La riflessione

“La natura non basta ai turisti e i nostri monti si trasformano in luna park”

Pubblichiamo la riflessione di Anna Carissoni, giornalista e scrittrice di montagna, in merito allo sfruttamento delle montagne bergamasche con l’obbiettivo di ampliare l’offerta turistica tra voli in elicottero, gite in quad, fuochi d’artificio in quota.

Pubblichiamo la riflessione di Anna Carissoni, giornalista e scrittrice di montagna, in merito allo sfruttamento delle montagne bergamasche con l’obbiettivo di ampliare l’offerta turistica tra voli in elicottero, gite in quad, fuochi d’artificio in quota.

Escursioni in elicottero per tutti da 40/ 50 euro a cranio; cascate del Serio “son et lumière”, fuochi d’artificio in quota, gare di enduro, moto che scorazzano ovunque, fuorilegge ma indisturbate; e, buona ultima, la proposta di attrezzare per tutti la salita della Presolana: ad ogni estate che passa la nostra montagna viene ridotta sempre di più ad un luna-park, nell’ottica di un turismo dalle facili emozioni, nel tentativo di recuperare il treno – definitivamente perduto? – della qualità della nostra offerta turistica. In omaggio alla demagogia della "montagna per tutti" e del "tutto fa brodo”, si moltiplicano le iniziative che trasformano la montagna in luna-park, portando in quota le nevrosi urbane della velocità, della potenza, del fracasso, spie della divaricazione schizofrenica tra enunciati buonisti, egualitaristi, solidaristi, ecologisti e comportamenti che vanno in senso diametralmente opposto: gli stessi soggetti che si riempiono la bocca di parole come sostenibilità, riduzione dell’impiego dei mezzi motorizzati, etica del risparmio energetico, ecc. sono i primi che organizzano iniziative turistiche di pesante impatto ambientale. Voli in elicottero un po’ ovunque che promettono “incredibili sensazioni”; escursioni in quad per “un’avventura su questi simpatici cavalli a 4 ruote”: e così l’elicottero, strumento di lavoro utilissimo in montagna, viene usato come un’attrazione da Luna Park, e i quadrupedi veri – cavalli, muli, asini – non vengono usati per trekking ben più “naturali”, alimentando la confusione ormai cronica tra realtà e gioco. Non viene il sospetto, tra l’altro, che l’attenzione ai gas serra e agli spaventosi effetti del surriscaldamento globale venga fatta valere solo quando serve a giustificare le più ignobili speculazioni sulle "energie rinnovabili"?

E che dire dell’impatto di tutto questo fracasso sulla fauna selvatica? Gli animalisti amici dell’orso e del lupo non hanno nulla da dire in proposito? In ogni caso, uso di mezzi meccanici per salire su e già dalle montagne senza viverle, senza provare la fatica, evitando le sensazioni e i contatti umani e con la natura che sono resi possibili dal turismo normale, velocità, spettacolarità: come se la realtà non bastasse più, come se ci volesse stordire, e quindi non lasciare più alcun spazio al silenzio, alla riflessione, alla contemplazione. Non basta la bellezza naturale dei luoghi, si vuole una "realtà gonfiata" (proprio come quella delle veline, che sarebbero belle anche senza silicone), quella artificializzata, come al cinema.

Lo spettacolo della natura non piace più, per cui la montagna vera non può che uscirne svalutata: si naturalizza (in modo artificiale) la montagna alpina già intensamente vissuta dall’uomo mente si artificializza quella che era rimasta inviolata, con la motivazione della "democratizzazione" della fruizione, ma in realtà con la finalità di attirare il turismo della facile e mercificabile emozione a tutti i costi. Intanto i turisti che amano la montagna vera scelgono altre destinazioni perché manca la cura delle risorse già presenti, mancano gli strumenti per una fruizione turistica di base: reti sentieristiche in buone condizioni, per esempio, non sentieri e mulattieri ridotti a solchi profondi scavati dalle moto! E poi moto, quad e motoslitte scacciano i camminatori, i biker, i cavalieri; mancano sistemi di segnaletica decenti ed aree ben attrezzate per la sosta; mancano malghe ben tenute, da valorizzare di più e meglio, magari coi fondi pubblici utilizzati invece per allestire le piazzole per gli elicotteri.

Anna Carissoni

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