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Pagamenti a 30 giorni Armati: "Per i Comuni sarà di fatto impossibile" - BergamoNews
Pubblica amministrazione

Pagamenti a 30 giorni Armati: “Per i Comuni sarà di fatto impossibile”

Claudio Armati, presidente dell'Associazione Comuni bergamaschi, spiega perché sarà difficile che le pubbliche amministrazioni possano pagare a 30 giorni i fornitori.

Scuote la testa, alza gli occhi al cielo, come a dire – con i gesti prima che con le parole – che quel decreto legislativo è inapplicabile. Claudio Armati, 70 anni, l’amministrazione pubblica la conosce benissimo essendo stato più volte sindaco di Ponteranica – oggi è presidente dell’Associazione Comuni Bergamasci – e sa che le nuove regole introdotte dal Decreto legislativo 192/2012 (che prevedono per la Pubblica Amministrazione l’obbligo del pagamento a 30 giorni su tutte le transazioni commerciali concluse da inizio 2013) sono "difficilmente attuabili".

Per chi ritarda ci scatteranno interessi automatici al 10 per cento. Mentre sono previste delle deroghe: in particolare per Asl, ospedali e imprese pubbliche che possono portare a 60 giorni il termine massimo.

"Sono norme che allineano il nostro Paese ad altri Stati europei – spiega Armati – ma che diventano molte volte inapplicabili, in particolare con il rispetto dei vincoli del patto di stabilità. Per le pubbliche amministrazioni sarà difficile, anzi praticamente impossibile, rispettare quella legge. Bisogna poi tener presente che una norma italiana che esige il pagamento a 60 giorni c’è già, è poco attuata da quasi tutti i Comuni italiani, ma c’è".

Quali scenari prevede?

"Le pubbliche amministrazioni e le imprese troveranno degli accomodamenti. Da una parte avremo molti Comuni già compressi dal patto di stabilità, tra le altre cose anche comuni di piccole dimensioni sotto i cinquemila abitanti, e dall’altra avremo imprese che necessitano di lavoro".

Non è ben chiaro nemmeno se i pagamenti a 60 giorni interesseranno anche i lavori pubblici.

"L’obiettivo che si prefigge la norma è che i Comuni facciano partire le opere pubbliche solamente quando sono certi di pagarle e hanno disponibilità di bilancio – afferma Armati – questa misura ritarderà ulteriormente la realizzazione di opere pubbliche creando un enorme danno alla collettività e all’economia".

C’è una via d’uscita?

"Le pubbliche amministrazioni e le imprese non potranno sottoscrivere degli accordi, così si ricorrerà a un patto di fiducia tra le parti, un po’ come tra gentiluomini – continua Armati – perché non le imprese non ricorrano all’applicazione automatica degli interessi. Quello che è certo è che questa norma renderà più cauti gli interventi delle pubbliche amministrazioni in materia di opere pubbliche, mentre dall’altra le imprese si sobbarcheranno di maggiore cautela per affrontare un’opera pubblica. In sintesi possiamo dire che questa norma provocherà un ritardo che sarà un ulteriore colpo alla necessità di far riparte l’economia sul territorio".

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