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Abbandonare il progetto Montelungo? Preoccupante segnale di miopia

Parte da lontano ma non troppo, l’ex assessore Enrico Fusi, ora consigliere della Lista Bruni, per arrivare a dare un monito anche e soprattutto agli ex compagni di maggioranza che sembrano voler abbandonare l’impostazione definita nel quinquennio 2004-2009.

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Bergamo: senza soldi o senza sogni? Enrico Fusi, che è stato assessore alla Cultura nella giunta di centrosinistra guidata da Roberto Bruni, interviene nel dibattito sul futuro della città ribadendo e riproponendo nonostante (o forse soprattutto) i tempi di crisi, il disegno che ha accarezzato e imbastito nel quinquennio compreso tra il 2004 e il 2009.

Parte da lontano ma non troppo, l’ex assessore, per arrivare a dare un monito anche agli ex compagni di maggioranza che sembrano voler abbandonare quell’impostazione.

Può, e come, questa città riprendere slancio e darsi un ruolo “pesante” mentre il ritornello che il sindaco Tentorio va ripetendo è: non c’è il becco d’un quattrino?

Cominciamo a definire quale ruolo deve avere il Comune.

Quale ruolo?

Il Comune oltre ad amministrare, oltre a gestire l’attività ordinaria, è custode della storia della sua comunità. Dirò di più: un comune capoluogo quale il nostro ha responsabilità che vanno oltre l’ambito territoriale, e che riguardano l’intero territorio bergamasco.

Cosa vuol dire custode della storia di una comunità? Come si custodisce questa storia?

Da sempre il comune è un riferimento per generazioni di cittadini che affidano all’ente pubblico la memoria delle loro vite donando collezioni, beni e affidando interi archivi familiari. L’Accademia Carrara, per citarne una, e in generale tutti i musei, sono il risultatodi donazioni. Di più: l’idea di affidare, custodire, tramandare e far partecipe l’intera comunità penso sia caratteristica peculiare della nostra città.

E questo sguardo all’indietro cosa comporta per il futuro?

Il patrimonio di un Comune è dato chiaramente da beni materiali ma anche da un importante valore immateriale. Pensiamo ad esempio all’amore per la città e all’attenzione per la sua storia che si manifesta nelle numerose iniziative in campo sociale e culturale realizzate grazie alla disponibilità di tanti cittadini animati dalla voglia di dare, di mettere a disposizione le proprie capacità e le proprie conoscenze per tutta la comunità. Tutto questo è un patrimonio prezioso che va salvaguardato e impone al Comune il compito della sua migliore valorizzazione.

Torniamo a bomba: se non ci sono i soldi?

Calma, progettare, disegnare, definire non costa ma lascia spazio al futuro. I cantieri che nella storia ci hanno tramandato quei grandiosi monumenti che popolano le nostre città sono durati ben più di una generazione, e hanno potuto concludersi anche attraversando fasi di arresto in particolari momenti storici, per poi essere portati a termine. Tenere in gestazione anche per anni progetti che necessariamente trascendono l’arco temporale amministrativo consente di mantenere una prospettiva, una strategia di lungo periodo, una visione di sviluppo per tutta la comunità.

Sia più concreto per favore.

Forse un esempio potrà chiarire cosa intendo. La chiesa di sant’Agostino è stata acquistata dal comune ed è rimasta per decenni inutilizzata. Ma c’era; e in quello spazio è stato via via imbastito un piano: molte amministrazioni non hanno potuto intervenire – non c’erano i soldi per farlo – ma intanto quel patrimonio è diventato progetto e adesso è realtà. Idem per il teatro Sociale. Ora sono patrimonio della collettività ma se nessuno avesse sognato, ci avesse ragionato su, ci avesse scommesso, come saremmo oggi?

Quindi lei dice che, anche se non sembrano immediatamente realizzabili, i progetti su alcuni spazi non vanno accantonati, anzi. E chiaramente sta parlando della Montelungo che lei e il sindaco Bruni avevate inserito in un disegno strategico e che oggi qualcuno, più d’uno a dire il vero, vuole abbandonare.

Il progetto della Montelungo è nato per consentire alla città di fare un salto di qualità, con evidente effetto propulsore anche per tutta l’economia bergamasca: al centro c’era la volontà di porre la cultura come fattore di crescita e sviluppo. In una realtà che esprime forti capacità imprenditoriali e di innovazione, tra le più forti del Paese.

Concretamente?

Voleva dire riqualificare una parte importante della città (la parte orientale, dalla Rocca al giardino di Palazzo Moroni, al parco di Sant’Agostino, agli orti, all’Accademia Carrara, al parco Suardi fino al parco Marenzi) e investire a 40 chilometri da Milano: un richiamo impossibile da snobbare. Tutti parlano del Museo Guggenheimdi Bilbao o della Città delle arti e delle scienze di Calatrava a Valencia: e pensi come è cambiata in meglio la vita e l’economia di quei territori anche grazie a quelle scelte. Lo so, ci vuole coraggio sì, vuol dire investire e scommettere sul futuro.

