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Giossi torna a Bergamo, è Lord Cecil nella Stuarda “Al Donizetti, emozione”

In occasione della prima di Maria Stuarda a Bergamo abbiamo incontrato il baritono bergamasco Marzio Giossi, in scena nei panni del tesoriere della regina Lord Guglielmo Cecil. Interprete dal curriculum importante e comprovato da venticinque anni di ruoli eminenti sulle scene più prestigiose di tutto il mondo.

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In occasione della prima di Maria Stuarda a Bergamo abbiamo incontrato il baritono bergamasco Marzio Giossi, in scena nei panni del tesoriere della regina Lord Guglielmo Cecil. Interprete dal curriculum importante e comprovato da venticinque anni di ruoli eminenti sulle scene più prestigiose di tutto il mondo, vincitore del Premio Mascagni d’oro nel 2005, ha lavorato con direttori del calibro di Abbado, Muti, Gavazzeni e, tra i registi, Miller, Ronconi, Gregoretti. Recentemente ha presentato a Villa Moroni a Stezzano il suo ultimo cd, realizzato con registrazioni dal vivo di concerti tenuti al fianco di un accompagnatore d’eccezione, Leone Magiera, già maestro di Pavarotti. Autentico baritono lirico verdiano, Rigoletto è il suo cavallo di battaglia, ma Giossi non disdegna ruoli di contorno, come appunto in questa produzione bergamasca dell’opera donizettiana.

Innanzitutto bentornato a Bergamo con la Maria Stuarda. Ogni volta che torno a Bergamo è un’emozione nuova. Questa è la quarta volta che interpreto Lord Cecil. La prima fu proprio al Donizetti nel 1989, direttore Aldo Ceccato. Ricordo che era la primissima uscita della revisione Wiklund, la versione dell’opera che più si avvicina alla Stuarda scritta da Donizetti per il San Carlo di Napoli prima che fosse rimaneggiata più volte. Lo spartito per canto e piano non era ancora stato pubblicato e avevamo in mano il manoscritto. Poi fu di nuovo a Bergamo nel 2001 con Fabrizio Maria Carminati e di quella esecuzione c’è anche un DVD, mentre nel 2005 andammo in scena a Ginevra con Evelino Pidò, direttore donizettiano doc. E’ con grande soddisfazione che oggi ritorno al Donizetti, con questo direttore Sebastiano Rolli giovane e molto bravo.

Nella Stuarda veste i panni di Lord Cecil, spregiudicato consigliere di Elisabetta. E’ un personaggio tutto d’un pezzo o presenta chiaroscuri? Il mio personaggio è perfido, quasi diabolico. Ma Donizetti con la sua scrittura musicale lo rende un uomo normale, che si pone con autorità di fronte alla regina. La sua non è cattiveria, è spietatezza istituzionale, è la ragion di stato che impone di sbarazzarsi di Maria Stuarda per rinsaldare il trono d’Inghilterra. E infatti l’implacabile figura di Cecil è smussata, mitigata dalla musica di Donizetti. Succede in tante opere: la musica è suadente e melodiosa laddove l’azione scenica sembra dire il contrario e per questo a volte ci sono dispute tra interpreti e registi. Questi ultimi vorrebbero un personaggio più cruento mentre il cantante tende a seguire l’armonia e l’indole musicale. E i chiaroscuri di Cecil sono sempre legati alla musica. Qui il regista Bertolani è stato arguto nel fare il mio personaggio leggermente zoppo, una caratterizzazione che lo rende ancora più spigoloso dal punto di vista scenico, a fronte di una melodia indulgente con il gran tesoriere.

Lei si è formato a Bergamo e poi si è perfezionato a Bologna. Come ha inciso la sua formazione bergamasca sulla sua carriera? Mi sono formato a Bergamo con la professoressa Giuditta Paris che mi ha dato le prime nozioni di tecnica vocale e mi ha messo in palcoscenico, nell’84 ho vinto il concorso Battistini di Rieti sotto la sua guida. Mi sono poi perfezionato con la professoressa Clotilde Ronchi, che è stata un caposaldo della mia carriera. Ma la mia strada nella musica senz’altro l’ho scoperta a Bergamo, già la mia maestra elementare Albina Cangelli l’aveva intuita. Io sono innamorato di questa città, e anche se abito a Bologna morirò bergamasco, perché il mio cuore è rimasto qua, dove tra l’altro abitano ancora mia madre e mia sorella.

