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Yara, no all’archiviazione per Mohammed Fikri Il gip: “Indagate ancora” fotogallery

Il gip Ezia Maccora nega l'archiviazione dell'indagine su Fikri e dispone altri sei mesi di indagini con una nuova traduzione e comparazione del Dna. Per i legali della famiglia Gambirasio "Non lasciamo nulla di intentato".

Altri sei mesi di indagine per chiarire la posizione di Mohammed Fikri, il giovane marocchino unico indagato nelle indagini sulla scomparsa di Yara Gambirasio, la tredicenne di Brembate di Sopra scomparsa il 26 novembre scorso e trovata uccisa tre mesi, il 26 febbraio 2011.

La mancata archiviazione darà ossigeno anche a un procedimento asfittico come quello contro ignoti in cui è stato estratto il dna del possibile assassino di Yara, e che avrà la sua scadenza naturale nel gennaio prossimo, dopo due proroghe.

A disporre questa misura di altri sei mesi di indagini sul caso Fikri è stato il gip Ezia Maccora, che per la quarta volta giovedì 18 ottobre non ha accolto la richiesta di archiviazione presentata dalla Procura di Bergamo disponendo nuove indagini, come chiesto dalla famiglia di Yara. Per prima cosa sarà ritradotta la telefonata che aveva portato in carcere Fikri, rivelatasi tradotta male, "Allah, perdonami non l’ho uccisa io", e che per altri tre traduttori si era rivelata un’accorata richiesta di denaro da pare del marocchino a un debitore. Il gip ha precisato che questa traduzione dovrà essere fatta da persone competenti e connazionali dell’indagato.

Il gip inoltre disposto che faccia ingresso nel fascicolo riguardante Fikri l’intera relazione dei Ris per capire il procedimento dal quale è stato estratto il dna sul corpo di Yara, che apparterrebbe all’assassino. Ad Ezia Maccora non basta il risultato finale, vuole conoscere tutto il procedimento con il quale si è giunti all’estrazione.

Il giudice intende anche avere tutte le notizie sulle modalità con cui questo dna fu comparato con quello di Fikri, dando esito negativo. Per il legale della famiglia Gambirasio, Enrico Pelillo, e per il genetista che l’assiste, Giorgio Portera, la decisione del giudice "dà speranza" nelle indagini perché è loro intenzione "non lasciare nulla d’intentato per individuare l’assassino".

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