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Bergamo e la ‘ndrangheta Nessuno può dire “Qui non esiste”

Le intercettazioni tra due presunti mafiosi nell'ambito dell'inchiesta che ha portato in carcere l'assessore regionale Zambetti sono solo l'ultima puntata di una serie di episodi che confermano come in Bergamasca ci sia qualcosa in più di pur pericolose infiltrazioni criminali.

“Ascolta, noi a Bergamo abbiamo sempre guadagnato bei soldi, no? Adesso ci riprendiamo la piazza di Bergamo, tanto a Bergamo non c’è nessuno, sempre noi ci siamo volendo, sempre noi!”.

Quelle che avete appena letto non sono le parole di due imprenditori che vorrebbero investire e creare opportunità di lavoro nella città orobica, ma le dichiarazioni d’intenti scambiate a bordo di una BMW tra i presunti ‘ndranghetisti Eugenio Costantino ed Alessandro Gugliotta, arrestati nell’ambito dell’ultima operazione conclusa dalla DDA milanese che ha visto scattare le manette, tra gli altri, per l’assessore regionale alla casa Domenico “Mimmo” Zambetti.

Le accuse, per Zambetti, sono gravissime: concorso esterno in associazione mafiosa e scambio elettorale politico-mafioso.

Le intercettazioni hanno rivelato un quadro sconcertante di vera e propria subordinazione ai boss della ‘ndrangheta dell’esponente politico del PDL: Zambetti, che secondo l’accusa avrebbe acquistato per 200.000 € un pacchetto di 4.000 voti al fine di assicurarsi l’elezione quale consigliere regionale, non avrebbe rispettato puntualmente gli impegni assunti nel patto di scambio con il boss Giuseppe D’Agostino, il quale attua, nei suoi confronti, una strategia intimidatoria tipicamente mafiosa, tanto sottile quanto efficace.

Per costringere l’assessore a versare il denaro mancante, D’Agostino – si legge nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere a firma del GIP Dott. A. Santangelo – avrebbe provveduto a fargli recapitare una missiva-pizzino contenente una puntigliosa ricostruzione della genesi dei suoi rapporti con le organizzazioni calabresi, degli accordi contenuti nel patto di scambio stretto in prossimità delle elezioni regionali del 2010, ma, soprattutto, delle “sanzioni” che la ‘ndrangheta era pronta a mettere in atto se Zambetti non avesse rispettato gli accordi: “hai visto quel “pisciaturu” di Zambetti come ha pagato… lo facevamo saltare in aria… […] gli abbiamo mandato una lettera, talmente scritta bene e talmente con tanti di quei… si vede che avevano gente laureata nel gruppo, gli hanno fatto la cronistoria di come sono iniziate le cose, di come erano i patti e di come andava a finire… quindi si è messo a piangere!”.

Prosegue ancora Eugenio Costantino: “e piangeva, per la miseria… si è cagato sotto… ogni tanto, solo così possiamo prenderci qualche soddisfazione… con l’aiuto degli amici, una soddisfazione ogni tanto ce la prendiamo!”.

Costantino Eugenio, classe ’61, nato a Cosenza, ma di fatto residente a Marcallo con Casone (MI), è accusato dagli inquirenti di essere membro di primo piano della cosca dei Morabito-Bruzzaniti-Palamara, nonché del clan platiese dei Barbaro-Papalia. Incaricato di intrattenere i rapporti con i rappresentanti della cd. ”zona grigia”, ha un forte legame con la città di Bergamo, come lui stesso confessava in una conversazione intercettata a bordo della sua BMW, nell’ambito della quale si lascia andare ad un’interessante digressione sulla sua carriera criminale.

Costantino racconta di aver lavorato, a partire dei primi anni ’90, nella zona di Bergamo in società con esponenti di spicco della famiglia Piromalli, tra cui tale Tonino Monaco, che viene così presentato: “il mio ex socio Tonino Monaco lo conoscono tutti, è il numero uno in assoluto, poi un giorno te lo presento, lui è milionario ed è lì a Bergamo…”.

