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Lovere, il mio incontro con Stefano Accorsi e il “Furioso Orlando”

Mario Taccolini, loverese, sul suo blog racconta dell'incontro con Stefano Accorsi giunto nella cittadina sebina per il suo spettacolo teatrale "Furioso Orlando" che ha proposto al Crystal sabato e domenica scorsi.

Mario Taccolini, loverese, sul suo blog (I Am The Marius) racconta dell’incontro con Stefano Accorsi giunto nella cittadina sebina per il suo spettacolo teatrale "Furioso Orlando" che ha proposto al Crystal sabato e domenica scorsi.  

 

E così, dopo il tour de force di fine settembre, ci si è trovati in quello che dovrebbe diventare il negozio nuovo e poi a cena al Pinocchio. Valerim passa solo per un saluto veloce (un’ora? un’ora e mezza?) perché è ancora influenzata e noi si parte per Lovere: nemmeno un quarto d’ora e ci chiama Alessio: "Siete ancora a Bergamo? Perché mi sono dimenticato di Gibbo". Ah, l’amicizia! Una volta era un valore, adesso ce la si dimentica per strada come un Gibbo qualsiasi… La serata è piacevole e va per le lunghe: verso le undici ci accorgiamo che, nella sala accanto, c’è Stefano Accorsi a cena: è a Lovere per lo spettacolo "Furioso Orlando" e dorme nell’albergo di mio padre.

Scopro che al nostro tavolo nessuno sa chi è… e un pochino mi stupisco: non tanto per "du gust is megl che uan" o per Le Fate Ignoranti o Radiofreccia: siòri e siòre: quest’uomo è stato con Giovanna Mezzogiorno (applausi!) e poi con Laetitia Casta (quindici minuti di ola). Tra l’altro: tre "due punti" nella stessa frase…… trovatelo voi, un altro blog con queste cose "sgrammaticose ma stilose".

La cena si trasferisce al pub, ci si prende per il … parecchio e com’è, come non è, approdo al letto che sono le quattro del mattino…

Nei giorni seguenti Accorsi è nelle chiacchiere di tutti: a quanto pare è un tipo simpatico e alla mano… si è fermato un paio di volte a chiacchierare al bar, il venerdì sera ha chiesto alle cameriere del ristorante un posto dove andare a festeggiare il compleanno di uno della troupe ed ha invitato anche loro.

Il pub chiudeva alle tre, ma sono rimasti dentro fino alle cinque del mattino pagando mille euro di conto. Dai, che del gossip così becero non ve l’aspettavate…

Comunque alla fine vado a vederlo, il "Furioso Orlando: ballata in ariostesche rime per un cavalier narrante"… La scenografia è essenziale ma evocativa, con teli color ruggine a far da sfondo ai due attori (Accorsi e la francese Nina Savary: cantante, musicista e attrice di talento ma poco a suo agio con la lingua italiana… figuriamoci con quella aulica.

Ci sarebbe da capire se la scelta della Savary è arrivata per affinità artistiche o, e sarebbe davvero grave, perché in Italia non ci sono artiste poliedriche abbastanza dotate) e la scena riempita solo da un paio di tavoli, una ruota di legno e macchine da effetti sonori del teatro che fu.

La storia è quella di Angelica, più che di Orlando: voluta da tutti e concessasi solo a Medoro, un anonimo fante saraceno che ha raccolto, morente, su un campo di battaglia. Ho sempre la sensazione, quando vedo uno spettacolo in rime, di essere l’unico a godermelo e che gli altri spettatori lo sopportino a malapena, magari giusto per vedere dal vivo un attore della tivvù: in realtà poi la gente applaude parecchio e vabbé… resto uno schifoso snob, perché la cosa non scalfisce la mia convinzione che siano applausi più per cortesia che per convinzione (una roba tipo: "sono venuto a teatro e a teatro si applaude").

Epperò la storia è coinvolgente: la Savary punzecchia spesso il maschilismo che la pervade (e che di certo, ai tempi dell’Ariosto, non veniva avvertito), e vengono citati Shakespeare ("Otello" e "La tempesta"), Omero e Dante (in una scena un po’ telefonata ma comunque divertente), si parla delle mille forme dell’amore e del dolore che porta la guerra…

I due momenti migliori della commedia sono quello esilarante (il vecchio saggio presso il quale Angelica aveva cercato rifugio dopo la battaglia la addormenta e abusa del suo corpo, ma non riesce a violarla per un problema di erezione dovuto all’età…) e quello più "teatrale": il duello finale tra i campioni dei saraceni e quelli cristiani: Orlando che con Sobrin finita avea la guerra ad aiutar Brandimarte verso Gradasso si disserra tosto s’incrudelisce e inaspra la battaglia chi tocca, chi para, chi scocca ogni colpo a piastra o maglia schioda e rompe e a straccio taglia perché "teatrale"? perché il teatro non è il cinema, e può (ma non sempre deve) evitare la descrizione realistica dei fatti: Accorsi recita il duello muovendosi come una marionetta, lasciando che sia lo spettatore ad immaginarselo.

Mi sembra sia stato dato davvero troppo poco spazio alla pazzia di Orlando: le frasi finali dello spettacolo chiariscono che il tutto vuol essere solo un assaggio dell’opera e un invito ad approfondire il testo originale dell’Ariosto, ma forse il "taglio" è eccessivo.

Accorsi gigioneggia e recita con piglio almeno una decina di ruoli, dimostrandosi attore di buona levatura, a suo agio su un palcoscenico come davanti ad una cinepresa. E già questa non è cosa da poco.

Un’ora e mezza di spettacolo piacevole ma non scevro di qualche, seppur non grave, difetto.

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