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Ceccardi, Federmeccanica “Rinnovo del contratto solo se c’è competitività” fotogallery

E' stato il giorno dell'orgoglio, quello celebrato a Bergamo durante l'assemblea nazionale di Federmeccanica svoltasi oggi pomeriggio nella platea del Teatro Donizetti. Orgoglio per un settore industriale che è il cuore della manifattura italiana. Lo hanno sottolineato il presidente di Federmeccanica Pier Luigi Ceccardi e il presidente di Confindustria Bergamo Carlo Mazzoleni.

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E’ stato il giorno dell’orgoglio, quello celebrato a Bergamo durante l‘assemblea nazionale di Federmeccanica svoltasi oggi pomeriggio nella platea del Teatro Donizetti. Orgoglio per un settore industriale che è il cuore della manifattura italiana. Lo hanno sottolineato il presidente di Federmeccanica Pier Luigi Ceccardi e il presidente di Confindustria Bergamo Carlo Mazzoleni.

"Bergamo – ha ribadito Carlo Mazzoleni nel suo saluto – è un territorio fra i più industrializzati e le imprese metalmeccaniche sono una fetta fondamentale, anche dal punto di vista dell’occupazione. Bergamo continua ad avere performances significative in fatto di esportazioni, ma la crisi si fa sentire e la disoccupazione è in crescita, mentre il tasso di occupazione è in calo, anche se la disoccupazione giovanile, intorno 10%, pur elevata, è comunque significativamente più bassa della media nazionale".

Mazzoleni ha sottolineato lo sforzo per l’innovazione e l’internazionalizzazione attuato dalle imprese, sostenute da Confindustria Bergamo, ricordando anche la volontà di operare secondo il Modello Bergamo, per favorire la coesione sociale, con iniziative come gli accordi per l’apprendistato.

"Le imprese stanno reagendo – ha concluso – ma il senso di frustrazione e solitudine è molto forte, anche perché i segnali che vengono dal mondo politico non sono chiari, basti pensare ad una riforma del mercato del lavoro non pienamente soddisfacente".

Secondo il presidente Mazzoleni “le imprese non possono essere gravate da responsabilità non loro, non si può demandare al contratto nazionale la risoluzione di problemi che non possono essere affrontati dalle parti sociali".

E di contrattazione ha parlato a lungo Pier Luigi Ceccardi che non ha taciuto accenti drammatici sottolineando come l’industria metalmeccanica, che copre il 52% delle esportazioni italiane, stia attraversando "la crisi più grave e prolungata della sua storia" e che "la sopravvivenza stessa delle sue imprese è messa a repentaglio". Il presidente di Federmeccanica ha sottolineato che il rinnovo del contratto verrà perseguito "se funzionale all’accrescimento della produttività e della competitività delle imprese". Ha quindi ribadito la volontà di attuare uno stretto collegamento tra salari e produttività e di rafforzare la contrattazione aziendale "coordinata e sempre meno subordinata alla contrattazione nazionale".

Ha inoltre evidenziato l’anomalia dello stallo delle relazioni con la Fiom. Per quanto riguarda l’azione del governo il presidente di Federmeccanica Ceccardi ha sottolineato che nella riforma del lavoro, in particolare sulla flessibilità in entrata e in uscita, si sia rimasti in mezzo al guado, che sugli ammortizzatori sociali si siano create incognite soprattutto in relazione all’allungamento dell’età lavorativa, che sulle politiche attive del lavoro si sia realizzato poco o niente. “La stessa vicenda dei cosiddetti esodati – ha specificato – rischia di offuscare una riforma delle pensioni necessaria seppur onerosa per le imprese”.

A questo proposito il presidente ha proposto un’iniziativa della Confindustria verso le altre Confederazioni e nei confronti del Governo in una prospettiva di collaborazione sui temi dell’industria e del lavoro.

Il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, per la prima volta a Bergamo dopo l’elezione, ha insistito anch’egli sulla portata eccezionale della crisi, che vede come principale imputata la bassa crescita, preesistente rispetto alle attuali difficoltà.

“Molte imprese – ha sottolineato – sono un modello positivo, e interi settori come la meccatronica stanno vivendo una stagione eccezionale, segno che è possibile rafforzare la presenza sui mercati esteri con produzioni di qualità e innovativi”. Ha ribadito che quella della semplificazione amministrativa è la madre di tutte le riforme, affiancata da “riforma fiscale, nuovi modelli di credito alle imprese, nuova politica industriale per la crescita”. Infine ha precisato che sulla riforma del lavoro “Confindustria ha un atteggiamento costruttivo, ma non rinuncia all’idea di avere un mercato dinamico” e che occorre “riconsiderare le eccessive rigidità e i costi aggiuntivi”, perché se è vero che “non si crea occupazione per decreto, per decreto la si può scoraggiare”.

Rispetto alla delicata fase delle relazioni sindacali ha infine sottolineato che “deve essere portato a compimento accordo confederale del 2011” e che occorre “certificare la rappresentatività delle rappresentanze sindacali” per permettere di prendere le decisioni a maggioranza sui contratti.

ROSSANA PECCHI

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Commenti

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  1. Scritto da Paolo

    ” si rischia di offuscare una riforma delle pensioni necessaria seppur onerosa per le imprese”
    Ah bè , io avevo capito che era leggermente onerosa per chi doveva andare in pensione. Mi sarò sbagliato