Successivamente coinvolto in un procedimento penale che lo vedrà condannato nel 2006 dalla Corte d’Appello di Brescia per bancarotta fraudolenta, Costantino racconta di essersi “immolato” per il clan assumendosi l’intera responsabilità del reato ed evitando così la condanna per associazione a delinquere di stampo mafioso: “io ho un processo, me lo sono accollato da solo… io sto pagando le spese, sto pagando tutto, ancora sono in Cassazione e rischio cinque anni… Io mi sono alzato in piedi (ndr. in aula) e ho detto: Signor Giudice devo fare una dichiarazione spontanea, questo signore, questo signore e questo signore non hanno nulla a che vedere con me […]. Perché se no era ancora peggio, mi davano l’associazione…”.

Le Forze dell’ordine lo tengono sotto controllo, perciò decide di emigrare in Germania con il compare Ciro Simonte: “mi ha chiamato il Questore di Bergamo a me personalmente, […] e sai che mi ha detto? Questo è il vostro fascicolo, questo è tutto quello che avete, entro un mese vi verrà tolto… […] vi faccio dare dieci anni per uno, lasciate tutto come sta, prendetevi la valigia e andatevene. Ecco perché ce ne siamo andati da Bergamo, dodici anni ce ne siamo andati in Germania”.

Costantino, però, a Bergamo ci è tornato, quasi a voler sfidare le istituzioni che anni prima l’avevano allontanato: “noi siamo ritornati a Bergamo ed è come se le avessimo sfidate le istituzioni”.

Nonostante non sia stata accertata giudizialmente la presenza di una locale di ‘ndrangheta, a Bergamo i segnali della presenza mafiosa, inascoltati, si avvertono da anni.

Nel 1990 venne arrestato il boss Saverio Morabito, uno dei più pericolosi esponenti della cosca di Platì, procacciatore d’armi, esecutore di sequestri di persona nonché killer della ‘ndrangheta, in relazione all’episodio di una raffineria di eroina rinvenuta nel paese di Rota Imagna.

I Carabinieri della stazione di Sant’Omobono Terme, nel corso di un controllo occasionale in un cascinale dove era stata segnalata la presenza di auto sospette, avevano infatti scoperto all’interno dell’edificio una raffineria di grandi dimensioni, e quindi immediatamente arrestato in flagranza di reato i “chimici” marsigliesi Alain Mazza e Gilles Pairone, nonché il cugino di Morabito, Annunziatino Romeo.

Nei progetti del boss, la raffineria di Rota Imagna costituiva lo strumento necessario per coltivare un business milionario, ossia la produzione in proprio di eroina bianca purissima, la più ricercata sul mercato, da vendere negli Stati Uniti, dove la stessa veniva pagata 25 volte tanto il prezzo della cocaina.

Altri episodi degni di nota sono legati alla costruzione della quarta corsia dell’autostrada A4 Milano-Bergamo, ed ai cantieri lombardi dell’Alta Velocità: nell’ambito delle indagini relative all’operazione denominata “Isola”, cha ha visto coinvolti i fratelli Romualdo e Marcello Paparo, titolari di un’impresa operante nel settore del movimento terra, vengono intercettati alcuni dipendenti della “Locatelli geom. Gabriele spa” di Grumello del Monte, società che aveva in subappalto la realizzazione di una tratta dell’Alta velocità. I dipendenti della Locatelli – secondo l’accusa – si mostrano molto disponibili a truccare le carte in favore della P&P dei fratelli Paparo.

In terra orobica non sono mancati neppure gli omicidi di ‘ndrangheta; il 25 aprile 2007, Leone Signorelli, 59enne di Castelli Calepio, già arrestato per traffico di stupefacenti, viene freddato con tre colpi di pistola calibro 7.65 fuori dall’uscio di casa, dove stava scontando la sua condanna in regime di semilibertà; ad ucciderlo, con ogni probabilità, sono stati due sicari giunti dalla Calabria per conto della ‘ndrangheta.

