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Finanziamenti “difficili”: quali strategie adottare fotogallery

Prosegue il percorso di approfondimento promosso da Confindustria Bergamo su fisco e finanza. Nell'ultimo incontro si è discusso del tema dei finanziamenti "difficili".

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Guardare fuori i confini è per le aziende la chiave di volta anche per ottenere più facilmente finanziamenti dal sistema bancario. Sia perché le banche privilegiano progetti chiari e definiti di espansione, sia perché fuori confine aumenta, in genere, anche la capacità di incassare i propri crediti. Sono le maglie strette del rating legate ai criteri di Basilea 3, come ha sottolineato Cristiano Carrus, direttore territoriale del Credito Bergamasco, che ha partecipato al secondo incontro promosso da Confindustria Bergamo e Servizi Confindustria Bergamo nell’ambito del ciclo “Fisco e finanza” e focalizzato sulla centrale rischi e gli indicatori rilevanti nei rating bancari. Ma se una restrizione del credito è innegabile, secondo il dirigente bancario c’è la volontà della banca di sostenere le piccole imprese con chiari e definiti progetti. “Gli impieghi nel territorio sono in crescita – ha sottolineato – anche se limitata, ed in generale sono aumentati i finanziamenti alle piccole imprese e diminuiti quelle concessi alle grandi”.

Carrus ha negato che la banca guardi solo al passato, cioè al bilancio, per valutare un’azienda, e che il “rating” sia un fatto statico, ma ha sottolineato che la discrezionalità è molto diminuita e che l’analisi della movimentazioni conti, gli insoluti, lo sconfinamento casuale, eventi prima banali e trascurabili sono ora parte integrante del modello Basilea 3 avanzato. Il dirigente ha voluto evidenziare le difficoltà in cui si trova ad operare il settore bancario, pesantemente sotto quotato, ed ha auspicato a breve un pronunciamento dell’Eba che permetta di accrescere gli impieghi sul territorio. Ha anche denunciato, raccogliendo qualche malumore fra il pubblico di imprenditori, che attualmente non c’è domanda di mutui privati.

“E’ fondamentale che nonostante le difficoltà oggettive – ha sottolineato Giovanni Grazioli, presidente di Confidi Lombardia – il sistema bancario sia il più possibile in sintonia con le aziende, andando oltre il bilancio”. “E’ importante trovare soluzioni nuove – gli ha fatto eco Luigina Bernini, vice-presidente della Piccola Industria di Confindustria Bergamo – ma noi imprenditori dobbiamo indirizzare il nostro legittimo malcontento verso la ricerca di soluzioni utili e focalizzare i nostri sforzi per fornire alle banche dati trasparenti e chiari che sostengano progetti ben definiti”.

Secondo Claudio Grossi, consulente d’impresa e professore incaricato di programmazione e controllo all’Università Cattolica di Milano, sulla valutazione complessiva che dà il rating dell’impresa gli automatismi di Basilea 3 pesano per l’80 per cento circa, ma resta un 20 per cento legato al parere di chi compie l’istruttoria. “Banche diverse possono dare valutazioni diverse anche in base alla loro storia ed ai loro obiettivi – ha sottolineato – per questo è importante non focalizzarsi su un unico rapporto”.

E’ essenziale, quindi, avere una pianificazione finanziaria il più possibile scrupolosa, finanza e gestione di controllo inappuntabili, conti finanziari in ordine, compresi quelli previsionali. “Per la banca – ha insistito – contano ancora soprattutto la patrimonializzazione, il basso indebitamento, la capacità di rimborso”.

Insomma, per dirlo con una nota battuta, è più facile ottenere prestiti quando si può dimostrare che in fondo non se ne ha così bisogno. Criteri un po’ “vecchio stile”, ma è anche vero che in passato “diverse imprese sono cresciute e forse non potevano permetterselo”.

Rossana Pecchi

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