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Sarà la volta buona? Forse l’Italia scoprirà il fascino di John Mayer

Fa dischi dal 2001 ed è amato in Usa e in Inghilterra: ora l'autore di "Born and Raised", album vintage che ricorda Neil Young, potrebbe conquistare anche noi, di certo ha colpito Brother Giober che dedica la play list ai Bee Gees.

Giudizio:

* era meglio risparmiare i soldi e andare al cinema

** se non ho proprio altro da ascoltare…

*** niente male!

**** da tempo non sentivo niente del genere

***** aiuto! Non mi esce più dalla testa

 

 

ARTISTA : John Mayer

TITOLO: "Born And Raised"

GIUDIZIO: ****

John Mayer è un chitarrista con i fiocchi ed un cantante di tutto rispetto. Ma soprattutto è un autore di primissimo livello. Peccato che in Italia sia poco conosciuto, complice, paradossalmente, la sua capacità di frequentare i generi musicali più disparati, che gli impedisce di essere omologato e quindi fruito con maggiore facilità.

John Mayer esordisce nel 2001 con il bellissimo Room For Squares, un album deliziosamente pop nel quale le influenze della scrittura di artisti come Elton John e James Taylor sono evidenti ma alle quali John Mayer aggiunge un tocco personale soprattutto dando alle composizioni un ritmo che negli artisti citati manca. Così da questo album è possibile apprezzare in particolare Your Body is Wonderful per la cui interpretazione si aggiudica un premio Grammy e No Such Thing e Why Georgia pubblicati come singoli. L’album ha un successo clamoroso soprattutto negli Stati Uniti dove vengono vendute più di cinque milioni di copie ma anche l’Inghilterra accoglie abbastanza bene l’esordio del nostro.

Nel 2003, in modo abbastanza sorprendente, viene pubblicato un album live, Any Given Thursday con il quale, in pratica, viene riproposto l’intero contenuto del disco d’esordio con, in aggiunta, una brillante versione di Message in a Bottle dei Police. Segue, nel medesimo anno, l’uscita di un nuovo album di studio Heavier Things che immediatamente si insedia al primo posto delle classifiche USA; il terzo singolo estratto è Daughters, che vince nel 2005 un Grammy Award come Song of the Year. Oltre a questo, il disco vince un Grammy anche nella categoria Migliore performance vocale maschile, con la stessa canzone.

Nonostante il successo commerciale, l’album pur riproponendo lo stile del folgorante esordio è sicuramente meno riuscito, le composizioni non sono più così leggere e fresche e la scrittura ne esce appesantita. Nonostante una produzione ben più ricca il risultato è, almeno per chi scrive, assai deludente.

Nel novembre del 2005, a sorpresa, esce Try, album che vede la collaborazione di due straordinari musicisti come Steve Jordan (batteria) e Pino Palladino (basso). L’album rappresenta una svolta nella carriera di John Mayer poiché le sonorità diventano più dure, il genere è quello del rock blues performato dalla più classica delle formazioni, ossia quella del trio. Il lavoro non è del tutto riuscito ma denota la volontà dell’artista di affermare una dimensione maggiormente musicale, l’allontanamento dal pop e l’omaggio ad artisti quali i Cream, Jimi Hendrix ed il primo Eric Clapton.

Il percorso di crescita trova ulteriore espressione nel successivo album Continuum che esce nel 2006 segnando un ulteriore avvicinamento al rock blues e dove l’omaggio a grandi chitarristi come Duane Allman, Stevie Ray Vaughan, B.B. King , Eric Clapton è evidente.

Nel frattempo la grande popolarità raggiunta e i milioni di copie vendute gli permettono di iniziare collaborazioni in alcuni casi con nomi altisonanti dello star system quali Alicia Keys nel brano Lesson Learned, contenuto nell’album As I Am del 2007, o Herbie Hancock, che duetta con lui nel suo album Possibilities, nel brano Stitched Up.