Lei dice: non importa se adesso non ci sono soldi e per un po’ non ce ne saranno, l’importante è avere un percorso, un’idea, un progetto, un sogno. E’ così?

In un’azienda i progetti e i brevetti costituiscono un valore iscritto in bilancio. Questo, in un certo senso, può valere anche per un comune a maggior ragione in un momento difficile come questo. Infatti alcuni progetti forti offrono una prospettiva, una rotta, che, se fatta propria dalla comunità, è in grado di coinvolgere le energie vitali della città quali associazioni, gruppi, enti e cittadini.

Perché?

Perché il progetto deve essere efficacemente comunicato e responsabilizzare tutti. Ciascuno deve fare la propria parte, non solo dal punto di vista economico. Faccio un esempio banale: un pensionatoche ritiene di mettere del tempo a disposizione, può dare questo per la gestione di un museo. E’ una chiamata per tutti: tutti possono dare il proprio contributo e lo possono fare solo se coinvolti, se si sentono protagonisti. Non si tratta solo dei milioni di qualche banca a garantire il successo di un’iniziativa, ma di molto di più si tratta di includere, fare entrare nella partita. E’ il concetto di cittadinanza attiva.

E secondo lei ci sono le basi per proseguire su questa strada?

Io dico che su questo la precedente amministrazione aveva scommesso e voglio sperare che chi della precedente amministrazione era in maggioranza e ora è in minoranza non cambi idea. Sarebbe grave: vorrebbe dire dissipare, privare la città di un progetto che ha un valore. Quella era la rotta sulla quale si era convenuto: diversamente mi sembra che oggi non si sappia dove andare, non c’è più meta.

Ma perché chi sosteneva il suo progetto nella maggioranza di centrosinistra dovrebbe ora rinunciarvi?

Non saprei cosa pensare. Forse è la logica del “meglio un uovo oggi della gallina domani”; voglio sperare che non si tratti di piaggeria verso qualche potere forte.

O perché ritiene che sia più strategica una Galleria d’arte moderna ai magazzini generali?

E chiaro che l’investitore che propone questa iniziativa urbanistica…

L’investitore, scusi, chiamiamolo per nome: Ubi Banca

Per me in questo contesto gioca il ruolo di un normale imprenditore immobiliare, non di una banca… ma riprendiamo il concetto: l’investitore, inserendo la Galleria d’arte moderna nell’operazione, ne trarrebbe un sensibile vantaggio in termini di qualità progettuale. Ritengo invece che non si debba buttare a mare un progetto di ampio respiro per un piatto di lenticchie. Io dico: piuttosto monetizziamo il beneficio che il privato ha e riversiamo il ricavato sul progetto Montelungo.

Rosella del Castello

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Commenti

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  1. Scritto da Redblack

    Il progetto di cui parla Fusi avrebbe consentito di dare un senso ad un percorso di natura,storia e cultura da città alta alla Montelungo . Nessuno nega che le componenti economiche delle città abbiano le loro preferenze o condizionamenti ma il punto è che dall’altra parte deve esserci un’idea che porti benefici alla collettività . Fusi è credibile perché con lui ha ripreso vita,per tutti,il teatro sociale. La nostra città del futuro può avere valore storico ,culturale,economico attraverso il turismo come a Bilbao ma non può , non deve,subire questi cambiamenti, ma,al contrario gestirli rendendo partecipe la collettività e i suoi eredi

  2. Scritto da Redblack

    Il progetto di cui parla Fusi serviva anche a dare un senso al percorso che quella parte di borgo merita,da città alta alla caserma Montelungo un percorso di storia,natura e cultura. Nessuno nega che la componente economica di una città possa dire la sua e condizionare anche ma il punto è che dall’altra parte ci deve essere un progetto che porti benefici alla collettività . Fusi è credibile quando parla di queste cose perché con lui ha ripreso vita il Teatro Sociale,per esempio. La nostra Città nel futuro dovrà per forza avere un ruolo forte tra turismo e cultura ma non può ,non deve subire questi cambiamenti,deve guidarli il più possibile con una idea e una rotta ben precisa.

  3. Scritto da orgoglio bergamasco

    mi unisco a gran voce agli altri lettori che hanno presentato le criticità connesse alla Montelungo:
    1) mancanza di sicurezza per l’illuminazione oscurata dai ponteggi lungo tutto quel lato di strada
    2) rischi per i passanti: le protezioni ad una certa altezza tutelano solo in parte i pedoni…l’intonaco della facciata si stacca anche ad altezze inferiori. Inoltre invito i nostri amministratori a passare li sotto quando piove…. abbiamo le cascate in città!
    3) Si è creata ormai una foresta all’interno e sui tetta della caserma…. per non parlare di tutta la fauna selvatica che vi alloggia!
    CHE BEL BIGLIETTO DA VISITA NEL CUORE DI BERGAMO!

