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Passa solo dall’export la strada per la salvezza delle industrie italiane fotogallery

L'esperto di economia Giovanni Cagnoli ha delineato l’evoluzione della crisi agli imprenditori di Confindustria Bergamo.

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Passa solo dall’export la strada per la salvezza delle industrie italiane. Il messaggio arriva da Giovanni Cagnoli, amministratore delegato di Bain & Company Italy, società di consulenza strategica e organizzativa, che ha inaugurato il nuovo ciclo delle Serate per l’imprenditore, momenti di approfondimento e dibattito, organizzate da Servizi Confindustria Bergamo.

Giovanni Cagnoli, introdotto dal vice-presidente Matteo Zanetti, che ha invitato gli imprenditori a dare al Paese esempio di compattezza, mantenendo fiducia nel futuro, ha fatto il punto su “L’evoluzione di questa lunga crisi”, offrendo scenari di riferimento e visioni strategiche.

Ad un quadro generale fosco, pur se non completamente privo di prospettive, Cagnoli ha contrapposto una visione nel complesso positiva della manifattura bergamasca, grazie soprattutto alla forte propensione all’export.

“L’apertura ai mercati stranieri la rendono una delle province più dinamiche del Paese – ha commentato – anche se resta il problema della eccessiva frammentazione. Per questo è importante lavorare sulle aggregazioni ad ogni livello”. Secondo l’esperto anche settori che sono stati in forte crisi, come il tessile, stanno recuperando competitività, grazie alla spinta tecnologica. Il quadro in cui la manifattura bergamasca e italiana si muove resta però difficilissimo e i tempi per una definitiva uscita dalla crisi saranno molto lunghi.

E sempreché in questi giorni vengano compiuti i giusti passi. Su una cosa però Giovanni Cagnoli è sicuro: l’euro è destinato a rimanere e l’alternativa avrebbe conseguenze devastanti per tutti, Germania compresa, perché anche il sistema finanziario tedesco verrebbe spazzato via in caso di morte della moneta europea. “Certo – ha ammesso – non abbiamo la tradizionale valvola di sfogo della svalutazione che ci avrebbe salvato da molti impacci”. Il contenzioso europeo è facilmente illustrabile: “I tedeschi vogliono un maggior controllo della sovranità nazionale degli Stati indebitati, altrimenti non sono disponibili a dare garanzie per abbassare il costo del debito”.

“In realtà – aggiunge – noi avremmo tutto l’interesse a perdere un po’ di sovranità, vista l’incapacità della politica degli ultimi 30 anni. Si cerca un accordo, ma c’è poco, pochissimo tempo. Onestamente credo che alla fine la risposta sarà positiva, il dubbio è se siamo al massimo della crisi o se dobbiamo sprofondare ancora un po’” e quindi patire ancora più conseguenze.

“Purtroppo – ha sottolineato – anche di recente abbiamo dato prova di inaffidabilità. Passata la grande paura per gli spread il processo di riforma si è subito bloccato di fronte ad una legge sul lavoro molto annacquata. La Germania, quando era alla prese con il difficile processo di integrazione dei territori dell’est ha adottato una politica durissima, sia sul fronte delle pensioni che dei salari, e si aspetta da noi altrettanto”.

Insomma, anche per Cagnoli siamo sull’orlo dell’abisso, non a causa dell’altissimo debito, “nessuno mette in discussione la nostra capacità di far fronte a questo debito” ma per lo spread, perché “un interesse sul debito del 7% non è sostenibile, se resta sul 4-4,5% ce la facciamo. Potremo tollerare nuovi aumenti di spread per 3-6 mesi, non di più”. Intanto i mercati finanziari si muovono velocemente, seguendo logiche perverse e potenzialmente autodistruttive. “E noi ci mostriamo inerti”. Cagnoli, che è da circa tre mesi alle prese con una consulenza gratuita sulla operazione di revisione della spesa pubblica, ritiene che gli spazi per agire siano enormi e che si potrebbero mettere in cantiere tagli per 30-40 miliardi.

“Ma le resistenze – ammette – sono altrettanto infinite, perché si va a colpire una classe dirigente parassitaria abituata ad ogni privilegio”.

