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“Politica lontana dai reali problemi Chiediamo rispetto”

Nell’ambito della 67^ Assemblea Generale dell’Associazione Artigiani il Presidente Angelo Carrara ha presentato la propria relazione, facendo il punto della situazione e tracciando le linee guida sulle quali si fonderanno le politiche associative dei prossimi mesi.

Nell’ambito della 67^ Assemblea Generale dell’Associazione Artigiani il Presidente Angelo Carrara ha presentato la propria relazione, facendo il punto della situazione e tracciando le linee guida sulle quali si fonderanno le politiche associative dei prossimi mesi.

La parola d’ordine, come da titolo dell’Assemblea, è stata “guardiamo oltre”: un messaggio rivolto soprattutto alle giovani generazioni di imprenditori. Dopo i saluti di rito Angelo Carrara è passato subito al concreto, osservando come in questo momento “ci troviamo di fronte ad un bivio decisivo: far convergere le nostre forze in uno spirito innovativo mirato alla ricostruzione o precipitare nel caos del populismo con conseguenze nefaste che rimandano ai tempi bui del passato. Con contesti diversi ma con gli stessi pericoli: penso alla lontananza della politica rispetto ai reali problemi delle persone e alla profonda crisi che stanno attraversando tutti i partiti politici. La politica moderna non è stata in grado di ripensarsi e invece di evolversi verso il futuro ha continuato a chiudersi nella sua autoreferenzialità. Tutto ciò ha portato a una sorta di miopia politica che sicuramente ha contribuito a questa assenza di prospettive”.

Il Presidente dell’Associazione Artigiani ha anche voluto ricordare che nel novembre del 2010, in occasione della presentazione della seconda edizione della Settimana per l’Energia, di fronte all’allora ministro Prestigiacomo lui stesso lanciò il “grido di dolore” delle imprese artigiane. “Chiesi una sola cosa: di lasciarci lavorare. Un appello caduto desolatamente nel vuoto e non voglio commentare”.

Tra i gravi errori della politica Carrara prende ad esempio il referendum con il quale il popolo sovrano aveva deciso l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. “Un pronunciamento democratico totalmente disatteso. Sono risorse ingenti, sprecate e improduttive che sarebbero state più utili alla collettività se fossero state impiegate per abbassare la pressione fiscale o nel cosiddetto decreto sviluppo”.

“Abbiamo bisogno di una nuova classe politica e dirigente che lavori per il bene comune e non per interessi di parte o personali. Vorrei suggerire ai nostri governanti le parole di Plutarco: saper dire parole e portare a termine i fatti”.

Angelo Carrara non si è però sottratto alle responsabilità degli imprenditori. “Spesso abbiamo attuato l’innovazione di prodotto senza accompagnarla alla necessaria innovazione dei processi e non abbiamo pianificato il nostro sviluppo industriale. Dobbiamo renderci conto che è finita un’epoca e siamo chiamati a cambiare il modello di sviluppo della nostra Società: è complicato prevedere come sarà lo sviluppo futuro ma tentiamo almeno di intravvedere quali possono essere le strade verso le quali incamminarci. Dovremo fare i conti con l’uso corretto delle risorse, la consapevolezza di vivere in un ecosistema chiuso ci deve portare a una nuova coscienza ambientale. Come imprese dovremo cominciare sempre più ad operare in rete, aggregarci per essere in grado di rispondere a nuove sfide”.

La relazione di Carrara si è conclusa con la fotografia delle problematiche che affliggono le imprese. Prima fra tutte la burocrazia, “forse il più subdolo dei vincoli e cui il costo diventa sempre più insostenibile: ma dove è la tanto sbandierata semplificazione?”.

Una frecciata anche al sistema delle banche in merito alla difficoltà dell’accesso al credito per le piccole imprese e per lo start up d’impresa: “Se manca questo strumento che prospettive di crescita avremo?”.