Nel 2007 John Mayer collabora con Kanye West nel brano Bittersweet Poetry dell’album Graduation. Nella deluxe edition di Continuum appare successivamente Say, singolo inciso esclusivamente per la colonna sonora del film The Bucket List – Non è mai troppo tardi con Morgan Freeman e Jack Nicholson grazie al quale vince nel 2009 un altro Grammy nella categoria Best male pop vocal performance, oltre al premio nella categoria Best solo rock vocal performance per Gravity. Nel 2008 viene pubblicato Where the Light Is: Live in Los Angeles, un album live registrato durante la tournée del 2007. Il concerto è diviso in tre parti: una prima acustica, in cui spicca una cover di Tom Petty, Free Fallin’, una con il John Mayer Trio, che si esibisce sia in brani originali che cover di Jimi Hendrix, e una con la band al completo. L’album è sicuramente apprezzabile anche se non memorabile.

Il 17 novembre 2009 esce Battle Studies ed è un ritorno ai primi anni ed in particolare ai primi due lavori. Il primo singolo estratto è Who Says, seguito poi da Heartbreak Warfare e Half of My Heart (cantata con Taylor Swift). Le atmosfere sono assi rilassate, le melodie, in alcuni casi straordinarie: l’album non è accolto benissimo dalla critica ma entra al primo posto nella classifica del 2010 degli album rock più venduti sul territorio degli Stati Uniti.

E in Italia? In Italia John Mayer è sconosciuto o quasi. Le riviste specializzate se ne sono occupate in maniera sempre marginale liquidandolo come artista commerciale non degno di grande attenzione. Un look che lo fa sembrare a Johnny Depp certo non lo ha accreditato presso i seriosi critici nostrani. Qualche riga in più in occasione degli album rock blues, ma nulla d’altro.

Neppure lui ha fatto molto per farsi conoscere poiché mi risulta che mai si sia esibito dalle nostre parti. Ed è un peccato perché, come dicevo, la scrittura è di grande livello e la media delle composizioni assai elevata: ancora non ha scritto capolavori come Your Song o You’ve Got a Friend ma la distanza con alcune delle sue migliori composizioni non è così grande.

E così eccoci a Born and Raised album che avrebbe dovuto uscire nel 2011, ma che è stato rimandato per alcuni problemi fisici dell’artista peraltro non ancora del tutto superati. E Born and Raised rappresenta l’ennesimo cambiamento di stile, il ritorno ad una semplicità di espressione, essenzialmente acustica che avvicina John Mayer a sonorità country, e che vedono in Neil Young, nei CS&N, nei Poco, negli America dei primi due dischi, in Graham Parson alcuni dei principali riferimenti.

Ma, venendo a epoche più recenti, l’album è molto simile per costruzione, obiettivi e ispirazione anche a King of America di Elvis Costello. Probabilmente il lavoro avrà anche in Italia un maggior successo rispetto ai precedenti in quanto ricco di sonorità già oggetto di passioni negli anni passati. È un album “vintage”, fatto con passione che desta emozione in molte delle sue note.

L’essenzialità della strumentazione, spesso costituita solo da chitarra acustica, basso e batteria (con uso frequente delle spazzole) non deve trarre in inganno: il risultato è semplice ma il lavoro che sta dietro tutt’altro che banale.

L’inizio è folgorante: Queen of California è un brano straordinario, un mid tempo che ci riporta nel cuore di Nashville, con la slide in primo piano ed è cantato alla grande: una melodia che non lascerà, dopo averla sentita, tregua alla mente.

The Age of Worry, ricorda alcuni brani dell’ultimo bel disco del boss, quelli maggiormente influenzati dalle radici.Rispetto al brano precedente è di minore immediatezza e maggiormente prodotto.

Shadows Days è un altro dei pezzi forti dell’album. Un brano più pop che richiama le atmosfere di Room for Squares e dove le influenze dei sixties, e dei Beatles in particolare sono evidenti.

Speak for me è giocata sul dialogo tra la chitarra acustica e le spazzole della batteria. Qui c’è Dylan appena dietro l’angolo.

Con Something Like Olivia la strumentazione si arricchisce e si elettrifica. La melodia è tipicamente pop e un bell’assolo di chitarra nel mezzo del brano fa bella mostra di sé.

La title track è nostalgica, introdotta da un armonica che richiama alcune atmosfere tipicamente dylaniane. La presenza di una melodia assai efficace rende il brano molto piacevole.

In If I Ever Get Around to Living è appena sussurrata, ed ha sfumature jazzy. Un bell’assolo di chitarra nel mezzo del brano resta piacevolmente nella memoria.

