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Lite Comune-società, Villa d’Almè addio: 240 bimbi senza squadra

Inutile le preghiere di genitori e nonni che hanno voluto farsi sentire con l'Amministrazione. L'ex patron giallorosso Marino Pellegrinelli: "In tempo di crisi senza aiuti si fa dura".

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Pochi giorni fa si giocava l’accesso al prestigioso campionato di Serie D mentre oggi, giovedì 21 giugno, scompare definitivamente dal panorama calcistico bergamasco. Ma quanto è breve il passo dalla Serie D alla chiusura dei battenti? Chiedetelo ai genitori dei piccoli allievi della scuola calcistica del Villa d’Almè che, dopo anni più o meno gloriosi passati ad ottenere vittorie in tutta la provincia, si trovano senza una squadra in paese. La colpa? A sentire la società è del Comune, a sentire il Comune è della società. Sta di fatto che ora il Villa d’Almè Calcio è definitivamente scomparso, dopo che i due presidenti Marino Pellegrinelli e Sergio Ferrari hanno ceduto il loro posto nel campionato di Eccellenza al Valcalepio, togliendosi definitivamente dai giochi.

"In tempo di crisi – ha spiegato Pellegrinelli – senza aiuti si fa dura per tutti. Anche per noi che, in tutti questi anni, abbiamo portato avanti il nostro progetto con tanta passione. Quando abbiamo chiesto uno sforzo all’Ammnistrazione affinché ci venisse incontro per i costi del centro sportivo comunale ci siamo sempre sentiti rispondere che di soldi non ce n’erano, così non abbiamo potuto far altro che adeguarci ai tempi, vendendo la categoria e chiudendo tutto. Ora, la nostra speranza è che questi bambini trovino spazio altrove, magari in ambito oratoriale".

Uno strappo, quello tra Comune e vertici societari giallorossi, che non sono riusciti a ricomporre neppure genitori e nonni dei bimbi che a partire da quest’estate si troveranno senza una squadra di calcio per i loro pargoli: "Se ora il Villa d’Almè scompare cosa faranno i 240 tesserati del settore giovanile? Lo sport è un mezzo di comunicazione sociale molto importante – scrivono nella lettera inviata al sindaco Giuseppina Pigolotti -, e noi non vogliamo che i nostri figli crescano solo con la tecnologia. Ora dove li manderemo? E gli impianti sportivi che fine faranno? Cosa c’è di più importante della crescita dei nostri bambini che sono i cittadini di domani?". Tutte domande che, per ora, rimangono senza risposta.

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Commenti

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  1. Scritto da andrea

    Parlo da residente di Villa d’Almè che tuttavia non conosce le dinamiche riguardanti l'”economia” del settore sportivo del mio comune. Vedendo le cose da fuori mi sento di dar ragione a Mario: avere la società del proprio paese in Eccellenza o in serie D è motivo d’orgoglio, ma in tempi duri come questi non si può pretendere soldi dal Comune (dopo che oltre tutto ha rifatto già bar, manto di gioco e tribune negli ultimi anni). aggiungo una domanda:i soldi incassati dalle partite a calcetto e tennis (per il calcetto sono 50 €, il tennis non so – tralasciamo il fatto che non vengano rilasciate ricevute -) dove finiscono?

  2. Scritto da Raffaele

    Valtesse FC (calcio a 5 csi) allestisce squadre selezionando giocatori dai 16 anni compiuti. Per informazioni info@valtesse.it. Se dei ragazzi rimasti senza squadra fossero interessati qualche posto c’è

  3. Scritto da ugo b

    sicuramente, in senso generale, se le società dilettantistiche rimanessero tali…………con i rimborsi spese per i calciatori non da professionisti….. rimarrebbero sempre in vita.

    1. Scritto da andrea

      quoto!!!

