Monsignor carrara

“La sbandata di un prete per una donna non credo sia il peccato più grave”

Monsignor Alberto Carrara, delegato vescovile per la Cultura della diocesi di Bergamo, affronta il tema del celibato dei sacerdoti e svela un volto della Chiesa più tollerante. Lontanissima dalle posizioni del parroco di Lerici che è arrivato ad imputare alle donne la colpa dei femminicidi.

“Se posso dire anche una cosa forse un po’ scandalosa: mi sembra che se un prete qualche volta ha delle scantonate non credo che sia il peccato più grave”. Usa il condizionale e riporta tutto nelle debite proporzioni monsignor Alberto Carrara, delegato vescovile alla Cultura della Diocesi di Bergamo.

Mentre la bufera mediatica travolge don Pietro Corsi, in parroco di San Terenzio a Lerici che sulla porta della chiesa ha affisso un manifesto in cui viene data alle donne parte della colpa dei femminicidi, un’intervista a monsignor Carrara rilasciata lo scorso agosto a Più Valli Tv (ecco il video integrale) svela una visione del rapporto tra gli uomini di Chiesa e le donne. Il femminicidio e la violenza sulle donne sono lontanissimi. Don Carrara nell’intervista affronta le debolezze carnali dei preti. L’unica parte che riserva alle donne è stringatissima: “Anche l’altra parte del cielo a volte si dà da fare” e ben relegata nell’ambito dell’innamoramento.

Quella “debolezza” a cui i sacerdoti non sono immuni. “Che un prete si possa prima o poi innamorare è normale, che una donna si possa innamorare del prete è normale. Non direi che bisogna farci sopra una malattia, nel senso che va gestita, va superata. Se posso dire anche una cosa un po’ scandalosa forse: mi sembra anche che se prete qualche volta ha delle scantonate non credo che sia il peccato più grave”.

Quindi perdonabile? Chiede il giornalista. E monsignor Carrara risponde: “Sì”. Anche se subito aggiunge: “Ho parlato di scantonate, quindi di una debolezza. Ciò significa che il prete è capace di ammetterla a se stesso e chiede perdono”. E ancora: “Qualsiasi peccato può essere perdonato, ma non si deve ripetere”.

Da buon pastore monsignor Carrara non svela se e quanti sacerdoti si sono rivolti a lui per chiedere perdono per certe debolezze, anche se non batte in ritirata sul tema: “Io sono convinto che se un prete ha dei buoni rapporti con un suo consigliere spirituale, con gli amici con cui si può confidare, può benissimo uscirne e tanti preti hanno superato situazioni così. Io dicevo che non è il peccato più grave perché, secondo me, se un prete riesce a riconosce una sua debolezza e ne esce, che cosa è cambiato? Non è crollato il mondo. Certo deve uscirne però, e soprattutto poi deve essere un prete che non vivacchia negli altri aspetti fondamentali della sua vita: deve essere un prete che sa pregare, che sa appassionarsi alla sua attività pastorale, che ama la sua gente, queste sono le cose che contano. Se queste non ci sono, a che cosa serve il celibato?”.

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