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La Rivista di Bergamo compie novant’anni E omaggia Ceresa

Il mondo dell'editoria festeggia il felice traguardo de "La Rivista di Bergamo": novant'anni in edicola. Il nuovo numero rende omaggio a Ceresa e offre una carrellata di saggi di illustri personalità bergamasche. Proponiamo l'editoriale di Fernando Noris.

Profuma ancora di stampa ed è già in edicola, come da novant’anni a questa parte, preziosa come può esserlo solamente "La Rivista di Bergamo”. La pubblicazione trimestrale edita da “Grafica&Arte”, numero settanta, celebra anche i nove decenni di attività culturale. L’editoriale che proponiamo, a cura di Fernando Noris, è solamente un piccolo assaggio.

Nel numero de "La Rivista di Bergamo" in edicola potrete trovare "Carlo Ceresa tra realtà e devozione" di Giovanni Valagussa; Una città e i suoi artisti. L’ambiente artistico nella Bergamo del Rinascimento di Attilio Pizzigoni; Via Vitae. La straordinaria Via Crucis di Angelo Celsi di Simone Facchinetti; Dall’amicizia all’arte. 

Le 120 mostre dell’ASAV di Seriate di Antonia Abbattista Finocchiaro; Rosaspina Buscarino Canosburi. Alle origini della forma di Cristina Trivellin; Arte del vetro Officina Santhomé. Collaborazioni artistiche di Sara Meda e ancora La Scuola di Bergamo – A.C. Allievi e Sostenitori dell’Accademia. Carrara di Belle Arti a cura di GianMaria Labaa. Infine Segnalazioni, mostre, libri di Maria Rosaria Agazzi. 

Attualità di una presenza
di Fernando Noris 

 

"Consapevole del fatto che in Italia si era creata quella che egli definiva “l’atmosfera della fazione”, Alfonso Vajana (1889-1957) pensò che la sua rivista potesse essere una valida piattaforma per “unire i cuori” dei Bergamaschi. La Rivista di Bergamo si sarebbe occupata prevalentemente di Bergamo, del suo passato, del suo presente, del suo futuro, attingendo “dall’esperienza del passato quei tesori di ammaestramento che ne derivano passando in rassegna le risorse nostre che sono molte, sollevando e discutendo e risolvendo piccoli e grandi problemi della vita nostra indicando le possibili vie future della nostra produttività, portando fuori dalle mura i segni della nostra operosità”. Unico esempio di questo genere nell’Italia dell’epoca" (R. Ravelli, Rivista n. 19, 1999, p. 51).

Fondata nel 1922, La Rivista di Bergamo fu creata, e diretta fino al 1926, da Alfonso Vajana, uno dei più significativi esponenti repubblicani della cultura politica che si rifaceva a Cattaneo e a Mazzini. Favorevole interventista, Vajana aveva aderito nel 1919 al movimento dei fasci dei combattenti, ma si era ben presto allontanato dal fascismo, a seguito della deriva violenta che ne aveva, e ancor di più ne avrebbe, caratterizzato lo sviluppo.

Ad Alfonso Vajana, una volta sollevato dalla direzione per quella sua scelta politica, subentreranno Mario Jardini (1926), Renzo Larco (1926), Ettore Capuani (1928) e Antonio Locatelli (1929), e poi ancora, prima del secondo conflitto, Nino Galimberti e Carlo De Martino.

Dal 1950 Nino Zucchelli (1913-1994) ridarà vita a La Gazzetta di Bergamo, cui, dopo tre anni, farà assumere il titolo di La Rivista di Bergamo (U. Zanetti, Rivista n. 1, 1995, pp. 60-63).

Dall’inizio del 1995, dopo avere rinnovato immagine e veste editoriale appositamente studiata da Grafica & Arte, grazie alle scelte congiunte degli editori Agazzi e di Attilio Pizzigoni, suo direttore fino al 2002, La Rivista di Bergamo ha inaugurato la Nuova Serie, giunta con questo numero all’uscita n. 70, sotto la direzione di chi scrive. Una occasione, per ricordare e celebrare, editorialmente, questo nostro anniversario, ci viene offerta dal lettore Gianluigi Brignoli, che ci sollecita a riprendere l’usanza, episodicamente già da noi praticata, di ripubblicare con regolarità un inserto tratto dalle antiche edizioni della Rivista: «La lettura, oltre che dell’attualità, anche delle pagine del passato contribuisce notevolmente – scrive – ad accrescere la conoscenza più specifica e a volte intima della Bergamo del passato». Non possiamo che dirci piacevolmente d’accordo, anche perché dall’autorevolezza dei molti collaboratori e sostenitori di Vajana (Francesco Scarpelli, fondatore con Vajana del Giornale di Bergamo, don Clienze Bortolotti, direttore de L’Eco, Bortolo Belotti, Pietro Maria Bardi, Camillo Costa, Umberto Ronchi, Alessandro Tiraboschi, Carlo Zilocchi, Ubaldo Riva, Arcangelo Ghisleri, Luigi Angelini, Ettore Janni, Ciro Caversazzi, Adone Nosari, direttore della Voce di Bergamo, Angelo Pinetti, Luigi Bruni, Luigi Filippo De Magistris, Nino Galizzi…) è transitata una parte notevolmente significativa della nostra storia. Idealmente ricollegandoci alla responsabilità di un passato tanto illustre e denso di valori, invitiamo i nostri lettori a seguirci anche per il presente, tanto più che, modificando anche radicalmente quanto la Storia pretende, non ci pare che “l’atmosfera della fazione” si sia esaurita con i decenni trascorsi.

In questo numero, Giovanni Valagussa, sullo scadere della mostra dedicata a Carlo Ceresa (aperta fino al 24 giugno) riflette su taluni aspetti della grande arte del pittore (che da “solo” brembano, si spera sempre possa essere anche valorizzato per certe sue -– inattese – aperture europee); Attilio Pizzigoni, ripropone un suo contributo pubblicato in lingua inglese in occasione della bellissima e apprezzatissima trasferta dell’Accademia Carrara a Canberra, nella lontana, ma vicinissima, Australia; Simone Facchinetti presenta la mostra itinerante realizzata dalla Fondazione Credito Bergamasco dedicata alla Via Vitae/Via Crucis di Angelo Celsi. Rende onore all’infinito lavoro dell’Asav (Associazione Seriatese Arti Visive) Antonia Abbattista Finocchiaro: tra mostre e conferenze, viaggi e concorsi l’Asav si è confermata un punto di eccellenza nel panorama culturale bergamasco.

Cristina Trivellin legge le origini della forma nella essenzialità di Rosaspina Buscarino Canosburi; Sara Meda riferisce del dialogo tra artisti nell’ambito delle opportunità che l’Officina Santhomé mette loro a disposizione nell’arte del vetro.

Come promesso, l’inserto, memoria di un passato-presente è dedicato a due istituzioni culturali da sempre al centro dell’interesse dei cittadini, l’Accademia Carrara e il Teatro Donizetti e e chiude il presente numero con le rubriche de La Scuola di Bergamo e delle segnalazioni di M.Rosaria Agazzi.

Commenti

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  1. Scritto da dario

    auguri alla rivista più prestigiosa di Bergamo!