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“Io e te”, Bertolucci firma una storia intimista di due giovani solitudini

Difficile parlare di questo film senza pensare che il regista é Bernardo Bertolucci. Un maestro assoluto del Cinema Italiano. La storia é tratta da un romanzo di Niccolò Ammaniti che sembra fatta apposta per le profonde descrizioni cinematografiche dedicate ai giovani.

Difficile parlare di questo film senza pensare che il regista é Bernardo Bertolucci. Un maestro assoluto del Cinema Italiano. La storia é tratta da un romanzo di Niccolò Ammaniti che sembra fatta apposta per le profonde descrizioni cinematografiche dedicate ai giovani, argomento molto amato dal regista. Lorenzo é un ragazzo come tanti, immerso nella sua comunicazione al contrario. Pc, cellulare, internet, insomma tutto quello che serve per collegarsi al mondo ma all’adolescente della vita circostante sembra importargliene gran poco. L’occasione per fuggire a pochi passi dalla propria stanza di casa é una gita scolastica. La cantina al posto della neve, con la scorta di cibo stampata esattamente su ogni brufolo del viso, pelle giovanissima piena di incertezze e di inesperienza.

É tutto perfetto ma arriva la sorellastra, Olivia, a sconvolgere i piani di una bella settimana tra solitudine e musica, lontano dalla mamma apprensiva e nello stesso tempo distratta. I due non si conoscono e non si conosceranno tranne scoprire che l’uno é un solitario apparentemente soddisfatto e l’altra un’artista tossica. Che dire, si aspetta, si aspetta che accada qualcosa, che scoppi una piccola emozione, che la trama esca dalla scontata retorica, che si evada da Noi i Ragazzi dello Zoo di Berlino ma anche dalla cantina nascondiglio di un Abatantuono senza soldi e senza vergogna de Mari del Sud. Una sceneggiatura scritta a quattro cervelli meritava senza dubbio qualche spunto in più. E invece succede poco tranne scene di astinenza dalla droga e di presenza delirante da musica, bellissima tra le altre cose.

La cantina via via diventa una prigione più che un nascondiglio e la finestrella rappresenta un po’ di libertà per qualche raggio di luce che entra nel buio di un film che non riesce a trasmettere il disagio della situazione dei due ragazzi tranne che nelle evidenti ma un po’ scontate situazioni personali. Applausi per una bella fotografia e una buonissima prova recitativa dei debuttanti Jacopo Olmo Antinori e della "siciliana" Tea Falco, diretti con l’indiscutibile arte e la crudele dolcezza di Bertolucci che esalta la purezza dei due volti avvolti nella fragilità della vita che aspetta appena un passo più in là. Certo, il regista parmense é legato, colpito e innamorato degli anni settanta e la lente d’ingrandimento sulla contemporaneità é ancora quella ma sulla capacità di essere onestamente chiari, di presentare senza filtri artificiali la storia del film e di evitare accuratamente la schizofrenia dei registi di ultima generazione, non c’è alcun dubbio sulla straordinarietà di Bertolucci. La perla del film é la ballata di David Bowie dove i fratellastri diventano fratelli, ragazzo solo, ragazza sola. I personaggi protagonisti sono così poco interessanti che vien quasi voglia di lasciarli reclusi in cantina, di non consegnarli alla vita di tutti giorni. Non apporterebbero quasi nulla di più e di meglio. Si può capire quasi tutto dalla prima frase del ragazzo: "normale significa normale, cioè niente". Appunto.

Voto: 6

Attualmente in visione: S.Marco Bergamo, Cinestar Cortenuova, Ariston Treviglio, Iride Vega Costa Volpino.

Pap

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