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Deaglio: “I giovani? Dopo questa crisi ci sorprenderanno” - BergamoNews
L'intervista

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L’economista Mario Deaglio all’Ubi Banca Popolare di Bergamo per presentare il “XVII Rapporto sull’economia globale e l’Italia” riflette sul futuro dei giovani.

“Ad un giovane, e ne vedo parecchi in Università, chiederei di guardarsi onestamente allo specchio, una volta compreso che cosa sa fare lo spronerei a lanciarsi coraggiosamente, con determinazione verso l’obiettivo che intende raggiungere. Sono convinto che dopo questa crisi, i giovani ci sorprenderanno, siamo noi che spesso dimentichiamo le loro potenzialità di adattamento”. Mario Deaglio, docente di Economia internazionale all’Università di Torino intervenendo alla sede della Banca Popolare di Bergamo per presentare il “XVII Rapporto sull’economia globale e l’Italia” dal titolo "Sull’asse di equilibrio" del Centro di ricerca e Documentazione Luigi Einaudi, riflette con Bergamonews.it sul futuro dei giovani.

È ottimista per il futuro dei giovani?

“Spesso si trascura che il 30/40% dei lavori non è stato ancora inventato. Io stesso incontro i miei ex studenti che hanno saputo inventarsi una professione, hanno creato dal nulla società e lavori impensabili, dando a loro volta lavoro ad altre persone. La tecnologia, le nuove scoperte e lo spirito di adattamento dei giovani ci sorprenderà”.

Che cosa dobbiamo aspettarci a breve?

“Sono convinto che il peggio sia alle spalle. Credo nelle parole del ministro Grilli, avremo delle leggere riprese per il prossimo anno. Certo se guardo la situazione politica, spero che i sacrifici che hanno compiuto gli italiani nell’ultimo anno non vengano vanificati”.

C’è questo rischio?

“Ci sono due precedenti: in Irlanda e in Portogallo, due Paesi che erano messi peggio di noi. Il governo aveva firmato un patto severo per uscire dalla crisi, poi sono andati alle elezioni e ha vinto l’opposizione che aveva osteggiato l’azione di governo. Tempo quindici giorni e si sono dovuti ricredere. Non c’erano altre alternative. Sarà così anche per l’Italia, inutile promettere ciò che non sarà possibile. Nell’ultimo anno sono chiesti sacrifici ai cittadini, ma come Stato siamo tornati ad essere credibili e a fine anno raggiungeremo il pareggio di bilancio. Mi creda: non è poco”.

Non crede che di fronte ai pesanti sacrifici chiesti a cittadini ed imprese, sarebbe stato utile che i circa 270 miliardi elargiti dalla Banca Centrale Europea alle banche italiane andassero alle imprese per far ripartire l’economia?

“No. Abbiamo agito bene. Non si deve dimenticare che tra luglio e dicembre 2011 abbiamo perso investimenti stranieri per circa 400 miliardi di euro. E la pressione era tale che prima dovevamo aiutare le banche a rafforzarsi e ritirare parte del debito pubblico che è altissimo. Una volta stabilizzato il quadro economico, ora possiamo ripartire”.

È merito di queste operazioni se oggi lo spread è sceso sotto quota 300?

“Sì, ed è una notizia che non può che fare bene alla nostra economia. Significa che la pressione potrà allentarsi un po’, anche se dobbiamo continuare sulla strada intrapresa del risanamento dei conti pubblici”.

Ci ha abituato ad ampi orizzonti. Che cosa dobbiamo aspettarci nel lungo periodo?

“Credo che l’Europa debba fare uno sforzo e ripensare il proprio ruolo. Tra quindici anni potrebbe essere la Svizzera del mondo, fare poche cose e bene. La Svizzera fa finanza, orologi, armi e medicine oltre ad essere uno Stato dove i diritti umani vengono rispettati. Così l’Europa potrebbe ritagliarsi nel quadro mondiale quel ruolo, senza produrre armi naturalmente anche se dovrà essere messa in grado di difendersi. L’altra via è una decrescita felice, spostare alcuni valori. Fra quindici anni può darsi che ciò che oggi riteniamo indispensabile non lo sia più. E magari le code sull’A4 tra Bergamo e Milano diventino un vecchio ricordo. Dipende molto dalle scelte che farà l’Europa. Anche se credo che dai giovani venga una spinta che spesso sottovalutiamo. In questi quattro, cinque anni di crisi le nuove generazioni hanno imparato moltissimo, hanno dovuto affrontare e affrontano tutt’oggi la difficoltà di trovare un lavoro o di valorizzare il loro sapere. I giovani hanno imparato molto, dopo questa crisi sapranno sorprenderci”.

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