Che significato ha per lei cantare al Teatro Donizetti? Un’emozione senza uguali. Al Donizetti ho visto le prime opere con mio padre dal loggione e mi ricordo bene quando si alzava il drappo rosso del sipario: ero bambino, restavo incantato a questo spettacolo e pregavo mio padre di portarmi a vederne altri. Si figuri oggi essere io su quel palcoscenico, è sempre una forte emozione qualsiasi ruolo io faccia, che sia grande o che sia piccolo. La direzione del Donizetti mi propose “Rigoletto” due anni fa per festeggiare il mio venticinquesimo di carriera ed io purtroppo ero a Parigi per il Trovatore. Lord Cecil nella Stuarda non è personaggio di primo spicco, ma ha la sua importanza e mi piace farlo bene, anche perché questa è la mia città e voglio lasciare un’impronta .

L’abbiamo sentita recentemente splendido protagonista del Nabucco in piazza a Romano di Lombardia. Che cosa pensa delle lirica fuori dei teatri? Sono d’accordo di portare la lirica dappertutto, perché non tutti possono permettersi un biglietto in un teatro importante. Ma non sono d’accordo sulle tecniche con cui lo si fa: l’amplificazione che ormai anche gli addetti ai lavori cercano di imporre può essere penalizzante per la voce lirica. Intanto ci vuole una tecnica anche per l’uso del microfono e poi un cantante lirico amplificato non è credibile – oppure non è un cantante lirico e ha dei problemi tecnici non risolti. Il cantante lirico studia per fare in modo che tutta la platea senta, anche decine di migliaia di persone. Come ad Orange al Teatro Antico, dove per la Traviata nel 2009 abbiamo avuto 25000 spettatori, nessuna amplificazione e si sentiva benissimo. La lirica all’aperto si deve fare così.

Bergamo e la lirica oggi. Devo fare un bel complimento al direttore artistico Francesco Bellotto. Mi ricordo qualche anno fa, prima che lui prendesse in mano la direzione del teatro, il pubblico era calato parecchio a Bergamo. Basti pensare al Belisario: a settembre il teatro era pieno, cosa che raramente si vedeva in passato. Bellotto è riuscito con grande pazienza ed esperienza a risollevare questa situazione critica della lirica a Bergamo e ha riempito di nuovo il Donizetti.

Stefania Burnelli

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Commenti

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  1. Scritto da alessia

    spettacolo memorabile, sarebbe interessante sentire le voci intervistate anche degli altri protagonisti

  2. Scritto da francesca

    finalmente qualcuno dà voce anche agli interpreti tra virgolette di contorno, questo Giossi, dal curricolo importante, è bravissimo. Non c’è mica solo la Devia in scena

  3. Scritto da boh

    Giossi, lei è un bravo cantante. Man… non era già nel tripudio della Stuarda, un decennio fa, qui al nostro teatro? Non era piena la platea? A me pare proprio di sì.

    1. Scritto da giuly

      concordo che anche solo pochi anni fa non c’era più grande afflusso al DOnizetti per l’opera

      1. Scritto da dandy

        Beh, la Stuarda del 2001, dove c’era appunto ancora il nostro Giossi, aveva un pieno di pubblico. E lo spettacolo è diventato un dvd che ognuno può vedere. Pieni e meno pieni ci sono stati in passato e nel presente.

  4. Scritto da darioflautista

    una meraviglia, una grande Opera come non ne vedevo da tempo

  5. Scritto da aberto

    grande la Devia e grande anche il resto del cast, l’emozione è stata tutta nostra – bravo Giossi, un Cecil molto credibile

  6. Scritto da laori

    complimenti per la performance, ero ieri a teatro ed è stato un successone