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Soul “di nicchia”: Joss Stone a 25 anni torna alle origini

Ormai lo sapete, la passione di Brother Giober è il soul e la giovane Joss già al suo esordio nel 2003 gli aveva preso il cuore. Ora, dopo alti e bassi, suggerisce questo nuovo lavoro e promette: vi piacerà. Play list? Dedicata ai "soul rebels".

Giudizio:

* era meglio risparmiare i soldi ed andare al cinema

** se non ho proprio altro da ascoltare…

*** niente male!

**** da tempo non sentivo niente del genere

***** aiuto! Non mi esce più dalla testa

 

 

ARTISTA: Joss Stone

TITOLO: Soul Sessions 2. Ed. Deluxe

GIUDIZIO: ***1/2

Joss Stone è una bella ragazza inglese di 25 anni. A scelta potrebbe fare l’attrice o la modella o potrebbe essere la più seria antagonista di Lady Ga Ga e di Madonna, anche se rispetto a loro è molto più dotata artisticamente. Ma frequenta sentieri musicali meno usuali, ama il soul e neppure quello più risaputo e scontato.

Sono molto affezionato a questa giovane artista inglese.

Quando usci il suo primo lavoro, nel 2003, intitolato Soul Sessions, rimasi folgorato dalla bellezza della sua voce e affascinato dalla scelta di un repertorio, quello di alcuni oscuri brani soul e r’n’b degli anni ’60 e ’70, innaturale per una ragazza di, allora, solo 16 anni. Ma il risultato finale, assolutamente straordinario, le consentì di vendere quasi 5 milioni di copie.

Al primo seguirono altri cinque lavori nell’arco di quasi una decade senza che però Joss sia più riuscita a eguagliare le vette artistiche e i riscontri commerciali dell’esordio. Nella realtà soprattutto il secondo album, Mind, Body and Soul, che vendette oltre 4 milioni di copie, raccoglie una manciata di canzoni straordinarie che meriterebbero di essere tutte rivalutate, consegnandoci un’artista già nella piena fase della maturità, nonostante la giovane età.

Nonostante gli alti e bassi, grazie alla sua voce straordinaria Joss ha sempre goduto di grande rispetto presso i suoi colleghi, tanto da essere riuscita, nel corso della sua carriera, a dividere il palco con nomi altisonanti dello Star System come Stevie Wonder, John Legend, Melissa Etheridge e ad incidere, l’anno passato, sotto il nome Superheavy un disco (non eccezionale) insieme a Dave Stewart (Eurythmics) e Mick Jagger.

Forse a causa del calo delle vendite degli ultimi lavori e di un popolarità in discesa, Joss torna con questa ultima opera alle origini, evocando il disco d’esordio nel titolo, nei contenuti artistici e in quelli cromatici della copertina. Anche in questo caso Joss, opera esclusivamente da interprete per un repertorio per nulla scontato, che scova con pazienza certosina nei meandri della produzione soul minore degli anni ’60 e ’70.

Spesso, nel passato, questi tentativi non hanno avuto buon esito perché rispetto al lavori originali di riferimento, erano nati a tavolino e quindi risultavano meno ispirati, meno genuini, ma non è questo il caso: Soul Sessions 2 è un signor disco che al pari di quello d’esordio dell’artista vi emozionerà e divertirà.

L’edizione originale conta undici brani mentre quella deluxe aggiunge quattro tracce.

Si inizia con I Got The…… di Labi Siffre, un poeta e musicista nato nel 1945, autore di alcuni successi minori tra cui questo, noto più che altro per essere stato campionato in numerosi successi dell’Hip Hop e soprattutto in My name is di Eminem. Il brano sincopato e con frequenti cambi di ritmo, pause e ritorni, è di buon effetto e l’interpretazione di Joss grintosa.

(For God’s sake) Give More Power to the people è la rivisitazione di un vecchio brano di The Chi-Lites del 1971, resa con ritmo, grinta e giusto coinvolgimento.

While You’re out Looking for Sugar è una canzone del 1970 di Honey Cone, con batteria in primo piano e la chitarra protagonista. Bello il risultato finale con un refrain vocale che mette una grande allegria nel cuore.

Più complessa nella struttura è la seguente Sideway Shuffle, un brano di grande atmosfera con un buon ritmo di base e dispiego di strumenti a percussione che fanno da cornice alla bella interpretazione di Joss.

I don’t Want to be with Nobody but You è un lentaccio alla Otis Redding, con tanto di stuolo di fiati in sottofondo, che ci consegna l’artista nel suo habitat più naturale, ossia quello delle slow songs cantate con il cuore e con l’anima.

Uno degli apici del disco è tuttavia la seguente Teardrops di Womack e Womack, uno dei brani che amo di più in assoluto e che faceva parte della track list di un formidabile lavoro degli anni ’80, Conscience, al quale sono legato per i numerosi ricordi che mi evoca ma, soprattutto, per essere formato da una serie di canzoni tutte di grandissima qualità. Un brano con una melodia straordinariamente bella.

Stoned Out of My Mind è una ballata di Barbara Acklin scritta per The Chi-Lites , rielaborata con ricca strumentazione, bel ritornello e impasti vocali di grande effetto. Un brano musicalmente “ottimista”, se volete leggero, ma che vi renderà gioiosi.

The Love We Had (Stays on my Mind) fu un successo di The Dells, un gruppo vocale abbastanza noto negli anni 60/70. La riproposizione di Joss Stone è piuttosto fedele all’originale ed è resa con la giusta partecipazione e il giusto pathos. Un brano emozionante e di grande atmosfera, da ascoltare, meglio, in solitudine.

