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Il fiore che risolverà il problema inquinamento cresce a Bergamo

Potrebbe bastare un grazioso fiorellino, detto Arabetta, che cresce in terra bergamasca per migliorare la situazione dei terreni. Questa la scoperta fatta da un’equipe di ricercatori francesi dopo alcuni studi svolti nella Val del Riso, a Gorno.

Mettete dei fiori nei vostri… tubi di scarico. Potrebbe bastare un grazioso fiorellino che cresce in terra bergamasca per risolvere l’annoso problema dell’inquinamento dei terreni. Questa la scoperta fatta da un’equipe di ricercatori dell’università francese di Lille e dell’università di Verona, dopo alcuni studi svolti su una particolare specie di pianta che cresce nella Val del Riso, in particolare a Gorno. Si tratta dell’Arabidopsis Halleri, comunemente conosciuto come Arabetta. Questi sopralluoghi hanno avuto luogo alla Fattoria Ariete, una fattoria didattica che, tra i vari percorsi, prevede anche quello dedicato ai fiori e alle erbe.

La particolarità di questo fiore è che da sempre, vista la sua caratteristica di immagazzinare metalli pesanti, cresce in zone dove ci sono stati insediamenti minerari (da qui il nome “fiore delle miniere”), come in Val del Riso appunto. E proprio questa sua caratteristica potrebbe servire oggi a contrastare l’inquinamento. Si chiama infatti phytoremediation la nuova tecnica di risanamento dei terreni dai metalli pesanti che utilizza piante non adatte all’alimentazione e serve a combattere l’inquinamento con metodi naturali, con un impatto ambientale pressoché nullo e a costi moderati.

Questo fiore dunque assorbendo cadmio e zinco, risanerebbe i terreni dove è presente: i ricercatori stanno perciò lavorando per modificare i geni e permettere un assorbimento ancora maggiore. L’ultimo sopralluogo alla Fattoria Ariete, dove ci sono tre stazioni di studio, si è svolto nei giorni scorsi, quando gli studiosi hanno raccolto i semi dei fiori modificati per studiarli in laboratorio.

La phytoremediation contro l’inquinamento sta dando risultati anche in altri paesi. Negli Stati Uniti si lavora sul pioppo per l’assorbimento del selenio e del mercurio. In Danimarca la senape indiana è usata per assorbire il paracetamolo. Nella Repubblica Ceca le alghe servono per rimuovere le sostanze farmaceutiche dalle acque. La conferma di come questo metodo possa essere una possibile soluzione al problema dell’inquinamento.

Gessica Costanzo

Commenti

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  1. Scritto da roberta

    Provo a ri-postare il commento che stamattina avete censurato.
    La tecnica della phytoremediation non è così nuova come il sottotitolo parrebbe (vorrebbe?) far credere; anzi. Va poi detto che queste tecniche consentono di intervenire su suoli contaminati da metalli pesanti; nel caso dell’inquinamento atmosferico delle nostre città, in cui i problemi sono ben altro che i metalli pesanti e soprattutto stanno nell’aria e non nel suolo, tale tecnica risulta perfettamente inutile.

  2. Scritto da ottone erminio

    Molto interessanti le ricerche sulle specie floristiche endemiche, la bergamasca ne è ricchissima del resto. Tuttavia qualche perplessità rimane, a mio parere, sugli accumulatori vegetali. Si fanno carico di accumulare le sostanze e poi ? Non si possono bruciare, non si possono stoccare…Teme sia la solozione che sposta il problema ma non lo risolve in toto.
    Lode alla ricerca, sempre e comunque!

  3. Scritto da roberta

    Perchè avete censurato il mio precedente commento? Non conteneva alcuna offesa o insulto ma semplicemente una riflessione oggettiva e argomentata che portava a concludere la non attendibilità di parte di quanto riportato nell’articolo.