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“Celiachia, a Bergamo sempre più diffusa”

La celiachia è una malattia sempre più diffusa, e si sta rapidamente propagando in alcune zone della provincia di Bergamo. E' quanto emerso durante la conferenza intitolata "La faccia nascosta della dieta mediterranea".

La celiachia è una malattia sempre più diffusa, e si sta rapidamente propagando in alcune zone della provincia di Bergamo. E’ quanto emerso durante la conferenza intitolata "La faccia nascosta della dieta mediterranea", incontro organizzato da Avis Bergamo e presentato ieri durante l’ultima giornata di Bergamo Scienza 2012. All’evento hanno partecipato alcuni degli esperti di intolleranze e allergie più noti a livello internazionale: il professor Carlo Catassi, pioniere della ricerca scientifica sulla celiachia; il dottor Danilo Villalta, dell’Ospedale Santa Maria degli Angeli di Pordenone; la dottoressa Maria Grazia Alessio, degli Ospedali Riuniti di Bergamo; la dottoressa Barbara Giussani, rappresentante della sezione provinciale bergamasca dell’Avis. "La celiachia è un’intolleranza al glutine -ha esordito il prof. Catassi-, proteina contenuta nel frumento, nell’orzo e nella segale, alimenti cardine della dieta degli italiani". Elemento preoccupante è la "rapida diffusione tra la popolazione" di questa intolleranza, dovuta anche all’alimentazione moderna: "La celiachia è determinata da fattori genetici, ma viene scatenata dai cibi oggi prodotti con metodi industriali -ha continuato Catassi-, sempre meno adatti a essere digeriti dall’uomo". "Basta pensare al frumento oggi usato per produrre il pane -ha sottolineato il dott. Villalta-, un vero e proprio mostro genetico creato artificialmente e pieno di glutine per facilitarne la lievitazione: non è sbagliato dire che mangiamo quotidianamente alimenti molto diversi da quelli dei nostri nonni o genitori". Malattia descritta già nel primo secolo da medici romani, nei secoli scorsi era conosciuta come "asma del fornaio" proprio per il suo riconosciuto legame con le farine. I sintomi della celiachia, comunque, differiscono molto da persone a persona: dai dolori addominali alla stanchezza cronica alla depressione, portando la celiachia a essere indicata come un vero e proprio "camaleonte clinico". Ad ogni modo, le conseguenze di questa intolleranza, se trascurate, possono essere drammatiche: "Nella progredita Inghilterra si moriva di celiachia fino al 1930 o ’40 -ha affermato Catassi- e questo purtroppo capita ancora nei paesi in via di sviluppo". E in Italia? "Nel nostro paese ne soffre circa l’1% della popolazione, e la diagnosi è sempre più precoce -ha sottolineato Villalta- ma resta comunque un buon 70% dei casi in cui l’intolleranza al glutine viene confusa con altre malattie: una percentuale stimata, ma decisamente ancora troppo alta". Questi numeri possono ovviamente spaventare, ma derivano da una semplice constatazione: "La celiachia non è una allergia, come la si può avere per le uova o i frutti di mare -ha specificato il dott. Villalta- bensì una intolleranza, come capita per il latte: anche la semplice difficoltà a digerire il lattosio o il glutine può essere considerata una forma di intolleranza, e per questo la celiachia come malattia vera e propria è difficile da diagnosticare senza esami specifici e a volte invasivi". Anche quando viene diagnostica, comunque, la celiachia è a volte trascurata dagli stessi ammalati. E’ il caso di alcuni iscritti all’Avis provinciale, sottoposti su base volontaria ad uno screening gratuito dall’associazione: "Nella sola sezione bergamasca abbiamo riscontrato sedici casi di celiachia, concentrati nella alta e bassa Valle Brembana -ha affermato la dott.ssa Giussani- ma non tutti e sedici hanno deciso di seguire delle cure pur di non rinunciare agli alimenti più amati, e per questo abbiamo dovuto escluderli dall’associazione. Il rischio -ha precisato Giussani- è che possano sviluppare in futuro malattie molto serie, come diversi tipi di tumore dell’apparato digerente, e che, essendo la celiachia una predisposizione genetica, in futuro i casi possano aumentare ancora nella bergamasca". "Il rifiuto ad accettare la diagnosi è comunque in parte comprensibile -ha evidenziato la dott.ssa Alessio-, soprattutto se si considera che le cure oggi disponibili si basano sostanzialmente sull’eliminazione di pasta, pane e pizza dalla dieta. Le nostre conoscenze su questa intolleranza presentano ancora molte zone d’ombra, ma in futuro avremo sicuramente cure migliori che non la dieta". "Pillole magiche per ora non ne esistono –ha concluso il dott. Catassi- ma tra cinque anni saranno terminati molti degli studi internazionali ora in corso: possiamo dare per certo che questi studi porteranno importanti novità per la cura della celiachia". Roberto Mazzola

Commenti

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  1. Scritto da Aurelio

    Anch’io a maggio con un semplice esame ho scoperto a quasi 50 anni di essere celiaco, un grossissimo ringraziamento all’Avis e in particolar modo alle dott.sse Alessio e Giussani.

  2. Scritto da elena

    bravissime e professionali le dott.sse Alessio e Giussani!
    e grazie all’Avis ho scoperto questa malattia, con un semplice esame…