Altra criticità è quella legata alla riforma del mercato del lavoro. “Mi pare che si stia facendo di tutto per renderlo più simile ad una giungla che ad un campo formativo. A chi ci governa voglio ricordare che il saper fare degli artigiani viene tramandato alle nuove generazioni e che il lavoro dei titolari è spalla a spalla con quello dei dipendenti. Se ci sono dei “furbetti” non sono nel nostro mondo: i dipendenti rappresentano il futuro e in Lombardia 9 su 10 hanno un contratto a tempo indeterminato”.

L’ultima grande problematica è stata individuata nei livelli insostenibili della pressione fiscale: “Situazione impossibile da comprendere quando sono sotto gli occhi di tutti gli enormi sprechi e l’inefficienza della Pubblica Amministrazione oltre che la volontà politica di non intervenire efficacemente sulla riduzione della Spesa Pubblica. Non accetto che la nostra categoria passi per quella degli evasori. Ma chi nel pubblico sperpera o dissipa risorse non è forse altrettanto colpevole?”.

“E’ tempo di rimboccare le maniche e riprenderci la progettualità, di instaurare una relazione profonda con tutte le parti sociali. Insieme dobbiamo costruire un nuovo mondo. Noi siamo disposti a rispettare le regole, la società, i ruoli, ma chiediamo un rispetto nei nostri confronti, per le imprese che rappresentiamo, per quello che le nostre imprese e le nostre persone hanno fatto e stanno facendo, mettendoci le proprie capacità, le proprie risorse e la propria faccia”.

Commenti

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  1. Scritto da Luca D.

    Riprendendo l’intervento di Piero Ostellino (Corsera) “La crescita non la si produce per decreto, ma allargando i confini entro i quali si concretano l’autonomia e le capacità creative della società civile”.

    1. Scritto da Bella questa

      Quello che non hanno capito i nostri parlamentari bergamaschi!!!

  2. Scritto da E le banche?

    Assemblea ineccepibile, ma accanto alle istanze nei confronti del mondo della politica bisognava aprire una parentesi sull’accesso al credito e sulla “indisponibilità” delle banche a supportare le Pmi.

  3. Scritto da Carlo Pezzotta

    La differenza fra gli artigiani e gli industriali (Montezemolo ecc. ecc.) è che gli artigiani si sporcano le mani e gli industriali le fanno sporcare ai lavoratori. Solo che anche loro sono MOLTO collusi con il potere , fanno FINTA di essere poveri ed evadono le tasse, (lo dice l’ISTAT, la GdF e la famigerata Agenzia delle Entrate). Fanno anche finta di votare a sx, ma poi vengono sorpresi con le mani sporche della marmellata di marca sopratutto Lega e PdL. Ora cercano un pò di verginità, ma credo che sia troppo tardi.

    orcare agli altri. Che gli artigiani

    1. Scritto da Luca D.

      Delegittimare oggi la rappresentanza sindacale in senso ampio, significa delegittimare quei pochi strumenti di difesa e di proposizione oggi più che mai necessari per combattere le continue ricadute della tanto discussa “crisi globale”, attraverso un modello che sappia mettere in rete le specificità territoriali della nostra economia.

      1. Scritto da Marco

        Il territorio deve tornare ad essere rappresentato!!!! Siamo stanchi delle ricadute di decisioni politiche fuori da qualsiasi logica.

        1. Scritto da RISPETTO

          Accusati ovunque di evasione! Ma si rendono conto dei costi che sosteniamo???? E la publica amministrazione che probabilmente in Italia costa il 10 volte tanto cosa fa?