Love is a Verb è introdotta da un accenno di chitarra elettrica che ricorda il modo di comporre di George Harrison. Il brano ha un andamento pigro, puntellato qua e là da alcune note di piano. Per animi delicati.

Walt Grace’s Submarine Test, January 1967 è impreziosita da un intro di tromba che lascia spazio ad una struttura musicale fondata sugli arpeggi di una chitarra acustica e arricchito da un coro femminile, mentre Wiskey, Wiskey, Wiskey, vede la presenza di un armonica che sa tanto di west coast. Il brano è nostalgico, forse triste, ma emozionante.

A Face to Call Home è essenzialmente acustica, basata sulla voce e su un utilizzo assai garbato della chitarra . Forse quello che qui manca è una melodia all’altezza dei brani precedenti.

Fool to Love You chiude il disco ricordandoci che John Mayer ha mandato a memoria Harvest di Neil Young.

In definitiva una bella prova, canzoni semplici e soavi, quasi tutte dotate di una bella melodia. Un album fatto di chiari scuri, di emozioni, di semplicità. John Mayer si riconferma con Born and Raised uno degli autori di maggior spessore del songwriting attuale.

Brother Giober

SE NON TI BASTA ASCOLTA ANCHE:

Elvis Costello – King of America

George Harrison – Early Takes, vol. 1

– Neil Young – Harvest

ALTRO (dischi dimenticati, nascosti e meritevoli di menzione, oppure no)

Lou Reed – Rock and Roll Animal ****1/2. Un ragazzo che conosco, grande batterista di poco più di vent’anni che di nome fa Francesco, qualche sera fa al termine delle prove del gruppo dove suono, in modo innocente mi chiede: “Ma perché non mi fai ascoltare qualcosa di rappresentativo della tua epoca?”. Passata l’incazzatura iniziale ho scelto questo disco perché credo che sia uno dei migliori live della storia del rock. Qui seppur consumato dall’uso della droga, Lou Reed è al massimo della sue capacità creative e la versione di Sweet Jane resta ancora da brividi

Sigur Rios – Valtari *** . Il noto gruppo islandese giunge alla sesta prova con un album di ambient music che merita la vostra attenzione e quindi il vostro ascolto. Album di bozzetti, di accenni, di chiaro scuri, che in alcuni momenti emoziona anche se la noia affiora qua e là. Da ascolti ripetuti, è comunque un discreto lavoro che potrebbe piacere.

Caetano Veloso and David Byrne – Live at Carnagie Hall *** ½ . Più sciccoso di così è difficile. Il maestro del tropicalismo incontra il principe della new wave intellettuale newyorchese che fu, e che già nel passato aveva mostrato tutto il suo amore per le sonorità sudamericane. Il luogo di incontro/scontro è il palco della nota Carnegie Hall, e i due, supportati da un violoncellista e da un percussionista ridanno vita ad alcuni dei loro capolavori. Persino l’abusata Heaven appare sotto una nuova luce e Manhata e Terra sono, al solito, straordinarie.

PLAY LIST: Bee Gees

Spirits (Having Flown)

Too Much heaven

More than a Woman

I’ve Gotta Get a Message to You

To Love Somebody

How can You mend a Broken Heart

Run to Me

New York Mining Disaster 1941

Massachusetts

Words

Commenti

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  1. Scritto da Ginger

    Spero anch’io che sia la volta buona!!! Sono una grandissima fan di questo artista superlativo, da anni. Non ho perso l’occasione di vederlo in concerto in giro per l’Europa, ma poterlo avere in Italia sarebbe una cosa straordinaria.

  2. Scritto da mauro

    FINALMENTE!!!! io lo adoro ed è un grandissimo ho tutta la discografia e devo dire che questo ultimo album a cominciare anche dal look del nostro trasuda americanità da ogni solco…sono anni che spero di vederlo in concerto in Italia…mi permetto al pari di segnalare anche come ascolto paritetico Jamie Cullum …un altro che a mio modesto parere merita tantissimo!
    nb. il disco di John Mayer è uscito il giorno 22.05 ed il giorno “X” lo stesso era nelle mie mani!!!! più fan sfegatato di così…