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L’Io, il Tu e il noi Pronomi infiniti come lo Spazio fotogallery

La X Edizione di BergamoScienza è iniziata con un Teatro Sociale al gran completo in una serata dove tre erano i protagonisti, Moro, Rondoni e Volo o L’Io, il Tu e il Noi? La serata di gala di sabato sera vuole, invece, un solo protagonista d’eccezione, Paolo Nespoli o lo Spazio?

“Sempre più spesso usavamo il pronome noi. E’ una parola strana. Domani farò questo o quello, si dice. Oppure si chiede cosa l’altro, cioè tu, deve fare. Non è difficile da comprendere. Ma all’improvviso si dice noi, e lo si fa con la più grande naturalezza.” Una frase che racchiude la vita con Io, tu e noi che sono I pronomi messi a fuoco nella serata inaugurale della X Edizione di BergamoScienza da tre Io ben distinti. Tre Io definiti che hanno saputo destreggiarsi tra filosofia, linguistica, citazioni e battute divertenti al rintocco lugubre delle campane.

Andrea Moro, docente presso l’Istituto di Studi Superiori di Pavia, si è concentrato sull’Io che è un concetto semplice in quasi tutte le lingue, l’Io che è come il tempo per Sant’Agostino, si sa cos’è finché nessuno ce ne chiede la spiegazione, l’Io che è un insieme di fattori quali la mia esperienza, le mie emozioni, il mio sapere, di cui però non conosciamo il collante che danno il me. Io è sinonimo della vita perché è una parola, una delle prime parole pronunciate dai bambini, e come tale è un pezzo d’infinito.

Davide Rondoni, scrittore e poeta, ha tartassato il Tu che è un limite, “S’io m’intuassi/ come tu t’immii” dice il Sommo Poeta Dante, è un limite nella banalità della mia libertà che finisce quando inizia la tua, è un limite nella presunzione di una definizione. Limite, sì, ma magnetico perché Io sono me stesso in base a come Tu mi vedi, la mia avventura si fa realtà nel momento in cui te la racconto, e nella morte la vera pena è nel non vederti più, non nell’andarmene. L’Io e il Tu conducono al Noi che, per uno scherzo del destino o per un abile coordinamento a tavolino, è toccato in sorte a chi è solito fuggirlo.

Fabio Volo ha affrontato l’infinito contenuto nel Noi dell’amore, quando due persone generano un terzo territorio, vecchia patria di nessuno ma con issata la bandiera di entrambi, e l’infinito nel Noi della follia quando il pronome diventa fazioso nell’incubo dell’annullamento dell’Io. Tra domande del pubblico e da casa, impasti e marmo, l’Io come desiderio, la simpatica dottrina di Moro, la colta poesia di Rondoni e la spontanea ironia di Volo la serata ha risposto a tante domande e tante altre ne ha sollevate. E se l’Io, pubblico, famoso e abituato ad argomentare porta lo showman (così è stato definito) Fabio Volo a chiedere, sottovoce, ad un Tu, a me sconosciuto, “com’è andata?”, allora, sì, possiamo pensare che l’Io vuole ed è narcisista, soprattutto in chi è solito citare se stesso, ma ha sempre bisogno di un Tu che approvi.

Avrà bisogno di approvazione anche chi ha avuto il coraggio, il fisico e la mente di stare per 157 giorni nello Spazio?

Lo scopriremo sabato sera alle 21 presso il Teatro Sociale, con Paolo Nespoli. Classe 1957. Alto, tanto. Occhi azzurro ghiaccio. L’astronauta che, tra il 2010 e il 2011, è stato sulla Stazione Spaziale Internazionale e che, mentre ritornava sulla Terra, è riuscito a immortalarla con ancorato lo Space Shuttle Endevour. In nessuno dei 12 anni di carriera della ISS e in nessuna delle 36 missioni spaziali dello Shuttle era stato possibile tale ancoraggio. Nello Spazio ha fotografato la Terra e tornato sulla Terra ha scritto un libro, Dall’alto i problemi sembrano più piccoli, per trasmettere quanto imparato nello Spazio. Perché, sì, nonostante il lungo e severo addestramento da astronauta, in orbita Nespoli ha imparato nozioni pratiche e filosofiche.

Ha scoperto che si possono cambiare le proprie abitudini, che si può, anzi si deve, tornare bambini per meravigliarsi anche di quegli aspetti che sembrano scontati. Ha capito l’importanza di lavorare in squadra, gestire gli inconvenienti, riconoscere i propri limiti cercando di superarli. Ha compreso che se si vuole guardare bene qualcosa, come la Terra, è necessario tenersi alla debita distanza. Quella giusta, per lui, corrisponde a 400 km. Nespoli, domani, chiuderà un’intera giornata dedicata allo Spazio e all’astronautica, da Marte che missione dopo missione ci mostra un volto sempre diverso alla Luna con la sua storia e il suo stretto legame con la Terra.

Antonella Previtali

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