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Nuovo ospedale: presidio di protesta dei creditori

Il giorno della protesta è arrivato: stamattina dalle 8.30, le piccole imprese che hanno effettuato dei lavori per il nuovo ospedale di Bergamo e che non sono state pagate, mostrano la faccia e i macchinari e fanno sentire la loro voce con una settantina di mezzi. In tutto sono 140 persone in rappresentanza di 24 ditte aderenti alla Lia

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Il giorno della protesta è arrivato: stamattina, lunedì, dalle 8.30, le piccole imprese che hanno effettuato dei lavori per il nuovo ospedale di Bergamo e che non sono state pagate, mostrano la faccia e i macchinari e fanno sentire la loro voce con una settantina di mezzi. In tutto sono 140 persone in rappresentanza di 24 ditte aderenti alla Lia (Liberi Imprenditori Associati).

"Non vogliamo impedire l’apertura dell’ospedale – spiega il presidente Marco Amigoni -. Sarebbe una mossa stupida dal momento che siamo stati noi stessi a costruirlo. Vogliamo solo portare l’attenzione al nostro problema”.

E il problema è presto riassunto: “Far sapere che non sono ancora arrivati quei soldi che ci siamo guadagnati. Sono state pagate in toto le aziende appaltatrici, senza pensare alla piccole e alle medie imprese. E c’è chi sta ancora lavorando, mentre altri hanno finito da tempo e qualcuno è pure fallito”.

La Lia ce l’ha con l’azienda ospedaliera contro cui è stato presentato un esposto alla Guardia di Finanza per denunciare l’incertezza del credito e il mancato rispetto della legge che regola gli appalti. Secondo il sindacato infatti i Riuniti hanno pagato in toto gli appaltatori senza avere la certezza che quest’ultimi avessero saldati i conti con i subappaltatori così come impone la legge. Il risultato è che decine di piccole aziende si ritrovano sull’orlo del fallimento per non aver riscosso i soldi dalla Dec, a cui però l’ospedale ha pagato tutto il dovuto. Proprio per questo motivo è stato vanificato lo spiraglio della cessione del credito, ipotesi prima percorsa da imprenditori e ospedale, poi abbandonata “perché si sono resi conto di aver pagato interamente Dec. Ad oggi le imprese fallite sono 19, le aziende creditrici danno lavoro a più di tremila operai”.

Una delle conseguenze di questa situazione sono i problemi relativi alle certificazioni. “Molte imprese non possono certificare un lavoro fatto perché un terzo ci ha messo le mani – continua Amigoni -. Come ci si può prendere la responsabilità di dare un via libera a un’opera conclusa da qualcun altro?”

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Commenti

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  1. Scritto da Vito

    Ho visto anche una bara vera.

  2. Scritto da albi

    Solidarieta’ con queste piccole imprese!Purtroppo il fatto che l’appaltatore venga saldato,prima di richiedere anche ai subappaltatori se vengono saldati,e’quasi una regola.E’ illegittimo,ma….si fa.chissenefrega poi se il piccolo subappaltatore poi fallisce….