dall’ultima revisione, i Lea (Livelli essenziali di Assistenza), cioè le prestazioni rimborsate dal Sistema Sanitario Nazionale. Tra le novità più attese l’introduzione della partoanalgesia o parto indolore, metodica ancora poco diffusa nel nostro Paese. Basti pensare che poco più della metà degli ospedali italiani offre la possibilità di usufruirne, ma solo il 16% è in grado di metterla a disposizione 24 ore su 24 e senza costi per la donna.

“L’inserimento nei nuovi LEA della partoanalgesia rappresenta un passo avanti importante. Per troppo tempo la sofferenza legata al parto è stata accettata come un evento ineluttabile. Quella che la sofferenza sia necessariamente legata al parto è un’idea che affonda le sue radici molto lontano nel tempo, fino alla Genesi e alla cacciata dal Paradiso Terrestre, quando Dio condannò Eva alla sofferenza dicendole ‘tu donna, partorirai con dolore’ – osserva il dottor Rolando Brembilla ospedale che da anni è in prima linea nell’offrire alla donna la possibilità di scegliere la partoanalgesia in modo del tutto gratuito, 24 ore su 24 7 giorni su 7 – Alla luce di questo condizionamento, la sofferenza è stata accettata per molto tempo come un evento ineluttabile, nonché necessario. Come per tutte le cose che non si conoscevano le si dava un’interpretazione mitologica, che poi è stata superata dalla spiegazione che può essere tratta dall’evoluzionismo di Darwin, secondo la quale il dolore rappresenta un fattore evolutivo forte e di protezione nei confronti del feto. La prospettiva quindi oggi è cambiata, e, grazie ai progressi medici fatti in questo campo, possiamo portare a una riduzione se non scomparsa del dolore stesso. Quello di non soffrire è un diritto che non si può negare”.

Un diritto di cui la donna può decidere se avvalersi o no. “Non lo imponiamo a nessuno: è la donna che sceglie. Nella nostra struttura a ogni mamma in attesa del primo figlio viene proposto un colloquio informativo sulla partoanalgesia, insieme al medico anestesista, in modo che possa comprendere nel dettaglio in cosa consiste, quali vantaggi e svantaggi offre, come si esegue. Sta poi a lei, sulla base delle informazioni ricevute e della sue ‘credenze’ decidere, in tutta autonomia, se ricorrervi o no”.

Ma passiamo ora agli aspetti più strettamente medici. Come viene eseguita l’epidurale?

“Partendo a livello della regione lombare e utilizzando un ago apposito, si raggiunge lo spazio epidurale, formato dal tessuto grasso che riveste le fibre nervose che trasmettono il dolore del travaglio, dove viene posizionato un piccolo catetere che si fissa successivamente alla schiena, consentendo qualsiasi movimento alla partoriente – spiega il dottor Brembilla – Attraverso questo tubicino vengono poi iniettati i farmaci che servono ad ottenere l’analgesia, senza necessità di ulteriori punture”.

Ed è sicura?

“Sì, è ampiamente praticata in tutto il mondo da molti anni e normalmente tollerata molto bene (raramente si possono presentare alcuni inconvenienti come lombalgia o mal di testa nei giorni successivi). In genere inoltre la soppressione del dolore comporta un miglioramento di numerosi parametri materni che si riflettono positivamente sull’andamento del travaglio e sul benessere del feto” continua il dottore Brembilla.

Una delle preoccupazioni delle future madri è poi quella legata al timore di non sentire le contrazioni e quindi di essere meno partecipi di un momento così speciale come quello del parto.

“Si tratta di una paura infondata. L’analgesia epidurale consente un controllo efficace nel dolore nel travaglio e nel parto, lasciando inalterate tutte le altre sensibilità e anche la capacità di muoversi e camminare: le contrazioni uterine continueranno ad essere percepite lasciando la sensazione di ‘qualcosa che si muove nella pancia’ ma cesseranno di essere dolorose”.

Ma ci sono controindicazioni per le quali la partoanalgesia è sconsigliata?

“Poche ma ci sono, come in tutti gli interventi medici. Si tratta in particolare di infezioni locali, malattie neurologiche, patologie della colonna e obesità patologica” conclude il dottor Brembilla.