Fra gli esempi citati quello del trasporto pubblico locale. “In Italia abbiamo 1064 aziende, con relativi presidenti, consigli di amministrazione, eccetera. Negli altri Paesi hanno fra le 20 e le 30 aziende”. Quasi scontato il riferimento alla sanità. “Se all’ospedale di Niguarda un reagente per il colesterolo costa 100, nel peggiore del benchmarck si sale a 900. Una notte in ospedale costa in alcune strutture il 250% in più. Fra i vari enti di cui si siamo occupati c’è l’Ente per lo sviluppo della cooperazione che forma revisori dei bilanci pagando questa formazione il triplo della media del mercato. Per smontare tutto questo occorre commissariare lo Stato, che pesa per il 45% sul Pil, non ce lo possiamo permettere”. E così, a causa delle infinite resistenze si arriverà a proporre tagli per 7-8 miliardi di euro, “ma se va bene il Parlamento li dimezzerà”.

E Cagnoli aggiunge: “Se il prossimo governo avrà il coraggio di proseguire con i tagli radicali abbiamo davanti una strada migliore e più facile di Paesi come Usa, Inghilterra e Giappone. Non si possono ignorare alcuni fatti positivi, come l’avanzo commerciale, su cui non possono contare, per esempio, né Francia, né Spagna”. La ricetta prevede una pluralità di leve e tempi lunghi perché “per rimediare a 30 anni di cattiva politica, che hanno portato il debito dal 60 al 123% del Prodotto interno lordo, ci vorrà una generazione. Indispensabili – ha elencato – la dismissione del patrimonio immobiliare non più necessario allo Stato, l’aumento della produttività, con salari differenziati nelle varie parti del Paese proprio in relazione alla quantità di valore aggiunto prodotto, una decisa lotta all’evasione fiscale, l’adozione di una sostanziale equità fiscale, con riduzione del cuneo soprattutto nei confronti dei lavoratori con redditi medio-bassi”. Necessaria anche una forte riduzione degli incentivi per l’industria.

Il meccanismo per il sostegno al fotovoltaico, secondo Cagnoli,“è uno scandalo nazionale; all’estero pensano che siamo pazzi o corrotti”. Una parziale assoluzione, invece, viene data alle banche. “Stanno subendo anche loro lo spread e le rigidità delle norme di Basilea, fatte al momento sbagliato”. Fra le idee di Cagnoli anche qualcuna irrituale, come quella di proporre ai tedeschi garanzie di peso “come i 120 miliardi di oro della Banca d’Italia, le nostre migliori aziende pubbliche, e anche qualche bene come la Galleria degli Uffizi. Non sto dicendo certo di cederli, ma di usarli come massima garanzia”.

Infine, come se non bastasse, un’ultima nota preoccupante. “Se nel complesso sono ottimista, anche perché fenomeni legati alla globalizzazione, come la concorrenza cinese e dei Paesi dell’est europeo per il costo del lavoro si stanno attenuando, sono molto preoccupato dalla fuga di giovani cervelli dall’Italia. E’ una tendenza già in atto che coinvolge le menti migliori: c’è un vero rischio di impoverimento del Paese”.

ROSSANA PECCHI

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Commenti

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  1. Scritto da Paperon de paperoni

    Quando si assolve la speculazione bancaria significa chevsi fa parte di quella speculazione.

  2. Scritto da Fuga dei cervelli

    ma non è che tra i principali responsabili della fuga di cervelli ci sono quelli a cui parlava?
    Che per il marketing c’è la figlia laureata in economia e commercio, per i sistemi informativi c’è l’aziendina del cugino del direttore acquisti che è figlio del proprietario, per la direzione generale c’è il marito della figlia, per le inefficienze in produzione, c’è l’immigrato sottocosto in lavoro nero, etc. etc. ?
    Per non dire della ricerca che naturalmente non si fa perché non produce truciolo e quindi non è un lavoro.
    L’hanno capito che il sistema sta andando fuori strada perché chi guida non è capace di guidare?
    E che in giro comincia a esserci molto malumore per questa uscita di strada?

  3. Scritto da Arianna

    Una giusta analisi dei problemi italiani,, quello che non si capisce è come mai i ” cervelli ” dei nostri governanti ed anche quelli dell’eurozona non riescono a risolvere questa grossa crisi..oppure non vogliono !!!! Chi è che tira i fili ai burattini??