BergamoNews.it - Bergamonews notizie in tempo reale da tutta Bergamo e provincia: cronaca, politica, eventi, sport ...

Poliedrica Beth Hart: tanti stili in un disco E poi… che gran voce

"Bang Bang Boom Boom Boom" è l'ottavo album della cantante non troppo conosciuta e per Brother Giober merita quattro stelle o forse più. Anche per la varietà degli stili oltre che per la voce paragonata a quella delle star della musica, protagoniste della play list.

Giudizio:

* era meglio risparmiare i soldi e andare al cinema

** se non ho proprio altro da ascoltare…

*** niente male!

**** da tempo non sentivo niente del genere

***** aiuto! Non mi esce più dalla testa

 

 

ARTISTA : Beth Hart

TITOLO: Bang Bang Boom Boom Boom

GIUDIZIO: ****

Beth Hart non è più giovanissima, quanto meno artisticamente, avendo oramai superato la quarantina. Né ha mai avuto grande successo, salvo una piccola parentesi a fine degli anni 90, quando una sua composizione, intitolata LA Song (Out of this Time), ebbe un certo successo quale brano della colonna sonora di uno degli episodi della serie di telefilm Beverly Hills 90210.

Beth è un prodotto dei talent show avendone vinto uno nel 1993. Leggendo qua e là, alcuni articoli sulla sua vita ho appreso che esce da un lungo periodo di depressione conseguenza della sua incapacità a fronteggiare la popolarità e la pressione del music business.

Per quello che mi riguarda l’ho sentita la prima volta qualche mese fa in un disco inciso con Joe Bonamassa non particolarmente riuscito e quindi presto dimenticato. Sennonché qualche giorno fa a Radio Capital, Mixo (uno dei programmatori) se non erro, raccontava del suo nuovo album solista tessendone le lodi, convincendomi così a scaricarlo immediatamente da I.Tunes, a masterizzarlo e a riporlo nel cd dell’auto.

E da allora non faccio altro che ascoltarlo.

Bang Bang Boom Boom Boom è l’ottavo album in carriera dell’artista, raccoglie undici tracce inedite incise con la supervisione di Kevin Shirley ed è uscito nei negozi il 9 ottobre.

Non mi è facile descrivere e definire il genere musicale poiché all’interno del lavoro convivono il blues, il soul, la musica delle grandi orchestre degli anni ’30 e ’40. Volendo sintetizzare potremmo definire il tutto “pop”, ma non nel senso meno nobile del termine quanto in quello di un melange di vari stili tutti attinti dalla tradizione della canzone popolare.

Ogni brano contenuto nella raccolta è di livello superiore alla media mentre per alcuni si può parlare di eccellenza. Anche laddove la singola composizione non sembra ispirata al pari delle altre soccorre la voce dell’artista che evidenzia sfumature differenti ma sempre perfettamente a tono.

È così che a volte è possibile riscontrare affinità con le doti interpretative di Annie Lennox, o di Alyson Moyet, di Etta James o di Adele.

Non una voce particolarmente originale, ma senz’altro una grande voce.

Insomma se non sono ancora stato abbastanza esplicito siamo alla presenza di album molto bello e interpretato magnificamente. Se un neo c’è, forse risiede nel continuo cambiamento di atmosfere da un brano all’altro che se da un lato enfatizza le capacità dell’artista, dall’altro toglie un po’ di omogeneità all’insieme che rischia di essere dispersivo. Ma trattasi di un difetto piccolo, molto piccolo.

Il disco apre con Baddest Blues: intro pianistico per una canzone che sa si di blues ma che ricorda molto da vicino anche alcune pop songs che hanno avuto molto successo come colonne sonore dei film di James Bond. Ad ogni modo il ritornello è da brividi e la performance canora assolutamente straordinaria. Forse Beth “adeleggia” un po’ troppo ma il risultato finale è veramente di alto livello ed alla fine si rimane senza parole.

Cambio totale di atmosfera per il successivo brano che dà il titolo al lavoro, Bang Bang Boom Boom Boom.  Si tratta di una sorta di filastrocca, una marcia che però ti resta in mente subito per non abbandonarti più. Anche in questo caso il livello è assai elevato. Basta non curarsi del testo che è veramente poca cosa. Ma non le si chiede di essere anche Dylan….

Better man è puro pop, una canzone d’amore con un arrangiamento un po’ troppo carico, ma la differenza la fa ancora l’interpretazione canora. Comunque anche il refrain non è niente male. Io ho trovato, in questa canzone, molte analogie con la voce degli Yazoo, Alison Moyet.

Caught Out in the Rain, è il primo dei capolavori di questo disco. L’inizio è soffuso, con gli strumenti in sottofondo e Beth che vocalizza, sino a che la voce viene in primo piano e parte un blues di straordinaria intensità, scandito dal ritmo rallentato del rullante e da una chitarra per niente rassicurante. L’assolo nel mezzo del brano è da applausi e la distanza tra Beth e la divina Etta James è poca cosa. Anche in questo caso al termine del brano si resta stupiti. Il mio consiglio è di ascoltarlo a luci spente e al massimo volume.

Altro cambio di atmosfera e altro capolavoro: la successiva Swing My Thing Back Around ci riporta alla musica delle big band degli anni passati, Count Basie o Gil Evans e dintorni, tanto per intenderci. Qui la voce perde ogni drammaticità adattandosi perfettamente al suono dell’orchestra e vi sembrerà di vederla cantare mentre scende da una lunga scalinata, affascinante e fasciata in un lungo abito. Classe allo stato puro e musica da perdere la testa se amate il jazz delle grandi orchestre.

