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Mazzoleni lancia la sfida: “Bergamo sia Centro europeo dell’innovazione” fotogallery

Il presidente degli Industriali all'assemblea organizzata alla Dalmine ha messo in luce gli sforzi compiuti dalle imprese che già oggi investono il 2,4% del fatturato in ricerca.

Non è più tempo di glorificare il passato e di troppe parole, occorre soprattutto fare.

E’ il richiamo del presidente Carlo Mazzoleni all’assemblea di Confindustria Bergamo, non a caso in gran parte centrata sulle imprese innovative, premiate all’interno del concorso Odysseus – navigare nelle idee. All’interno dell’enorme ed evocativo complesso della Dalmine il presidente degli Industriali ha proposto un obiettivo concreto, ideale proseguimento e ampliamento del "Modello Bergamo": diventare una delle Comunità della conoscenza e del’innovazione che verranno designate dall’European Institute & Technology tra il 2014 e il 2019.

Una sfida importante, che richiede un vero e proprio salto di qualità e ancora un più stretto legame con l’Università e con il mondo della formazione. A questo si aggiunge la revisione del Rapporto Ocse, grazie all’azione della Camera di Commercio.

"Il sogno – ha sottolineato – è portare la nostra città a diventare uno uno dei centri dell’Europa del futuro, attrarre investimenti e genererare innovazione continua. Non so se la competizione sarà vinta, ma dobbiamo essere all’altezza di fare il salto di qualità. E l’associazione avrà anche il compito di far conoscere quello che è stato fatto di positivo e trasferirlo alle imprese che vogliono crescere".

L’industria bergamasca, ha voluto sottolineare il presidente, non parte da zero: da un’indagine condotta fra le associate emerge che è stato in media dedicato il 2,4% del fatturato alla ricerca e sviluppo.

"Non è valore statistico – ha precisato – perché è relativo solamente alle aziende che hanno indicato questa voce nei loro bilanci, ma è indubbiamente un dato molto buono , che ci mette alla pari di Paesi come Germania, Stati Uniti e Giappone". Un valore che conferma l’imprescindibilità del binomio innovazione-internazionalizzazione. Non è un caso che le uniche buone notizie dalla crisi vengano dal commercio estero.

Come ha sottolineato il presidente Mazzoleni, nella nostra provincia le esportazioni stanno aumentando dell’8% ed è "assai probabile che si raggiunga il record storico del fatturato e soprattutto del saldo commerciale, non lontano dai 5,5 miliardi di euro". E anche l’anno prossimo non ci sarà crescita se non nei mercati internazionali.

"E’ perfino difficile immaginare – ha aggiunto – quale sviluppo potrebbe avere l’economia bergamasca se non esistessero economie "favorite" e se l’Italia non fosse penalizzata da costi anomali". La manifattura, insomma, supera di gran lunga l’economia di carta, come conferma anche la stessa Dalmine, dove ci sono tutti gli ingredienti del nuovo, "la competizione con il mondo, le competenze e la formazione, la ricerca, il capitale, la compatibilità ambientale, l’organizzazione del lavoro, il rapporto con il territorio".

Stride, per contro, il quadro istituzionale e normativo. E c’è anche un certa delusione rispetto al governo dei tecnici, giudicato su molti fronti troppo prudente e ancora troppo in difesa delle rendite, deficitario,mper contro, sul contenimento della spesa pubblica. Giudizio severo anche sulla riforma del lavoro da parte degli imprenditori di Confindustria Bergamo che, come ha riportato il presidente, criticano gli interventi sulla flessibilità e ritengono penalizzanti gli incrementi delle aliquote contributive.

C’è inoltre poca discontinuità con il passato. E restano i vecchi problemi, resi quasi insormontbili dalla crisi: i costi anomali dell’energia, la produttività del sistema pubblico diminuita a tutti i livelli, locale, provinciale, regionale, le imposte locali incontrollate (all’IMU si aggiungerà il tributo TARES calcolato sulle superfici, di fatto un’ulteriore patrimoniale), i costi insediativi raddoppiati.

Con il risultato di far calare ulteriormente l’attrattività del territorio. Confindustria Bergamo costituirà un "Osservatorio sulla Fiscalità locale" per monitorare l’andamento e sostenere le imprese nel contenzioso. Fra le buone notizie c’è l’arrivo dei "Bond del Territorio", calmieri dei tassi: Confindustria Bergamo investirà per finanziare le imprese bergamasche con tassi che avranno come tetto 1 o 2 decimali sopra il tasso di inflazione e che possono essere dimezzati per le imprese con miglior rating o maggiori garanzie. Un modo per intervenire sul credito troppo caro o inaccessibile che scoraggia le iniziative.

"Siamo abituati a fare molto da soli – ha concluso il presidente Mazzoleni agganciandosi suo malgrado alla cronaca politico-giudiziaria di questi giorni – ma sappiamo che c’è bisogno di tutti, avvertiamo un disperato bisogno di comportamenti virtuosi e responsabili, di affermare il merito, la certezza del diritto, l’etica nella politica e nella vita pubblica". ù

Rossana Pecchi

Commenti

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  1. Scritto da Andy baumwolle

    Ma basta farneticazioni!!
    Si faccia un giro in Europa e negli USA e veda veramente cosa e’ l’innovazione ( ma sto qui almeno l’inglese lo parla?)
    Le imprese bergamasche nel migliore dei casi sono sub fornitori di aziende tedesche francesi americane…..
    Basta voli pindarici
    Basta slogan!
    Realismo e contenuti please

  2. Scritto da Ermanno

    Dobbiamo tornare, per chi ha capacità di investimento, al gusto di creare prodotti e produrre . Basta centri commerciali , edilizia speculativa e altre amenità simili . Ne stiamo morendo.

  3. Scritto da Eugenio

    La mia sensazione è che la regione ad es dia soldi a chi si occupa di servizi, promozione, immagine, consulenze, formazione invece che darli, se non marginalmente, a chi fa innovazione tecnologica. Che risultati hanno dato a consuntivo 20 anni di spese in quell’altra direzione ?