          1. Scritto da Un imprenditore

            Condivisibile il discorso del Sig. L.D., ma per me bisognerebbe rilanciare il ruolo dei sindacati. Secondo me bisognerebbe creare anche dei punti di ascolto, creare un blog, spazi virtuali dove mettere a confronto le nostre epsrienze quotidiane. Comunque concordo con l’importanze di avere una rappresentanza che fuori dalla politica torni sul territorio.
            Grazie

    2. Scritto da Luca D.

      Decisamente poco condivisibile questa analisi per così dire “sommaria” del mondo economico/sindacale. La disamina del Presidente Carrara ha, senza alcun dubbio, ben rappresentanto un sentimento comune e largamente diffuso nella piccola-media imprenditoria bergamasca, in una fase storica in cui il livello politico si è dimostrato a più riprese incapace di supportare, con adeguate riforme strutturali, il mondo produttivo e quel virtuosismo imprenditoriale tipicamente italiano che ha sempre contraddistinto la nostra economia. (continua)

      1. Scritto da UN ARTIGIANO

        Giusto, politica non politica, non è possibile fare delle riforme se non si ascoltano quelli che quotidianamente buttano anima e cuore nel proprio lavoro. Ci saranno anche i furbi, ma noi artigiani siamo sempre stati il polmone della lombardia.

    3. Scritto da La verità fa male

      Paragonare artigiani e industriali è come paragonare diavolo e acqua santa visto che spesso gli industriali, oltre che i dipendenti, sfruttano anche gli artigiani. La maggioranza degli artigiani ha sicuramente votato PDL e Lega Nord (più Lega Nord che PDL) ma ne conosco molti che hanno votato PD, e la prova di quel che dico è che esiste un’associazione come la C.N.A. storicamente schierata a sinistra. Una volta molti erano evasori (fatta eccezione per quelli che, lavorando per conto terzi, devono emettere fattura), ma ora tra studi di settore e oscenità burocratiche della peggiore specie la loro ricchezza (e la loro possibilità di evadere) si sta assottigliando non poco

  4. Scritto da gio

    girano voci che l associazione artigiani sia in bancarotta ,
    percortesia conferma che non sia vero e publica i bilanci sul sito

    come mai l associazione artigiani e piena di debiti
    dove avete speso 15 milioni di soldi degli associati ????

  5. Scritto da giuan

    Coi suoi piagnistei si rivolga al gran risparmiatore del Presidente di Provincia Pirovano che ha sempre sostenuto e vedrà che lui le risolve tutti i problemi.

  6. Scritto da Ernesto

    Giusta osservazione, ma ora che si sta attuando una giusta politica contro l’evasione, aspettiamo anche una giusta politica contro sprechi, concussione (di cui nessuno parla mai) e licenziamento di improduttivi sia pubblici che privati. Questi tre reati pesano almeno tanto quanto l’evasione.

  7. Scritto da Giulio

    Due domande :
    1) Chi sosteneva il governo precedente ?
    2) Se si fosse attuata una politica severa, da paese civile, circa l’evasione fiscale ora saremmo in queste condizioni ?

    1. Scritto da La verità fa male

      Due risposte 1) in Confartigianato ci sono iscritti che hanno votato centro destra e iscritti che hanno votato centro sinistra 2) evasione fiscale: c’è da chiedersi, quando l’evasione raggiunge dimensioni così clamorose, come sia possibile che si arrivati a quelle dimensioni. Propongo delle risposte (ne scelga lei una a caso): primo, ci sono una marea di leggi inutili che permettono a chi vuole fare il furbo di trovare sempre il cavillo vincente; secondo, spesso i controllori perdono tempo a controllare i pesci piccoli e si lasciano sfuggire i grandi evasori; terzo, aliquote assurde fanno sì che il piccolo spesso è posto davanti alla scelta drammatica: evadere o chiudere

      1. Scritto da Ginger

        Le suggerisco la terza : Si crea collusione tra chi governa e certe categorie a cui si strizza l’occhiolino . In questo modo altre devono pagare. Anche questa è una forma di voto di scambio e crea danni immensi. Nei paesi civili spesso le destre promettono meno tasse (e meno welfare) ma nessuno si permette di mettere in discussione i fondamentali della convivenza civile e cioè che le tasse si devono pagare !! Noi siamo invece a livello Grecia , e si vede.