La persona che lo accompagnava, testimone scomodo del delitto, viene a sua volta freddata a Chiuduno davanti alla sua abitazione soltanto 5 mesi più tardi.

Nel 2009, in pieno giorno, viene ucciso a Milano, in via dei Rospigliosi (zona San Siro) Giovanni Di Muro, titolare della società “Restauri Edili srl, con sede a Verdellino. Di Muro, residente nella provincia bergamasca da una ventina d’anni, viene ucciso in strada con un colpo di pistola in pieno volto da due killer a volto scoperto, secondo le modalità tipiche della criminalità organizzata di stampo mafioso; l’imprenditore era stato coinvolto soltanto un anno prima nell’operazione della DDA milanese denominata “Metallica”, incentrata sulle attività del boss ‘ndranghetista Pepè Onorato.

Anche l’operazione “Crimine-Infinito” del 13 luglio 2010, risultato della collaborazione tra le Procure di Milano e Reggio Calabria, che ha portato in carcere complessivamente quasi 300 persone accusate di essere appartenenti alla ‘ndrangheta, ha contribuito a fornire un allarmante spaccato della situazione bergamasca.

In sede di dibattimento, infatti, hanno deposto quali testi dell’accusa diverse vittime d’usura residenti nella provincia di Bergamo. Il presunto usuraio sarebbe, secondo le prospettazioni accusatorie, Pio Domenico, detto Mimmo, appartenente alla locale di Desio. Con la compagna ventinovenne Angelica “Vanessa” Riggio, Mimmo era dedito all’attività di strozzinaggio e a lui, complice la crisi economica, si sarebbero rivolti molti commercianti ed imprenditori in difficoltà.

Si tratta di uno scenario davvero inquietante, da cui emerge come la ‘ndrangheta ha svolto, in terra bergamasca, le attività tipiche del suo disegno criminoso, quali omicidi, traffico di stupefacenti e di armi, estorsioni e attività di usura; non solo, la Val Seriana ha inconsapevolmente favorito la latitanza del boss Gaetano Fidanzati, arrestato nel suo villino a Parre il 6 dicembre 2009.

Non confortano nemmeno i dati forniti dall’Agenzia Nazionale dei Beni Sequestrati e Confiscati, che vedono la Lombardia terza per numero di aziende confiscate, e quinta per numero di beni immobili; la sola provincia di Bergamo conta attualmente 23 beni immobili oggetto di confisca definitiva a soggetti condannati per associazione di stampo mafioso.

La vicenda giudiziaria di Domenico Zambetti costituisce l’ennesima, inequivocabile smentita alle dichiarazioni tranquillizzanti di numerosi esponenti politici che non molto tempo fa hanno addirittura negato l’esistenza del fenomeno mafioso in Lombardia, non ultimo il Presidente della Provincia di Bergamo Ettore Pirovano, che alla domanda sull’esistenza della mafia sul nostro territorio ha risposto: “La mafia a Bergamo? Io in Provincia non ho mai visto una coppola!”.

La realtà delineata dalle recenti indagini della magistratura è invece ben diversa: non è, infatti, più possibile parlare di mera infiltrazione quanto piuttosto di vera e propria “colonizzazione criminale” della Lombardia da parte della ‘ndrangheta che, secondo le tesi dell’accusa già accolte nella sentenza di primo grado relativa all’operazione “Infinito”, non può più essere vista e analizzata semplicemente come un insieme di ‘ndrine scoordinate e scollegate ma come un’organizzazione unitaria che si è data una “cupola”, la cosiddetta “Provincia”.

