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Squinzi: “Politica rimetta al centro l’industria Monti bis? Sì, se ha i voti’ fotogallery

Il presidente degli Industriali, Giorgio Squinzi, ha ribadito a Bergamo l'eccessivo carico fiscale. Invita la politica a rimettere al centro l'industria manufatturiera e sul Monti-bis, è favorevole ma se passa dalle urne.

Tasse spropositate e incentivi per l’industria sostanzialmente ininfluenti. Il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi all’assemblea degli imprenditori bergamaschi, sollecitato dal giornalista di Radio 24 Sebastiano Barisoni, ha ribadito come quello del fisco resti uno dei nodi centrali, anche in una visione europea.

"Io sono per gli Stati Uniti d’Europa – ha sottolineato all’assemblea organizzata alla Dalmine – sono per un vero federalismo, ma abbiamo bisogno di una Banca Centrale Europea forte, di un coordinamento del welfare, di una politica comune sulle dotazioni infrastrutturali e l’energia e, appunto, il fisco. Non possiamo pagare 20 punti in più rispetto alla Germania. Il mio gruppo paga tasse in 40 paesi diversi con un’incidenza media del 34%, in Italia non andiamo sotto il 50%. Se questi nodi verranno sciolti allora avremo un euro solido su cui costruire una vera Europa, ma penso che la mia generazione non la vedrà".

Lontano da queste grandi tematiche il dibattito in Italia sembra procedere su un livello più terra terra, fatto di annunci e retromarce. Come rischia di fare anche il Decreto sviluppo.

"Ci sono visioni condivisibili – ha sottolineato il presidente – ma credo che poi occorra metter mano ai provvedimenti attuativi che poi non si possono attuare perché mancano i fondi. Noi stiamo tallonando il governo. Poi ci sono provvedimnti come il taglio degli investimenti per la ricerca che sono antistorici. Sono essenziali per il Paese, come quelli per le infrastrutture, comprese quelle digitali". Nell’insieme il giudizio sul governo resta tiepido.

"Ha tranquillizzato i mercati finanziari, ma molte azioni sono rimaste incompiute. La riforma del lavoro, poi, dà competitività alle imprese, si è ridotta la flessibilità in entrata e non è aumentata realmente la flessibilità in uscita. Ci sono poi una seri di adempimenti nuovi, per esempio la lettera di dimissioni di un dipendente deve essere tregistrata all’uffficio provinciale del lavoro. Ho chiesto al ministro Fornero di fare una verifica in tempi brevissimi, non sei mesi da lei prospettati, ma al massimo due mesi".

Rispetto alle caratteristiche del futuro governo il presidente ha sottolineato l’importanza che si fondi su una base elettorale maggioritaria, solida, riconoscendo che il governo attuale stia perdendo progressivamente di incisività a causa dei veti incrociati della politica. Il presidente degli Industriali, interpellato su un possibile futuro dell’attuale presidente del Consiglio in politica, ha sottolineato che se Monti otterrà una legittimazione elettorale andrà benissimo. Rispetto alle istanze degli industriali Squinzi ha ribadito che la priorità è una sola: rimettere l’impresa manifatturiera al centro dell’impegno di governo.

"La disoccupazione resta alta, quella giovanile è al 35,4%. E’ un problema enorme, perderemo una, forse due generazioni. Noi come Confindustria non ci schiereremo ma ogni associato ne terrà conto. Mi auguro anche che non vengano fatte promesse irrealizzabili in campagna elettorale". Il presidente ha anche auspicato che tutto il Paese e la sua classe politica ritrovino "il valore della meritocrazia, dell’onestà e della legalità in cui credevamo nel dopoguerra", sottolineando che i segnali, per esempio la difficoltà che incontra il disegno di legni anti-corruzione che chiede l’Europa, non sono incoraggianti. Ha ricordato poi anche quanto l’imperante burocrazia scoraggi gli investimenti esteri.

"Territori come Varese, Como, Lecco e Sondrio subiscono l’attrazione del Canton Ticino. Là la procedura di "Via" dura 60 giorni, da noi due anni e mezzo o tre. La semplificazione è la madre di tutte le riforme e riduce anche le possibilità di corruzione". Ha anche sottolineato che "gli imprenditori non sono tutti uguali, molti cercano di fare innovazione, lottano disperatamente, e poi ci sono gli assistiti, che vivono di privilegi, al limite della legalità; dobbiamo dare la capacità di crescere a quelli veri, che si impegnano. Siamo una parte molto sana del Paese, dobbiamo investire in ricerca e innovazione e batterci a livello civile perché la classe politica faccia un salto di qualità e perda le cattive abitudini degli ultimi decenni". Il presidente degli Industriali è tornato anche sulla vicenda Fiat sottolineando che "un grande paese industriale deve avere una grande industria automobilistica" e augurandosi che "il gruppo destini una quota di investimenti nel nostro Paese".

ROSSANA PECCHI

Commenti

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  1. Scritto da Giulio

    Sì, concordo la politica deve mettere al centro l’industria manifatturiera e tecnologica. Per farlo deve innanzitutto fermare gli investimenti ed i soldi facili in settori decotti come infrastrutture inutili (ce ne sono), i centri commerciali, le logistiche e nuovi insediamenti abitativi . Avrebbe dovuto farlo prima , per poter uscire con meno danni dalla droga di 10 anni di questi settori che ci hanno lasciato con un pugno di mosche in mano.

  2. Scritto da chicca

    Sara’ molto difficile trovare il valore della meritrocrazia,della legalita’ e dell’onesta’,dopo questi vent’anni di schifo.E al momento attuale per uno che non e’ un industriale,e che non riceve e non ha mai ricevuto nesun contributo statale;ma che da’ lavoro a 3/4 dipendenti e’impossibile tirare avanti,quindi non lo vede proprio il futuro,neanche quello di domani mattina.

  3. Scritto da Ennio

    Lo stato e la regione devono smettere di finanziare “servizi” , formazione, consulenze , finanzino l’innovazione di chi produce beni fisici/industriali