Salute
Tumore alla mammella: diagnosi mini invasiva con la biopsia mammaria
I casi di tumore alla mammella sono in aumento ed è ormai provato che la diagnosi precoce migliora nettamente la prognosi di vita. A volte questa patologia si manifesta con la presenza di noduli o micro calcificazioni non palpabili né visibili con l’ecografia, ma solo con la mammografia (20-30% dei casi). Rubrica Salute a cura della Clinica Castelli.
A cura di Clinica Castelli
I casi di tumore alla mammella sono in aumento ed è ormai provato che la diagnosi precoce migliora nettamente la prognosi di vita. A volte questa patologia si manifesta con la presenza di noduli o micro calcificazioni non palpabili né visibili con l’ecografia, ma solo con la mammografia (20-30% dei casi). In questo caso, tali lesioni devono essere analizzate ed eventualmente ago-aspirate, oppure sottoposte a biopsia sotto guida stereotassica. La VABB (Vacuum Assisted Breast Biopsy), sistema elettronico computerizzato all’avanguardia, permette una procedura diagnostica, alternativa alla biopsia chirurgica, in grado di effettuare prelievi citologici, istologici e centratura delle lesioni non palpabili della mammella agendo, quindi, in maniera mini invasiva. Si tratta di un esame condotto ambulatorialmente che consiste nel prelevare campioni di tessuto mammario, in corrispondenza della lesione sospetta visibile solamente con mammografia (ad esempio micro calcificazioni), che successivamente vengono sottoposti ad esame istologico. La paziente viene posizionata prona sul lettino, con la mammella che scende attraverso un apposito foro collegato ad un tavolo dotato di tubo radiogeno, che permette l’identificazione mammografica delle lesioni, e di un sofisticato sistema elettronico in stereotassi che localizza le lesioni stesse ad alta precisone. Previa anestesia locale e piccola incisione cutanea, si introduce nella mammella l’ago, spesso pochi millimetri, e si esegue il prelievo a 360° senza mai farlo uscire dal tessuto. Mediante un sistema di aspirazione (VABB), si trasportano 12 campioni di tessuto all’interno di un contenitore sterile.
Dopo l’asportazione dei campioni, sempre con l’impiego della radiografia, si verifica che le micro calcificazioni siano state eliminate. A questo punto, i campioni prelevati e radiografati permettono all’anatomo-patologo di raggiungere un’accuratezza diagnostica pressoché totale. A seguito del prelievo, inoltre, è possibile lasciare, nell’area della mammella interessata dall’analisi, una clip metallica amagnetica che, in caso di lesione benigna, consente di monitorare la zona nei successivi controlli; e, in caso di lesione maligna, di centrare con esattezza la lesione da asportare durante l’intervento chirurgico. L’esame dura dai 20 ai 60 minuti massimo e la paziente, senza punti né cicatrici, dopo un tempo minimo di osservazione di circa 1 ora, può tornare a casa in attesa dell’esito istologico. “Questa metodica – spiega la Dr.ssa Elena Fengoni, Radiologa dell’équipe di Senologia di Clinica Castelli – spesso alternativa alla biopsia chirurgica, permette, nei casi di benignità, di evitare un intervento chirurgico a solo scopo diagnostico, con conseguenti vantaggi per la paziente sia dal punto psicologico sia estetico. Nei casi di malignità, invece, consente la tipizzazione morfologica e biologica preoperatoria della neoplasia, utile sia nei casi indirizzati al trattamento chirurgico sia in quelli che non possono giovarsi della terapia chirurgica, almeno in prima istanza: in tal modo, la programmazione terapeutica avverrà su basi più affidabili. Grazie alla VABB, di cui la Clinica si è dotata per prima a Bergamo, l’intervento chirurgico vero e proprio viene limitato ai soli casi strettamente necessari”.

