Allarme cgil

Cittadinanza agli stranieri 6mila in attesa a Bergamo Iter a passo di lumaca

Tempi lunghi per i cittadini stranieri che vogliono ottenere la cittadinanza italiana: secondo la Questura sono 6mila le pratiche in attesa, 1.400 quelle arrivate nel solo 2012.

“Sono in Italia da 24 anni: partecipo alla vita del paese dove vivo, pago regolarmente le tasse e mi informo su quello che succede ma non avendo la possibilità di votare non posso esprimere la mia opinione su questioni importanti e partecipare a cambiamenti concreti”.

Khalid è arrivato nel nostro Paese dal Marocco nel 1988 ma, nell’attesa di ottenere la cittadinanza, perde in continuazione occasioni e diritti. E oltre alla sua domanda, secondo dati della Questura, a Bergamo ce ne sono altre 6mila in attesa, di cui 1.400 arrivate nel solo 2012. Un fenomeno che a Bergamo, quinta provincia italiana per immigrazione dopo Roma, Milano, Napoli e Brescia, è destinato ad assumere sempre più rilevanza.

Anche una volta maturato il diritto restano lunghissimi i tempi per l’ottenimento del provvedimento formale di cittadinanza e i ritardi nell’evadere le pratiche si ripercuotono molto negativamente sulla vita degli immigrati che si vedono negare la possibilità di votare, di partecipare a concorsi pubblici, di accedere a borse di studio. E a volte anche il semplice tesseramento di un ragazzo nelle squadre di calcio locali può risultare difficoltoso.

“Un ritardo dovuto da un lato ai doverosi accertamenti di ordine pubblico sull’aspirante cittadino – ha sottolineato Orazio Amboni, responsabile del Dipartimento Immigrazione della Cgil di Bergamo – ma dall’altro bisogna evidenziare come a svolgere questo delicato lavoro in Questura ci sia solo una persona, da qualche settimana due”.

Le lunghe attese per l’ottenimento della cittadinanza, poi, stanno alimentando un nuovo fenomeno, quello delle diffide scritte. Sono molti gli immigrati che si rivolgono ad un avvocato, arrivando a pagare fino a 900 euro, perché venga inviata una diffida scritta che acceleri i tempi per la conclusione dell’iter.

Quello che i cittadini stranieri ci segnalano è soprattutto la mancanza di risposta – ha sottolineato Chiara Benedetti dell’Ufficio Diritti della Cgil di Bergamo – Non c’è modo di sapere né se si otterrà la cittadinanza né a quale punto dell’iter si trovi la propria pratica. Il problema vero è che le situazioni familiari rispetto a quando l’aspirante cittadino ha presentato la domanda mutano e tra Ministero dell’interno, questura e prefettura c’è spesso una sorta di scarica barile”.

“Sento che mi stanno negando un diritto, quello di partecipare attivamente – è la reazione di Cheikh Tidiane Seck, cittadino senegalese in Italia dal 1990 – Sono in Italia da 20 anni e devo aspettarne altri 5 o 6 per avere la cittadinanza: sono ritardi enormi, così come lo sono le conseguenze per noi e per i nostri figli”.

Ma c’è anche chi la cittadinanza se l’è vista sfumare per un solo mese. È il caso di Anna-Mari Trlin, origini jugoslave, che, diventata maggiorenne nel 2009, ha perso la cittadinanza perché i tempi di rilascio sono stati troppo lunghi e paradossalmente è l’unica extracomunitaria della sua famiglia. Nelle sue parole, oggi, lascia trasparire delusione e anche un po’ di rabbia: “Al giorno d’oggi non so nemmeno se la vorrei la cittadinanza perché mi sento trattata da cittadina di seconda classe”.

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