  4. Scritto da Mario

    il settore giovanile si autofinanzia con il contributo chiesto ai genitori, gli ex presidenti probabilmente hanno esagerato con la prima squadra ed ora scaricano le loro responsabilità sui bambini e i loro poveri genitori. Nesuno impedisce loro di abbandonare ma è assurdo dare la colpa alle amministrazioni che si dovrebbero far carico di costi non previsti e non messi a bilancio. Pultroppo non è la prima e non sarà l’ultima situazione del genere, finchè una diregenza si appassiona per svariati motivi, dal figlio che gioca o da interessi economici, si va alla grande, quando questo termina si lascia tutto di colpo…

  5. Scritto da Genitore

    La colpa e’ dei dirigenti non del comune, al posto di creare il lusso e pensare solo al prestigio dovevano pensare solo al calcio come divertimento per i giovani, l’ ex patron Marino Pellegrinelli dovrebbe pensarci due volte prima di fare certe dichiarazioni, l’ obbiettivo di noi genitori non e’ vedere nostro figlio diventare famoso tirando calci al pallone…

    1. Scritto da Marco

      Troppo comoda che siano gli altri a pensare al bene dei ns figli. Perchè anzichè criticare non provate a pensare voi al “divertimento” dei propri figli? Non credete che il Marino abbia di meglio da fare che pensare ai ns figli? E il comune a cosa serve? Chissa perchè non si è mai tirato indietro alla richiesta di nuovi monumenti,vedi Alpini, Caduti, i vari Impastato ecc ecc…

  6. Scritto da roberta

    Cara redazione, da ex giornalista so bene che è più facile, più bello e più sensazionalistico sparare questi articoli “a metà”, in cui si sente solo una delle due parti. Ma con i potenti mezzi (telefono) di cui disponiamo oggigiorno, cosa vi costava telefonare al sindaco per chiederle la sua versione? Costo in termini di tempo e di soldi: pochi minuti, pochi euro. Vantaggio in termini di serietà e completezza dell’articolo: elevato.

    1. Scritto da jack

      Ma è così difficile capire che la riflessione che l’articolo ci porta a fare va ben al di la di capire di chi sono le colpe di quanto sta capitando a Villa d’Almè? Siamo sicuri che i soldi spesi da molte società per i nostri bambini per la divisa d’allenamento, la divisa per la gara, quella da passeggio e via discorrendo, siano ben spesi? Ma davvero i nostri bambini vogliono tutto questo? O per loro basta un pallone, un paio di scarpe, un campo e altri 10 amici?

      1. Scritto da Marco

        E allora cosa cambia? Il campo rimane, la palla ognuno la porta da casa come gli scapini e via…. Se è questo ch vogliamo…E’ esattamente quello che hanno nei paesi del terzo mondo…

    2. Scritto da Redazione Bergamonews

      Cara Roberta, il giornalista che ha curato l’articolo nel pomeriggio di mercoledì ha provato più volte a contattare il sindaco di Villa d’Almè, senza però riuscirci. Se il primo cittadino ci vorrà dire la sua saremo ben lieti di offrirgli tutto lo spazio che desidera.

      1. Scritto da roberta

        “Ha tentato più volte nel pomeriggio…” evidentemente anche voi appartenete al partito (ahimè maggioritario) di coloro che credono che gli amministratori locali non facciano altro nella vita, non lavorino, non abbiano altri impegni e campino perciò di aria e di amore. Visto che l’argomento non era esattamente di scottante e incipiente attualità avreste potuto attendere qualche giorno. Dopodichè, trascorsi quei giorni, l’avreste potuto pubblicare dicendo anche che l’amministratore o gli amministratori contattati non avevano ritenuto di rispondervi (perchè quando accade è giusto dirlo).

        1. Scritto da Redazione Bergamonews

          La ringrazio dei suggerimenti, fanno sempre bene e bgnews dà spazio volentieri anche alle critiche. Ma se permette abbiamo competenze e capacità per valutare se un argomento è di scottante attualità. Un caro saluto. Rosella del Castello

  7. Scritto da Jack

    Vicenda emblematica. Forse si tornerà a tira calci al pallone come si faceva una volta, solo per puro divertimento, mettendo al centro delle nostre attenzioni il bambino, il suo mondo e le sue esigenze e non quelle dei dirigenti / allenatori / genitori. E magari ci si ridimensionerà anche negli eccessi che ci sono stati negli ultimi anni anche nei settori giovanili.

  8. Scritto da julius

    articolo incompleto: quanto costa al comune il mantenimento di quelle strutture?
    articolo con premesse preoccupanti: “..ottenere vittorie in tutta la provincia…”, de coubertin addio…
    articolo realista: non ci sono più soldi per lussi del genere, se i genitori vogliono immutato il servizio dovrebbero pagarlo più loro
    articolo triste: “ora che noi non ci siamo, dovranno giocare all’oratorio” … che declassamento (o che fortuna?)

    io sono con lo sport e per lo sport, ma questo non significa che bisogna dimenticare lo stato preoccupante in cui ci troviamo, ed i comuni sono quelli messi peggio