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Processo alla noce amazzonica: “Devastatrice dell’ambiente” fotogallery

La Corte si è espressa: l'imputata noce amazzonica è colpevole. E' questo il sorprendente verdetto dell'ormai classico appuntamento con il ciclo "Processo a…", tenutosi nel pomeriggio di lunedì nell'ambito della manifestazione Bergamo Scienza 2012.

La Corte si è espressa: l’imputata noce amazzonica è colpevole. E’ questo il sorprendente verdetto dell’ormai classico appuntamento con il ciclo "Processo a…", tenutosi nel pomeriggio di lunedì nell’ambito della manifestazione Bergamo Scienza 2012. Le fondazioni CESVI e Slow Food, patrocinate dal Comune di Bergamo e dal Comune di Milano, propongono da anni un curioso e divertente evento, inserito nel calendario di Bergamo Scienza e ospitato dal Tribunale Penale di Piazza Dante. Nei locali della Corte d’Assise viene inscenato un vero e proprio processo nei confronti di un oggetto di largo consumo a cui vengono addossate le più disparate accuse. Nelle ultime edizioni della kermesse gli imputati erano stati la carne, il riso, la carta, di volta in volta dichiarati colpevoli o innocenti rispetto ai reati di sfruttamento del lavoro minorile, inquinamento ambientale, ossia quei capi di imputazione che possono passare inosservati alla maggior parte dei consumatori. Per l’edizione 2012, sul banco degli imputati è salita la noce amazzonica, o noce del Brasile, l’unica varietà di frutta secca presente sul mercato che non può essere coltivata ma cresce solo in aree naturali incontaminate. Le accuse presentate sono state molteplici e di un certo spessore, dalla riduzione in schiavitù dei raccoglitori fino alla devastazione ambientale, rendendo il processo molto coinvolgente fin dalle sue fasi iniziali. La noce è stata giudicata dalla Corte presieduta da Carlo Casti, governatore di Slow Food Italia. L’accusa è stata sostenuta dall’avvocato Daniela Rubino del Foro di Milano, mentre la difesa è stata rappresentata dall’avvocato Ettore Tacchini del Foro di Bergamo. L’attrice Margherita Antonelli ha ricoperto il ruolo di Cancelliere. Inoltre, il processo ha visto la partecipazione di quattro testimoni: la professoressa Cristiana Peano dell’Università di Torino, il professor Carlo Modonesi dell’Università degli Studi di Parma, Valeria Bigliazzi della cooperativa Chico Mendes di Modena, e il fotoreporter Pino Ninfa. Ruolo fondamentale nel processo ha avuto la giuria popolare, formata da studenti del liceo Falcone di Bergamo. Arduo il compito dei partecipanti al dibattimento.

Diversamente dalle scorse edizioni di Bergamo Scienza, infatti, l’imputato rappresentava quanto di più naturale possa trovarsi sul mercato. La noce del Brasile, famosa anche in Italia per le sue proprietà nutritive e curative, viene infatti commercializzata quasi esclusivamente dagli indios che vivono nella foresta amazzonica. Le coltivazioni di questo frutto che negli anni sono state avviate su scala industriale sono sistematicamente fallite: la noce riesce a svilupparsi solo nel territorio incontaminato delle aree boschive. Ma allora, "appare più che evidente la totale estraneità della mia assistita da pratiche negative", ha affermato l’avvocato della difesa Tacchini. Chiara, e inaspettata, è stata però la tesi sostenuta dall’accusa: "Siamo certi che la conservazione incondizionata della foresta favorisca l’economia delle popolazioni indigene e non rappresenti invece un’antiquata e incoerente pretesa di naturalità?". I testimoni hanno poi rafforzato le accuse con esperienze professionali e personali maturate direttamente nei luoghi dove il frutto viene raccolto e commercializzato, dimostrando come gli indios vivano spesso in economie di sussistenza totalmente dipendenti dalla quantità e dalla qualità di noci che riescono a raccogliere. Il Presidente del Tribunale Casti si è quindi espresso a sfavore dell’imputata, dichiarata colpevole di sottrazione di terreni coltivabili e di grave danno ambientale. "Il mondo deve conoscere le indubbie potenzialità gustative e salutistiche della noce amazzonica – ha sottolineato Casti – ma questa non può rappresentare l’unico mezzo di sussistenza dei raccoglitori: sarebbe infatti un vero e proprio sfruttamento". Originale anche la pena inflitta all’imputata: "Obbligo di dimora nell’area forestale di competenza – ha tuonato il Presidente –, con creazione di zone agricole nei villaggi dei raccoglitori in modo da garantirne una reale auto- sussistenza slegata dai capricci della noce amazzonica". Le conseguenze di questa condanna, se fosse realmente attuata, sarebbero immediate e avrebbero, secondo la Corte, effetti molto positivi: "Le buone pratiche imposte contribuirebbero a salvare il nostro pianeta vivente e la Madre Terra – ha concluso Casti –. Speriamo che la sentenza non passi inosservata".

Roberto Mazzola

Commenti

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  1. Scritto da luigino

    da quello che ne so’ io la noce amazzonica puo’ essere coltivata anche in italia ma resta molto pericoloso i rami e il tronco quando vengono abbattuti dalla segatura e alla messa in camino per proprieta del legno che non riesco a spiegare