The High Road ha sfumature rock, gli arrangiamenti sono più appesantiti e ciò che resta è soprattutto un’interpretazione di grande rilievo, anche se la canzone, a mio parere, si posiziona ad un livello inferiore a quello delle precedenti.

Pillow Talk è assolutamente deliziosa, cantata con voce insolitamente sottile e delicata, avvicina le atmosfere del disco alla musica di Burt Bacharach. Una ballata mid tempo di Sylvia Robinson, una nota produttrice nel circuito hip hop e fondatrice della casa discografica Sugarhill, che vi entrerà nel cuore.

Chiude il disco Then You Can Tell Me Goodbye, una splendida canzone, forse troppo romantica (quel violino di "Modugnana" memoria è un po’ troppo) che sembra rivolta solo a te, tanto intensa è l’interpretazione.

La versione Deluxe contiene altre quattro tracce tutte di un livello superiore alla media. Bella è First Taste of Hurt, cantata con grinta e dotata di una allegria contagiosa, mentre One Love in my Lifetime è puro Philly sound, con richiami ad alcune timbriche vocali care alle Supremes; Nothing Takes the Place of You non può che essere solenne, con un coro femminile in sottofondo già proprio di alcune interpretazioni di Aretha Franklin alla quale Joss, in questo brano, non pare così distante per intensità emotiva. Chiude il tutto (1-2-3-4-5-6-) Count the Days, leggera e briosa.

Un bel lavoro, dove Joss Stone conferma le sue capacità di interprete di grande valore. In più le canzoni sono tutte di ottimo valore, né scontate o risapute. Piacerà, mi auguro.

Brother Giober

SE NON TI BASTA ASCOLTA ANCHE:

Womack & Womack – Conscience

Sharon Jones and the Dap-Kings – I Learned the Hard Way

Bettye Lavette – A Woman Like Me

 ALTRO (dischi dimenticati, nascosti e meritevoli di menzione, oppure no)

Hannah Williams –A Hill of Feathers*** Il mio amico Felice noto e competente commerciante bergamasco di HiFi, ma ancor più, profondo conoscitore di tutta le scena british del soul mi ha segnalato questo bel disco di un esordiente che ha grinta e voce da vendere e che propone un sound aggressivo con sfumature funky. Il paragone con Sharon Jones è immediato ma la ragazza ha del suo e nonostante frequenti un genere che non le darà grandi soddisfazioni commerciali ha tutte le potenzialità per ritagliarsi un suo spazio. In questi giorni sarà in Italia con tappa a Milano. Potrebbe essere una bella sorpresa.

The Black Keys – The Tour Rehearsal Tapes ** L’EP in questione esce inaspettatamente su Itunes e raccoglie 6 brani recenti del grande gruppo. In realtà nulla di nuovo, le versioni sono molto simili a quelle originali, le atmosfere parenti di quelle che al tempo seppero creare i Led Zeppelin. Il tutto dà l’idea di una spremitura che ha quale unico obiettivo quello di ottenere, commercialmente, tutto quanto possibile . Niente di che. Attendo con ansia il nuovo disco.

AA.VV – Music is Love – A Singer-songwriters’tribute to the music of CSN&Y *** Un cd doppio che omaggia la grande musica del quartetto di Four Way Street e di altre mirabilie sparse dagli anni ’70 in poi. I musicisti coinvolti non sono stelle di primo livello ma scelti, immagino, per le affinità artistiche dimostrate nella loro carriera con il quartetto californiano. Così è possibile riascoltare interpreti dimenticati come Karla Bonoff e Judy Collins, o vecchi loner del rock come Willie Nile, Steve Winn e Elliott Murphy. Le canzoni, ovviamente, sono tutte bellissime e ultrafamose e tra le rivisitazioni proposte emergono per qualità quelle proprio di Judy Collins che si cimenta in una intima versione di Helplessy Hoping e di Karla Bonoff di Guinnevere, anche se a me, più che le altre, a colpirmi è stata, per intensità espressiva, Down By the River di Bocephus King.

PLAY LIST: Soul rebels

Hannah Williams – Tell me Something

Paul Weller – Wishing on a Star

Joss Stone – For the Love of You

Rox – I Don’t Believe

Rumer – Aretha

Sharon Jones – This Land is Your land

Janelle Monae – Cold War

Jill Scott – Blessed

Maxwell – Ascension

Erykah Badu – Woo

Commenti

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  1. Scritto da dario flautista

    quali “bassi”? a mio parere Joss STone ha avuto solo “alti” nella sua carriera, con magari delle vette assolute, vedi il suo set al Live Aid, una cosa strepitosa

    1. Scritto da 081

      perfettamente d’accordo, una performance da artista “consumata”. N.B.: il Live Aid c’è stato nel 1985, quello del 2005 è stato il Live 8

    2. Scritto da mauro

      sono d’accordo con te….non vedo “bassi” nella sua carriera…e l’esempio del Live Aid è lì da vedere….
      L’unico mio dubbio è che si esprima meglio cantando canzoni di altri artisti…
      Assolutamente non in sintonia con l’articolo il mio giudizio sull’album dei SuperHeavy….secondo me album fantastico….

      1. Scritto da B.G.

        Non amo rispondere ai commenti perché credo che il lettore abbia il diritto all’ultima parola. Lo faccio, invece, quando ho torto oppure se mi accorgo di non essere riuscito a spiegarmi in modo chiaro. Joss Stone è una grande artista, con una voce straordinaria e una presenza scenica importante . E’ anche vero che gli ultimi lavori hanno venduto meno rispetto ai primi e che come autrice non abbia ancora dimostrato un valore pari a quello di interprete. Quanto ai Superheavy, ho scritto che il disco “non è eccezionale” semplicemente perchè nella mia personalissima classifica non occupa le primissime posizioni. Questo non significa che non meriti considerazione. Un saluto a tutti.