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Elezioni usa

La “normalità” dell’America che ha votato l’uomo più potente del mondo fotogallery

Roberto Mazzola, studente universitario di Bergamo che pochi mesi fa era negli States, legge a modo suo le elezioni americane, non tanto la vittoria di Obama o la sconfitta di Romney quanto la "normalità" delle reazioni in Usa. E su questa sente i commenti di alcuni amici che ha conosciuto da quelle parti.

Roberto Mazzola, studente universitario di Bergamo che pochi mesi fa era negli States, legge a modo suo le elezioni americane, non tanto la vittoria di Obama o la sconfitta di Romney quanto la "normalità" delle reazioni in Usa. E su questa sente i commenti di alcuni amici che ha conosciuto da quelle parti.

 

"Ora è tempo di tornare alla vita normale". E’ disarmante il commento più comune che si ottiene dagli amici americani riguardo alle elezioni appena passate.

E’ vero, hanno ragione: le urne sono state chiuse, i voti contati, il presidente è stato eletto. Lo sfidante ha ammesso la sconfitta e ha augurato buon lavoro al vincitore. Stop. Ora si può, e si deve, ricominciare la vita di tutti i giorni.

Ma allora perché mi stupisco di una risposta tanto semplice? Dopo un anno trascorso in Colorado, il pragmatismo statunitense riesce ancora a stupirmi.

Provate a confrontare i principali quotidiani online italiani con il New York Times, oggi e nei prossimi giorni. O anche i telegiornali. Sembra che le elezioni si siano tenute in Italia, e non dall’altra parte del mondo. Abbiamo articoli delle firme più conosciute, approfondimenti, commenti, mappe, foto, video e quant’altro.

Sui media americani è ovviamente dato largo spazio alla "Obama’s night", ma sono in primissimo piano anche le notizie sulle proteste in India, sui massacri in Siria, sulla crisi europea.

Noi italiani, abituati alla politica di casa nostra, in tempo di elezioni fermiamo il mondo. La gara a chi grida più forte si trascina ribollente per giorni e giorni dopo l’"election day" di turno, e non esistono quasi mai sconfitti. Vallo a spiegare agli amici di Seattle, di Columbus, di Los Angeles.

Loro non solo hanno votato per eleggere uno degli uomini più potenti al mondo. Con le elezioni che portano alla Casa Bianca, hanno partecipato anche a referendum che forse in Italia non vedremo mai. Quindi sì, Obama è stato riconfermato, ma i cittadini dei vari stati si sono espressi anche su matrimoni gay, finanziamenti all’aborto, pena di morte, uso "ricreativo" della marijuana.

Cerco di immaginare questi referendum in Italia, e già vedo politici ed esperti litigare per mesi in tv.

Non che negli USA funzioni per forza tutto meglio: tutti ricordano che alle presidenziali del 2000 si arrivò al riconteggio. Il rischio è sembrato esserci anche stanotte, quando i primi risultati davano perfetta parità tra gli sfidanti.

E anche se il presidente Obama alla fine ha superato abbondantemente i voti elettorali necessari per la vittoria, i Repubblicani hanno mantenuto il controllo della Camera.

"Ecco qualcosa che probabilmente funziona meglio da voi" mi dice Kevin Ogle, matematico dell’Università di Princeton : "In Italia la maggioranza, per quanto risicata, si ha in tutto il Parlamento: come potrà Obama mantenere le sue promesse –ha proseguito il giovane- se avrà contro metà del Congresso?".

"Sì, tutti ripetono che il presidente dovrà faticare molto per non risultare la più grande disillusione americana del secolo" mi ha confermato a caldo Andrew Moller, psicologo di Denver, "ma il fatto che venisse rieletto era praticamente scontato".

Cioè? "Dai, lo sanno tutti che da decenni gli elettori concedono otto anni di governo ai partiti. E’ innegabile che la vittoria dei Repubblicani sarebbe stata davvero improbabile" mi dice con naturalezza.

E ora? Dopo mesi di campagna elettorale, di miliardi spesi, di comizi, di convention, cosa succederà? "Abbiamo un vincitore, lui farà il suo lavoro e noi il nostro" è la risposta che tutti danno.

E lo sconfitto Mitt Romney? "Ha perso, tornerà alla sua vita privata" mi dice Aaron Carey, medico ed ex compagno di università.

Ah, non resta in politica? "Beh no, ha perso, e i politici che perdono non fanno i politici".

Ovvio. Non è stupendo?

Roberto Mazzola

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