BergamoNews.it - Bergamonews notizie in tempo reale da tutta Bergamo e provincia: cronaca, politica, eventi, sport ...

Sertori (Flc-Cgil): “Oltre a 18 ore di lezione c’è tanto altro lavoro”

Tobia Sertori, segretario provinciale della Flc-Cgil Bergamo, interviene sulla proposta del governo di innalzare l’orario di insegnamento da 18 a 24 ore, spiegando quale sia il “lavoro oscuro” che si cela dietro le semplici ore di insegnamento settimanale.

Più informazioni su

Tobia Sertori, segretario provinciale della Flc-Cgil Bergamo, interviene sulla proposta del governo di innalzare l’orario di insegnamento da 18 a 24 ore, spiegando quale sia il “lavoro oscuro” che si cela dietro le semplici ore di insegnamento settimanale.

Sulla decisione del Governo di mettere mano nuovamente all’organizzazione della scuola pubblica italiana interviene Tobia Sertori, segretario provinciale della Flc-Cgil Bergamo.

"La scelta del governo Monti di inserire nella Legge di stabilità per l’anno 2013 un ulteriore intervento sull’organizzazione della scuola pubblica la dice lunga su quanto si sia interessati al rilancio dell’istruzione nel nostro Paese, specialmente dopo i drammatici anni del governo Berlusconi e dei ministri Moratti e Gelmini. Dopo i tagli di personale e i ripetuti tagli ai finanziamenti, che hanno impoverito l’offerta formativa della scuola e destrutturato l’organizzazione del lavoro degli insegnanti, non si sentiva certo il bisogno di un ulteriore attacco alla scuola.

Anzi, ci si aspettava proprio il contrario: un rilancio politico, di risorse, di investimenti e una ripresa di dialogo con la scuola e tutti i suoi soggetti. La proposta di aumentare per legge l’orario di insegnamento da 18 a 24 ore, oltre ad essere un attacco al Ccnl, ai lavoratori e al sindacato, è folle sia dal punto di vista professionale e didattico che per la ricaduta negativa in termini di servizio e qualità dell’insegnamento.

Mi preme, però, fare chiarezza su alcune questioni false anche se ormai fatte passare come verità nei giudizi di troppe persone (genitori, cittadini, …..) e propagandate da una campagna denigratoria senza fine (Brunetta/Gelmini insegnano). Molti citano confronti con le altre nazioni europee in merito all’orario di lavoro dei docenti italiani facendo prevalere l’idea (con dati incompleti) che l’insegnante italiano, di scuola media e superiore, lavori solo per 18 ore settimanali (24 ore per l’insegnante di scuola primaria e 25 ore per l’insegnante di scuola infanzia). Falso!

Credo sia utile portare a conoscenza ciò che stabilisce il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro: un docente di scuola media e superiore oltre alle 18 ore settimanali di insegnamento (questo vale anche per scuola primaria e infanzia) è tenuto a:

– effettuare attività di carattere collegiale per 80 ore annuali per programmazione, progettazione, collegi dei docenti, consigli di classe;

– svolgere attività obbligatorie quali: preparazione delle lezioni, correzione compiti e verifiche, rapporti-incontri con le famiglie, svolgimento degli scrutini e degli esami, compilazione di tutti gli atti relativi alla valutazione, visite e viaggi d’istruzione (oltre il proprio orario di lezione e non riconosciute), formazione/aggiornamento, che vanno oltre le 18 ore di cattedra e che se dovessimo quantificare si arriverebbe a 250/300 ore annuali;

– ricoprire incarichi quali: coordinatori di classe, responsabili di laboratori, responsabili dei plessi scolastici, funzioni strumentali, progetti didattici (recupero, alfabetizzazione…), sempre ovviamente oltre l’orario di cattedra e che necessitano di lavoro aggiuntivo, di ore di disponibilità oltre che di responsabilità.

Inoltre, è utile ricordare quante volte viene richiesto al docente di effettuare ore straordinarie di insegnamento per supplire ad assenze improvvise vista l’impossibilità di recuperare nell’immediato il supplente. Tutto questo senza dimenticare, ovviamente, quale è lo stipendio di un docente italiano, con 15 anni di servizio, (da aggiungere al confronto dei colleghi europei ben più remunerati): 1.400 euro! Si deve inoltre sapere che il Ccnl della scuola è bloccato per legge fino al 2014: cioè lo stipendio è fermo al dicembre 2009 e lo resterà fino al 2014!

Allora: basta demagogia, basta slogan falsi e devianti, si metta fine allo svilimento del lavoro dell’insegnante, basta dare colpe inesistenti alla scuola. Il lavoro dell’insegnante è delicato, difficile, impegnativo; è un confronto continuo con una società che si modifica velocemente e agisce sui fattori di crescita e sui modelli (spesso negativi e lontani dalla realtà) di bambini e studenti. All’insegnante si delega (e a volte totalmente) l’educare, l’istruire e il trovare le soluzioni per riparare ad errori altrui. I cittadini, tutti, devono essere i primi difensori della loro scuola e di chi ci lavora. Ne va del futuro dei figli, dei nipoti, dei cittadini, … del Paese".

Più informazioni su

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di BergamoNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

  1. Scritto da domenico

    :: Ma questi bocconiani, sono mai entrati in una classe di un primo superiore dove e’ gia’ un miracolo se si esce vivi, dato che mancano di totale scolarizzazione fin dalla scuola elementare?

  2. Scritto da riccardo

    Spero vivamente che tutti quelli che denigrano a prescindere e in modo ottuso la scuola pubblica siano costretti, causa questa crisi che perdurerà, a iscriversi ad una scuola pubblica sempre più povera a livello di servizio formativo, perché non si hanno i soldi per iscriverle a quelle private. E’ quel che si meritano: una Italia classista, iniqua e che nega le pari opportunità ai propri figli, ma si sa non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire.