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La pista ciclabile della Valle Brembana da gioiello a degrado

La pista ciclabile, uno dei biglietti da visita della Valle Brembana, rischia di cadere nel baratro fra scarsa manutenzione, vandalismo e abbandono.

La pista ciclabile, uno dei vanti della Valle Brembana sembra che negli ultimi tempi abbia avuto un caduta. I continui atti di vandalismo e la scarsa manutenzione rischiano di farle fare la fine della vecchia ferrovia.

Il percorso inaugurato nell’ottobre del 2007 con i suoi 21 km di lunghezza fra gallerie, anfratti e panorami suggestivi fa gola alle migliori piste ciclabili dell’Alto Adige. Purtroppo dall’entusiasmo iniziale le cose sono andate via via scemando e negli ultimi tempi i problemi si susseguono. Lo scorso giugno un ragazzo e una signora scontrandosi erano finiti in ospedale dopo che erano entrati in una delle gallerie completamente al buio. Buio causato da atti di vandalismo, gli ennesimi: non molto tempo prima, ad esempio, erano state imbrattate le mappe del percorso ciclabile.

Dopo l’incidente la provincia, responsabile della manutenzione straordinaria dei tunnel ha deciso di chiudere le gallerie “Serrati” e la “sotto Cornello” in attesa di manutenzione. Due mesi dopo, nulla è stato fatto. L’indignazione della gente è ben visibile dalle scritte sulle sbarre di divieto d’accesso alle gallerie e ora i ciclisti sono costretti a deviare il percorso in strada, situazione non delle migliori soprattutto per le famiglie con i bambini costretti in fila indiana per evitare le auto in corsa.

A San Pellegrino, nel tratto poco prima della fonte, una frana caduta durante le forti piogge della notte di sabato 9 giugno invade ancora oggi la pista, due mesi esatti dopo, costringendo chi passa a cercare di evitare l’acqua e il fango.

Alla base c’è un problema di manutenzione ordinaria che non viene effettuata: restano per il momento lontane, a quanto pare, la pulizia e gestione della ciclovia, e tutto si chiedono per quanto ancora. Quello che doveva essere uno dei fiori all’occhiello della Valle Brembana per il momento rischia di cadere nel baratro.

Nicolò Belloli