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Veleni, istruzioni per l’uso: “Da CSI alla cucina” fotogallery

"Dal manuale dell'avvelenatore: cocktail al cianuro". E' questo il titolo provocatorio scelto da Deborah Blum, giornalista statunitense vincitrice del premio Pulitzer, per la conferenza tenutasi domenica al Teatro Sociale di Città Alta nell'ambito della manifestazione Bergamo Scienza 2012.

"Dal manuale dell’avvelenatore: cocktail al cianuro". E’ questo il titolo provocatorio scelto da Deborah Blum, giornalista statunitense vincitrice del premio Pulitzer, per la conferenza tenutasi domenica al Teatro Sociale di Città Alta nell’ambito della manifestazione Bergamo Scienza 2012. Perché l’avvelenamento è la tecnica più usata dalle donne per commettere omicidi? Forse proprio una donna può avere un’idea della risposta. Se poi quella donna è una grande esperta di veleni e ha vinto diversi premi per le sue inchieste di giornalismo scientifico, la risposta non sarà un semplice parere personale, ma una vera e propria lezione di tossicologia. Davanti ad un Sociale pieno in ogni ordine di posto, la Blum ha spiegato come il cianuro sia stato protagonista di molti degli atti criminali più efferati e più famosi degli ultimi secoli. La storia insegna che i veleni sono da sempre stati largamente usati dall’uomo come arma in dispute familiari, economiche, politiche.

"Il motivo è semplice" ha notato la Blum: "Fino a pochi decenni fa, le autopsie non erano in grado di riscontrare tracce di veleno nei cadaveri. Inoltre, alcune sostanze tossiche si potevano facilmente comprare nei negozi o in farmacia come semplici cosmetici. Infine – ha proseguito la giornalista –, per quanto possa apparire strano, bisogna considerare che solo da pochi anni gli scienziati e i tecnici di laboratorio lavorano fianco a fianco con le forze dell’ordine". Per intendersi, niente investigazioni alla CSI fino agli anni Ottanta. Persino per alcuni decenni del Novecento, diversi casi di omicidio sono stati molto probabilmente archiviati come incidenti o fatalità, senza che analisi più approfondite potessero scoprire i reali colpevoli. Di sicuro, la storia si ripete. "Basta pensare ad Aleksandr Litvinenko, la spia russa avvelenata con il Polonio 210 e morta nel 2006 in Inghilterra" ha sottolineato la Blum: "Il suo lento deperimento causato dalle radiazioni è stato trasmesso per settimane da tutti i media, ricordandoci che le tecniche evolvono, ma che la guerra tra "guardie e ladri" resa famosa dai telefilm, tra scienziati forensi e criminali, rimane sempre la stessa". Ed è anche più comune di quanto si possa pensare: rientra in questo filone il doping, campo in cui scienziati senza scrupoli cercano costantemente di inventare nuove sostanze che possano migliorare le prestazioni degli atleti e al contempo sfuggire ai controlli medici. Appare quindi ovvio che i "ladri" siano sempre in vantaggio, e che le "guardie" debbano inseguire gli sviluppi delle sostanze illecite. Eclatante è stato il caso del ciclista Lance Armstrong, che prima di essere smascherato ha avuto il tempo di vincere sette Tour de France. In alcuni casi, però, possiamo tutti entrare in contatto con sostanze nocive: "Le nostre vite sono costantemente messe in pericolo, anche inconsapevolmente, da piccole azioni quotidiane", ha affermato la giornalista citando numerosi esempi: "Non abbiamo ancora informazioni certe riguardo la sicurezza di molti elementi della nostra alimentazione: additivi, dolcificanti, la lista è davvero lunga"; "Sostanze illegali come il metanolo vengono tuttora usate per tagliare l’alcool, come successo solo due settimane fa in Repubblica Ceca dove più di venti persone sono morte dopo aver comprato vodka al supermercato". O ancora: "Gli chef dei ristoranti più chic usano da tempo arricchire i propri piatti con decorazioni dorate, ignorando che l’ingerimento di oro può portare alla morte". Di sicuro, il mondo dei veleni ci affascina e ci intriga. E’ forse questo il motivo che spinge numerosi temerari a provare la carne del pesce palla, "prelibatezza" che miete decine di vittime all’anno nel mondo. Curiosamente, le statistiche dimostrano che al fascino delle sostanze tossiche risultano cedere spesso le donne: "Se una donna commette un omicidio, lo commetterà molto probabilmente usando veleni, piuttosto che pistole o armi bianche. Inoltre, – ha concluso la Blum – la vittima normalmente risulta essere il marito o il convivente". E’ proprio il caso di dirlo: uomo avvisato…

Roberto Mazzola

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