With You Everyday è una bella ballata, lenta e avvolgente, molto pop, nobilitata da un’interpretazione ancora una volta riuscita. Per cuori teneri.

Thru the Window of My Mind è un brano sulla falsariga di quello precedente. Ancora una volta il riferimento è Adele però bisogna anche saperla imitare bene se non si vuole essere patetici e Beth non lo è senz’altro. “Pure pop for people now”, ma che classe!

Spirit of God è rhythm ‘n’ blues allo stato puro, con i fiati tipicamente Stax. Il brano è allegro e trascinante ed il riferimento che per primo mi viene in mente è quello di Aretha Franklin. Stessa forza travolgente e stessa negritudine (anche se Beth è bianca). Con questo brano non riuscirete a tenere il piede fermo.

There in Your Heart è ancora blues anche se un po’ annacquato con alcune sonorità più pop. Alla fine forse il brano meno solido della raccolta.

The Ugliest House on the Block ha ritmo saltellante, è solare, quasi reggae, con un organo hammond in sottofondo e una chitarra acustica in primo piano che donano leggerezza al pezzo. Anche il cantato si adatta perfettamente all’atmosfera. Terminato l’ascolto vi sentirete leggeri come piume.

Everything Must Change (ma quante sono le canzoni intitolate così!) termina l’album. Una ballata romantica, forse troppo, ma con una melodia riuscita e un arrangiamento, un po’ troppo pesante, ma tutto sommato azzeccato.

Gran bel disco, senza grandi messaggi, forse senza pretese, ma zeppo di grandi canzoni, interpretate da una cantante di enormi capacità . Quattro stelle più che meritate. Forse anche quattro e mezzo, ma meglio essere un po’ prudenti di questi tempi…. anche nella musica.

Brother Giober

SE NON TI BASTA ASCOLTA ANCHE:

Annie Lennox – Medusa

Etta James – The Dreamer

Amy Macdonald – This is the Life

ALTRO (dischi dimenticati, nascosti e meritevoli di menzione, oppure no)

Crosby Stills & Nash – 2012 (live) ***1/2 Che dire…. Bello, classe a tonnellate. Le canzoni sono sempre le stesse ma i “nostri” a settant’anni dimostrano di essere ancora in grande forma. Sia musicalmente che vocalmente le performances sono tutte di grande livello. Spicca, in particolare, una grande versione di Carry On, ma se ascolterete Helplessly Hoping non potrete non rimanere estasiati di fronte a voci ancora così belle. E la nostalgia non c’entra nulla…

Peppe Servillo & Solis String Quartet – Spassiunatamente ***1/2 Se vi piace la musica napoletana non fatevi sfuggire questo bell’omaggio del cantate dei grandi Avion Travel. Aiutato dai Solis, Servillo ci regala alcuni grandi brani della tradizione napoletana resi una volta tanto senza quella cialtroneria che purtroppo ha caratterizzato, negativamente, molti tributi (si fa per dire) del passato.

Barry White – An Eveninig with Barry White ***1/2 Ai tempi della “disco” ebbe un grande successo e questo bastò a targarlo al pari di tanti altri artisti di plastica. In realtà il nostro caro “vocione” era un ‘artista con i fiocchi e un compositore eccellente. Questo vecchio disco dal vivo, ancora disponibile sia nei negozi specializzati che su ITunes è li a dimostrarlo. I successi ci sono tutti così come l’immancabile versione di Just the Way You Are di Billy Joel. Che dire: grande disco. E basta.

PLAY LIST: Voci

Adele – Turning Tables

Annie Lennox – Why

Dusty Springfield – You Don’t Have to Say You Love Me

Alison Moyet – The Ole Devil Called Love

Mina – Città Vuota

Ruthie Foster – You don’t Miss Your Water

Aretha Franklin – Don’t Play that Song

Dinah Washington – What a Difference a Day made

Ella Fitzgerald – Summertime

Whitney Houston – Million Dollar Bill

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di BergamoNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

  1. Scritto da samira

    questo articolo sembra un po una presa in giro,paragonarla ad Adele…..e cosa c’entra BOB DYLAN? ognuno ha iol suo stile il bello èquello,e l’album con joe è bellissimo e i veri intenditori lo hanno apprezzato…chi ha scritto questo articolo sembra voler solo fare il so tutto io senza saper distinguere un vero talento…mah

  2. Scritto da Mario

    Anche per me l’album con Joe Bonamassa è tutt’altro che scadente : avevo ascoltato tutte le altre voci femminili sopra citate ma per me Beth è un’altra cosa !
    In ” Don’t explain ” ci sono 3/4 brani destinati a restare nella storia,
    splendido il contrasto con la chitarra di Joe.

  3. Scritto da Antonio

    Concordo sul giudizio del lavoro di Beth Hart anche se sono in totale disaccordo sulla qualità di Don’t explain e soprattutto sul preteso riferimento ad Adele. Beth Hart è molto più vecchia artisticamente e non mi pare proprio che abbia modificato il suo stile negli ultimi lavori prodotti. Casomai sarà Adele che potrebbe essersi riferita a Beth Hart. Bisognerebbe ascoltare l’intera sua produzione prima di spendere questi giudizi.