BergamoNews.it - Bergamonews notizie in tempo reale da tutta Bergamo e provincia: cronaca, politica, eventi, sport ...

Gad Lerner: I giovani della primavera araba? Simili ai coetanei italiani fotogallery

Ennesimo successo per "Molte fedi sotto lo stesso cielo". Tutto esaurito all'appuntamento dedicato al tema “Per una convivialità delle differenze" con Gad Lerner e don Giovanni Nicolini e monsignor Alberto Carrara.

Più informazioni su

Fermarsi e riflettere sulle differenze etniche per comprendere che ciò che sembra diverso da noi, in realtà, ci è molto simile. È questa in sintesi delle riflessioni emerse nella serata di martedì 2 ottobre all’incontro promosso da “Molte fedi sotto lo stesso cielo”. A confrontarsi su questo tema al cinema Conca Verde di Longuelo, il giornalista Gad Lerner e don Giovanni Nicolini. Un dialogo profondo, ricco di spunti che spesso vengono sottovalutati e dati per scontato. Dopo una presentazione da parte del vice presidente delle Acli di Bergamo, Daniele Rocchetti, il relatore, don Alberto Carrara con le sue domande ha indotto gli ospiti a spiegare ed argomentare al pubblico il loro punto di vista, sulla scorta anche delle loro esperienze vissute.

Si sono affrontati diversi argomenti, a partire dal ruolo della cristianità, a quello della fratellanza, al fattore tempo, per arrivare a riflettere sul fondamentalismo. Come afferma il vice presidente delle Acli di Bergamo, Daniele Rocchetti: "I bergamaschi hanno risposto ancora in massa ad un evento di assoluta qualità. Un dialogo tra due mondi: quello ebraico e quello cristiano accumunati dalla voglia di costruire l’umano".

Il giornalista televisivo, conduttore di una trasmissione di successo su La7, e il fondatore delle Famiglie della visitazione, provenienti da realtà culturali diverse da loro si sono confrontati. Gad Lerner è giornalista, scrittore e conduttore televisivo italiano, nato a Beirut, in Libano, da una famiglia ebraica di origini multietniche stabilitasi in Palestina sin da prima della nascita di Israele. Ha iniziato l’attività giornalistica nel 1976 nel quotidiano Lotta Continua, Attualmente conduce su La7 il programma di approfondimento L’infedele e collabora con il quotidiano La Repubblica, con i settimanali Vanity Fair Italia e Nigrizia.

Proprio per la sua esperienza diretta con la realtà libanese, Gad ha spiegato agli ospiti che: "Oggi, dopo anni di scontri, guerre civili, morti innocenti, in Libano si sta avviando un percorso migliore, dove i giovani, non vogliono più vivere alle condizioni in cui erano costretti i loro genitori. Ora ascoltano le radio, le tv, utilizzano i network per comunicare e qualcuno parla anche inglese, prosegue, e tutto ciò è segno di grande crescita, perché questi giovani ci assomigliano sempre di più. Dal 2011 si è manifestato il risveglio di comunità giovanili impegnate nella lotta per la libertà".

Un punto particolarmente profondo è stato affrontato quando è stato chiesto a don Giovanni Nicolini di parlare della fratellanza e sulla carenza di profeti.

"Delle religioni ho paura, perché loro stesse per ragioni di paura corrono il rischio e deliberatamente scelgono un allontanamento dalle loro fonti, che si tramuta in violenza – ha sottolineato don Nicolini -. Il fondamentalista islamico non è un uomo fedele al testo coranico, e così è per il cristiano e per l’ebreo. Prosegue, la mia fratellanza con la gente è nata in due direzioni: da una parte con la gente in generale e dall’altra con il mondo laico e tutto ciò mi fa sentire anche loro parroco. Oggi il mondo laico è nel nostro mondo un punto molto prezioso che deve essere osservato e rivalutato. Oggi la via della fratellanza difficilmente sarà affidata alle religioni e le religioni difficilmente potranno partecipare e forse avere una parte importante tanto quanto sapranno praticare la laicità".

Don Giovanni Nicolini dopo la laurea in Filosofia all’Università Cattolica, ha studiato Teologia all’Università Gregoriana. È stato ordinato per la Chiesa di Bologna nel 1967. L’allora provicario generale don Giuseppe Dossetti gli chiese la disponibilità a esercitare il ministero diaconale per alcuni anni. Ordinato presbitero nel 1972, dopo aver esercitato il ministero di cappellano nella Parrocchia di San Giovanni in Persicelo, dal 1977 ha assunto le Parrocchie di Sammartini, Ronchi e Caselle. Nel 1992 è stato nominato assistente diocesano dell’Azione Cattolica, compito che ha tenuto per due mandati fino a quando, nel 1998, è diventato vicario episcopale per la carità. Lo stesso Cardinal Biffi gli chiese di iniziare la rubrica domenicale che veniva proposta da Il resto del Carlino. Dal 1999 è parroco a Sant’Antonio da Padova alla Dozza. Come vicario della carità è stato anche direttore della Caritas diocesana.

T.L.

Più informazioni su

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di BergamoNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

  1. Scritto da lotty

    “oggi la via della fratellanza difficilmemte sarà affidata alle religioni” parole “sante” che dette da un prete la dicono molto lunga sulla pericolosita di ogni religione, la ra-gione salverà l’uomo!

  2. Scritto da asmaven

    peccato che i giovani italiani pensino di più a fare le code per un telefono o ai vestiti piuttosto che preoccuparsi del loro futuro!

    1. Scritto da mah

      ma a differenza di alcune religioni i giovani ITALIANI non uccidono nessuno,
      forse meglio il telefono

      1. Scritto da asmaven

        sul fatto che i giovani italiani non uccidono nessuno non sono per nulla d’accordo. Di sicuro NON tutti i giovani arabi sono assassini. O per caso sei uno di quelli che sostiene che gli italiani sono immacolati e gli stranieri sono la rovina del mondo? in tal caso mi spiace davvero tanto per te,poveretto… inutile parlarti di dtoria,contesti socio-politici,ecc.. sarebbero arabo per te!

        1. Scritto da Omar

          Non hai letto bene il commento…sopra si diceva che ” a parte in alcune regioni italiane i giovani non uccidono nessuno…” In altre è “provato dai numeri” che è piu’ normale che succedano alcune cose,come in altri paesi. Lei che è istruito dovrebbe sapere….lasciamo perdere. Una sola domanda: potendo scegliere si trasferirebbe in : Calabria,Sicilia, Campania ,in un paese arabo oppure in Svizzera, Danimarca o Lussemburgo ? Io opterei per una delle ultime tre destinazioni,ma questa è una mia opinione,ognuno è liberissimo di scegliersi il contesto sociale che preferisce o che piu’ gli si addice.