Il procuratore aggiunto Ilda Boccassini ha spiegato come quest’ultima si sia diffusa «non attraverso un modello di imitazione», ma «attraverso un vero e proprio fenomeno di colonizzazione su di un nuovo territorio”, fino a formare «uno stabile insediamento mafioso in Lombardia».

Il fenomeno mafioso non deve, pertanto, essere sottovalutato nemmeno nella realtà bergamasca, soprattutto in ragione del fatto che le indagini della Magistratura hanno mostrato come le mafie in Lombardia non si accontentino più di inserirsi nei cardini dell’economia, oppure di cercare di influenzare la politica, ma abbiano alzato il tiro, soggiogando completamente il politico di turno e rendendolo un mero strumento nelle mani della criminalità.

Commenti

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  1. Scritto da serty

    Sempre di calabresi si tratta o meridionali si tratta.Lo zambetti è originario di bari.Ai sinistroidi piace sentirsi fare la predica dai meridionali come saviano che accusa i lombardi di essere uguale ai campani o ai calabresi.è come se si accusasse gli americani di mafia perchè ce l’hanno portata i siciliani…

    1. Scritto da pingoreale

      gli imprenditori lombardi doc accusati dalla DDA di Milano di PARTECIPAZIONE in associazione mafiosa dove li ha scordati? potrei indicarle diversi nomi seduta stante…. basta con questi luoghi comuni inutili e dannosi, non si combatte così il fenomeno mafioso.

  2. Scritto da Carlo

    Ma non è mica una novità. Adesso viene fuori allo scoperto ma sono anni e anni che la mafia fa affari al nord con imprenditori compiacenti, bisogna essere ciechi e sordi per non essersene mai accorti, a livello politico si taceva perchè faceva comodo….

  3. Scritto da 081

    Non mi stancherò mai di invitarvi a leggere “Metastasi – Sangue, soldi e politica tra Nord e Sud. La nuova ‘ndrangheta nella confessione di un pentito” di Gianluigi Nuzzi e Claudio Antonelli. E’ agghiacciante leggere di come le mafie hanno preso possesso del nord italia da 30 anni nel silenzio generale più quello assordante della Lega Nord: comodo parlare delle mafie al sud… ma quando queste vengono al nord con ingenti capitali da riciclare e molti voti da offrire tutti zitti…infatti basta vedere come l’articolo odierno di BGN è scivolato tra le notizie “comuni”…

  4. Scritto da Albert

    L’aspetto più drammatico è quello che ha rivelato la disponibilità di 4000 voti che significa la connivenza di tante persone in una zona dell’hinterland milanese, la domanda è : e nelle altre ? Che giro di interessi, “favori”, raccomandazioni esiste per tenere in piedi simili “pacchetti” di relazioni e di voti ? Quanti “pacchetti” esistono e dove sono ?

  5. Scritto da Cadiamodalpero

    Il problema e’ che i politici di oggi (a parte rare eccezioni come Giulio Cavalli o Nando Dalla Chiesa) della criminalita’ organizzata o hanno paura o sono complici. Perche’ questi hanno disponibilita’ finanziarie quasi illimitate e controllano bacini di voti non indifferenti che fanno gola a tutti (leghisti compresi checche’ ne dicano). Quindi l’ostinazione di Maroni e Pirovano nel dire che qui in lombardia la mafia non esiste puzza di bruciato e non poco. D’altronde anche la lega ha avuto personaggi in contatto con questi criminali (Belsito per dirne uno, ma anche un consigliere di pavia preso a “braccetto” con gente d’onore…). Il problema e’ che se non li bloccano finiamo come il sud

  6. Scritto da Aldo

    Ne ha parlato Saviano ieri sera da Fazio , uno degli aspetti preoccupanti che ha citato è il fatto che la ndrangheta prenda aziende del nord in difficoltà come copertura sia per lavori in loco che nel sud. Situazioni probabilmente non facili da individuare.

  7. Scritto da fabiolino

    Leghisti inopportuni e fuori dalla realtà come sempre.