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L’ex direttore Asl si scusa per la battuta sugli ebrei

L’ex direttore dell’Asl di Bergamo Giuseppe Imbalzano, autore di un’infelice battuta sugli ebrei (La differenza fra le torte e gli ebrei? Che le torte quando le metti nel forno non gridano), chiede scusa attraverso il blog del consigliere regionale dell’Idv Giulio Cavalli.

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L’ex direttore dell’Asl di Bergamo Giuseppe Imbalzano, autore di un’infelice battuta sugli ebrei (La differenza fra le torte e gli ebrei? Che le torte quando le metti nel forno non gridano), chiede scusa attraverso il blog del consigliere regionale dell’Idv Giulio Cavalli.

Caro Dr Giulio Cavalli Sono il reo (non mostro, spero) di quanto accaduto. Le scuse, man mano che ho potuto, le ho presentate. La battuta, che nulla aveva di provocatorio, ma che fa parte della cultura Yiddish, raccontatami da un mio amico ebreo israeliano, è assolutamente paradossale e rappresenta il rifiuto per la totale assenza di umanità che ha reso il rapporto tra gli uomini violento e senza prospettive se il nostro comportamento non persegue una etica di sensibilità e di rispetto che travalichi quelli che sono gli elementi sensibili di ognuno di noi, colore della pelle, religione, distinzioni di genere, salute e speranze in ogni atto o situazione. Scusarmi è dovuto, ed è anche poco, considerato che non solo non volevo essere offensivo, ma rimarcare quali siano le mostruosità a cui sono state sottoposte milioni di persone. E in qualche parte del mondo lo sono tuttora. Il mio lavoro, la mia vita, la mia quotidianità, sono impostati alla ricerca di soluzioni e risposte ai bisogni dei cittadini, in particolare dei deboli e dei fragili. Da oltre 35 anni lavoro in sanità pubblica e credo che tanto del mio lavoro sia stato fatto proprio per rispondere alle esigenze di tutti, dalla semplificazione organizzativa alla gestione di servizi per favorire l’accesso ai cittadini con limitazioni funzionali o fisiche, dalla informatizzazione di intere aziende all’avvio del primo call center lombardo nei primi anni 90, da interventi e sviluppi nel settore della telemedicina, dagli interventi di riorganizzazione di ospedali o intere aziende alla ristrutturazione di parti o settori di ospedali. Revisioni che hanno portato alla riduzione dei tempi di attesa o di degenza con servizi più efficienti, e, spero, anche più efficaci. Alcuni progetti innovativi come” l’ospedale aperto” e per “l’umanizzazione degli ospedali” sono tuttora operanti in strutture dove ho prestato la mia opera. Sono progetti che hanno cercato di rendere le strutture di ricovero più vicine ed assimilabili al domicilio, dal telefono a disposizione ai servizi essenziali forniti con il costo stesso del drg e non a pagamento. E non solo questo, naturalmente. Poco, forse, ma costante e continuo. Ma oltre a questa attività mi sono occupato di progetti e interventi sulla prevenzione umana, sia in generale che, negli ultimi anni, sulla prevenzione dei tumori che tanto affligge la Nostra Regione. Azioni che hanno portato a modelli ed attenzioni diverse rispetto al passato, coinvolgendo intere comunità e aziende ospedaliere, pubbliche e private di intere Province. Non aggiungo altro se non che sono stato premiato su un progetto, “sciogliete le file” nell’ambito del concorso “cento progetti” che sono stati attivati nel 1995 dal Governo Italiano. Non vinto ma segnalato per altri progetti, sempre nelle edizioni successive. Ho partecipato e sono stato responsabile scientifico di progetti della UE sulla semplificazione in Sanità e sulla informatizzazione della medicina generale. Non vado oltre perché, pur avendo fatto molte altre cose, che poi sono esitate in documenti, pubblicazioni e partecipazioni a congressi, nazionali ed internazionali, tutte orientate a cercare di risolvere problemi esistenti per le barriere, non solo fisiche ma anche culturali, morali e relazionali, che si creano tra servizi e cittadini, diventerei oggettivamente troppo lungo. Ma ci sono i documenti e sono a disposizione di chiunque voglia valutare e considerare quanto io abbia fatto nel corso di questi anni. Sono assolutamente dispiaciuto ed amareggiato per come sia stata mal interpretata una mia, insisto, infelicissima battuta, che non mi appartiene come pensiero e come azione. Nel quotidiano come da sempre è stata mia cura agire per il bene e non per danneggiare la collettività intera. Sono davvero dispiaciuto e chiedo scusa per le mie parole, che abbiano o no offeso qualcuno, con tutta la sensibilità che credo di avere e di poter dimostrare di avere, umana e culturale. Nel caso lo ritenesse, sono a Sua disposizione per un incontro per chiarire questo od altri argomenti che Lei ritenesse opportuni. La ringrazio per aver dato il giusto valore a parole esecrabili se lette nella forma scorretta e per l’attenzione ai temi sulla dignità umana che sono il fulcro del Suo operare e che perseguo anche io quotidianamente, seppure commettendo, come in questo caso, un errore grave data la posizione che occupo in seno alla attività dei Servizi Sanitari Lombardi.

Cordialmente

Giuseppe Imbalzano

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Commenti

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  1. Scritto da ct

    un dirigente che fa una battuta sugli ebrei costretto a scusarsi, un ministro che fa (bassa) ironia sull’islam costretto a scusarsi.. solo sui preti si può dire di ogni, il manifesto può titolare “pastore tedesco” con una foto di ratzinger e le suore sono al centro delle peggiori battute da caserma…
    questo politicamente corretto a corrente alternata mi fa pena

  2. Scritto da mariobronx

    Che brutta società quella in cui viviamo… non si puo’ piu’ neanche fare una battuta…

    … è già triste quando uno non capisce una battuta e bisogna stare a spiegarla… ma quando bisogna “giustificarla”… ma dai, piantiamola con tutti questi falsi pietismi.

    Vi racconto una barzelletta :
    in una macchina ci sono un bosniaco, un diversamente bianco e ed un rumeno. Chi guida l’auto?
    Il poliziotto!!

    Adesso aspettate due minuti, che vi scrivo una bella lettera di 2 o 3 pagine per “giustificare” la barzelletta sopra riportata… non vorrei avere urtato l'(iper)sensibilità di taluni!

    1. Scritto da vacario

      Immgino che lei abbia avuto la fortuna di non avere parenti deportati in campi di concentramento e poi cremati nei forni….altrimenti non avrebbe avuto il coraggio di derubricare a “battuta” l’insulto del signore in questione.
      Non è questione di (iper) sensibilità ma di rispetto per le vittime di una delle più grandi tragedie della storia. Provi ad andare in Israele a spacciare per falspo pietismo le reazioni indignate…e mi faccia sapere.Grazie

  3. Scritto da Ah ecco...

    … era una dotta sortita ispirata all’aneddotica yiddish.