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L'intervista

“Io, candidato socialista nel nome di Welby per i diritti del malato”

Il dottor Mario Riccio, capolista della lista milanese del Psi per le regionali, giovedì sera sarà al Mutuo Soccorso di Bergamo. "Formigoni ha cercato di far diventare il diritto alla salute un oggetto di mercato. Tante cose vanno cambiate, anche nel segno della bioetica".

di Luca Bassi

“Vita è la donna che ti ama, il vento tra i capelli, il sole sul viso, la passeggiata notturna con un amico, la donna che ti lascia una giornata di pioggia, l’amico che ti delude… Morire mi fa orrore, purtroppo ciò che mi è rimasto non è più vita è solo un testardo e insensato accanimento nel mantenere attive delle funzioni biologiche”. Così Piergiorgio Welby, nel settembre del 2006, scrisse al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. La grave forma di distrofia muscolare che l’aveva colpito dall’età dell’adolescenza era lentamente degenerata, portandolo su quel letto che, ormai da anni, lo teneva come imprigionato. Il suo appello al capo dello Stato si tramutò ben presto in uno dei più grandi casi mediatici dei primi anni 2000 e il 20 dicembre del 2006 Welby ottenne quanto chiesto: intorno alle 23 salutò parenti e amici e, accompagnato dalle note di Bob Dylan, fu sedato e gli fu staccato il respiratore.

Il compito di assecondare la richiesta di Welby toccò al dottor Mario Riccio, anestesista di Cremona da anni impegnato nella bioetica, che spense il macchinario che teneva in vita il suo paziente e si prese carico di tutte le responsabilità del caso che lo portarono anche in Tribunale. Nel 2007 la sentenza storica: non si trattò di omicidio consenziente. Prosciolto.

Oggi Mario Riccio sta portando avanti la sua battaglia a favore della bioetica e, poco prima di Natale, ha accettato l’invito del Psi lombardo. Così, alle elezioni dei prossimi 24 e 25 febbraio correrà per una poltrona al Pirellone: “Far parte di quella lista è per me un grandissimo onore” ha spiegato a Bergamonews l’anestesista di Cremona, che giovedì sera sarà al Mutuo Soccorso di Bergamo con il segretario provinciale nonché capolista bergamasco alle regionali col Psi Francesco De Lucia e con la candidata per il Pd alla Camera in quota Psi Pia Locatelli.

Dottor Riccio, perché ha scelto proprio il Psi?

“Ho scelto il Psi perché con questo partito ho trovato una casa. Ho accettato con grande entusiasmo l’invito e non potevo fare altrimenti: qua, temi come quello della bioetica, vengono trattati con grande attenzione”.

E’ vero che è stato cercato anche dal partito di Ingroia?

“Sì, non lo voglio nascondere. Sono stato contattato da Ingroia che, come il Psi, mi aveva proposto la candidatura. Ma ho rifiutato”.

Perché?

“Perché ho preferito la laicità, la storia e la tradizione del Psi”.

Cosa va cambiato nella sanità lombarda?

“Il sistema sanitario della nostra Regione va quantomeno rivisto. Prima di tutto va cancellato il mito che è stato inventato da Formigoni che, in più occasioni, si è vantato di aver creato un’eccellenza. Si sbaglia: l’eccellenza al massimo l’ha trovata quando è stato eletto. E i suoi interventi sono stati tutt’altro che buoni. Con lui si è solo cercato di far diventare il diritto alla salute un oggetto di mercato”.

Bergamonews ha più volte trattato il delicato tema dei ginecologi obiettori: nei tre ospedali bergamaschi è sempre più difficile trovare chi possa interrompere le gravidanze. 

“Questo è un grosso problema che va risolto al più presto, a Bergamo come nel resto della Lombardia. I medici obiettori hanno i loro ideali e vanno rispettati, ma un cittadino ha tutto il diritto di decidere ciò che è meglio per lui e deve avere tutta la libertà di prendere la strada che preferisce. Quindi, deve essere messo nelle condizioni di scegliere serenamente e chi amministra la Regione ha il dovere di aiutarlo. In Lombardia ci sono pochi medici che non sono obiettori? Bene, vorrà dire che dovranno essere chiamati da ‘fuori’. Nella nostra Regione ci sono dodici cardiochirurgie, tante quante in tutta la Francia: vi pare possibile che ci siano così poche possibilità di interrompere una gravidanza?”.

Lei è spesso conosciuto come “il medico di Welby”. Ora che si butta in politica non teme che possa essere un’etichetta scomoda?

“No, assolutamente. Anzi, l’etichetta di ‘medico di Welby’ la porto con grande onore. Ho fatto rispettare un diritto e se sarò eletto al Pirellone mi farò ancor più difensore dei diritti del malato”.

Che ricordo ha di Piergiorgio Welby?

“La prima cosa che ricordo di lui è la grande personalità che riusciva a far trasparire anche da quel letto di sofferenza. Solitamente è il medico che trasmette una certa soggezione al paziente, è il medico che dà quell’impressione di avere la situazione in mano. Ecco, quella volta per me non è stato così”.

A Welby furono negati i funerali cattolici. Come prese la notizia?

“Con enorme dispiacere perché la cosa toccò moltissimo la moglie di Piergiorgio. Quella volta fu confermata una volta di più la grande ipocrisia della Chiesa Cattolica che a Welby rifiutò i funerali cattolici mentre a Wojtyla riconobbe l’atto della beatificazione, dimenticandosi che lo stesso Papa anni prima rifiutò ogni tipo di cura per quelle malattie che poi lo portarono alla morte”.

I due casi si possono paragonare?

“Certamente. Con la differenza che Welby le cure le ha portate avanti per anni, salvo poi chiedere di interrompere un accanimento terapeutico che era diventato inutile mentre Wojtyla le cure che l’avrebbero potuto tenere in vita più a lungo non le ha mai volute iniziare”.

Dottor Riccio, un’ultima domanda. Cosa significa per lei morire con dignità?

“Morire con dignità significa morire senza sofferenza, senza perdere la stima di se stessi. Oggi spesso si muore dopo lunghe cure che portano ad una sofferenza incredibile: dobbiamo ricordarci che la sofferenza non è un valore e chi sceglie di morire senza di essa va rispettato”.

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