  4. Scritto da F. R.

    Condivido in toto le argomentazioni espresse nell’intervista al sig. Fusi, benché provengano da un’area politica a me completamente estranea. Non so se siano dettate dalla buona o dalla cattiva fede, ma mi pare di potervi riconoscere una validità intrinseca. Soprattutto, apprezzo la visione a lungo termine e la necessità di mantenere fermo l’obiettivo, da tempo condiviso (non è certo un’idea della giunta Bruni, se ne parla da trent’anni), incanalandovi sforzi ed energie. Tuttavia, non so se siamo più in grado di perseguire una politica coerente, senza inseguire il canto ammaliante delle sirene (ovvero le pressioni del tutto legittime, ancorché interessate, dei vari “donatori”).

  5. Scritto da gnam gnam

    Fusi consigliere del Credito Bergamasco, concorrente di UBI Banca…. disinteressato?

  6. Scritto da corpo di pulizia

    è grande è immensa è brutta ed inutile, apritela o buttatela giù.

  7. Scritto da makio

    intanto la casema diventa sempre più pericolante, almeno fatela demolire, visto che è ancora sotto i militari ( impiegando loro prestazione ) hanno mezzi e uomini, togliendo così dal centro quel rudere ammasso di topi

  8. Scritto da Mirko Isnenghi Candidato Sindaco per Bergamo

    Finalmente qualcuno ha compreso quale è il compito di un’amministrazione. Bisogna progettare per un futuro senza il condizionamento degli eventuali sponsor. Questo vele anche per le condizioni alle quali la passata amministrazione spesso rischiava di cadere (si vedano le proposte del Creberg per la Carrara). Un Sindaco deve avere il coraggio di sognare e dal sogno deve nascere il progetto per la Bergamo del futuro, se si ferma agli squallidi calcoli del ragioniere è meglio che continui a fare il ragioniere visto che lo fa bene! Fare il Sindaco, a mio parere, è avere in mente un concetto di città come e su quello, senza condizionamenti, progettare la città.

    1. Scritto da Condizionamenti.?

      É per quello che non frai mai il sindaco. Perché credi a S Lucia. Detto senza offesa chiaramente. E soprattutto senza condizionamenti…

      1. Scritto da Mirko Isnenghi

        Sapessi che bella gioventù ho passato credendo in S. Lucia! In ogni caso meglio sognare una città diversa che farla diventare un mondezzaio. Preferisco pensare con la mia testa e con quella dei cittadini normali che con quella di altri. Non vorrei che poi li troviamo in qualche fascicolo giudiziario……

        1. Scritto da Dante

          Le idee mancano, ma soprattutto manca il congiuntivo!

  9. Scritto da Laura

    Quanto mi scoccia dire che ha ragione Fusi. solo chi non conosce – o non gliene frega nulla della città- può pensare davvero che mettere la gamec al magazzini generali possa essere una buona idea.

    1. Scritto da Informazione

      Lei sa Quanti sono i visitatori alla gamec adesso ?

      1. Scritto da ad arte

        x quello che propongono sono comunque troppi.
        E’ famosa in Italia e nel mondo no?

  10. Scritto da Soldi per cammello

    E’ bello parlare in libertà adesso vero Fusi? Adesso che sei libero. Ma sai che non é possibile farlo quando ci sei dentro. Sai che il Credito per dare soldini vuole cammello e la Ubi pure. Giusto? Sbagliato? Realistico!!! Le alternative, adesso, sono chiacchiere al vento.

  11. Scritto da renato

    Come al solito tanti progetti e tanti abbandoni. Non si vede niente e siamo e restiamo una città, forse ricca, ma sempre di provincia.

  12. Scritto da Alberto

    Insomma essere miopi è il Leitmotiv della settimana

  13. Scritto da Piero

    …..e non si dica che nessuna la vuole, certo e’ che la immagine di Bergamo ai visitatori non e’ bella e poi parliamo anche di sicurezza prima che possa succedere qualcosa ai passanti…….

    1. Scritto da Il Ciclista

      Mentre si discute delle sorti del “contenitore” Montenlungo, sarebbe opportuno un piccolo intervento: sotto le mura della Caserma l’illuminazione stradale di Via S. Giovanni è oscurata dai ponteggi provvisori e dal pannello di protezione; non si potrebbe osare di spostare quelle tre (diconsi tre!) lampade in posizione più idonea? Quell’oscurità affligge tanto il marciapiedi quanto una consistente fascia della carreggiata … proprio dove passano bicilette, motorini e mezzi leggeri: letteralmente non si vedono + i tombini, il rischio di cadere e venire travolti dall’intenso traffico non è lieve, nè si può stare in mezzo alla corsia pur di vedere la pavimentazione …