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Bancarotta fraudolenta arrestati bergamasco e milanese

Compravano per un'azienda capi d'abbigliamento e li pagavano con assegni post-datati, poi insoluti; li rivendevano sottocosto senza farli transitare dalla società che poi è fallita.

La Guardia di Finanza di Bergamo venerdì ha eseguito due misure cautelari di arresti domiciliari nei confronti di 2 cittadini italiani, S.S. di ani 47, residente nel bergamasco e Z.F. di anni 49, residente in Milano, per i reati di truffa, bancarotta fraudolenta e tributari.

Le indagini delle Fiamme Gialle, dirette e coordinate dalla Procura della Repubblica orobica, hanno condotto all’emissione, da parte del Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Bergamo, delle misure cautelari che, da diversi anni, in sede locale, non venivano applicate per il reato di bancarotta.

L’indagine trae origine da alcune querele presentate per il reato di truffa da parte di 7 aziende, operanti nel settore del commercio di abbigliamento anche di importanti e noti marchi, nei confronti di una società di Romano di Lombardia.

Tale azienda, nel corso del 2010, dopo preliminari e piccoli acquisti regolarmente saldati con il solo scopo di conquistare la fiducia dei propri fornitori, aveva deciso di approvvigionarsi di ingenti quantitativi di capi di vestiario, i cui pagamenti però venivano effettuati con assegni bancari post-datati, tutti rimasti insoluti.

La tecnica utilizzata dai due soggetti, S.S., amministratore di diritto, e Z. F., amministratore di fatto della società di Romano di Lombardia, consisteva nel:

• fare provvista della merce “a costo zero”, in quanto proveniente da truffa avendo effettuato i pagamenti con assegni insoluti;

• rivendere i prodotti a prezzi fortemente concorrenziali, anche sotto-costo, non facendo transitare gli incassi nella contabilità aziendale.

In tal modo i 2 arrestati hanno determinato, con la distrazione di beni facenti parte del patrimonio sociale (consistenti in capi d’abbigliamento, accessori di pelletteria, arredi e denaro) per un ammontare complessivo di 1.150.000 circa di euro, la chiusura dell’attività ed il fallimento della società nel marzo del 2011.

Inoltre, per il solo anno 2010, sono stati sottratti al Fisco elementi attivi di reddito per un ammontare superiore al milione e mezzo di euro.

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