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Premio Abbiati Ai vincitori e non solo concerto di Sokolov

Venerdì 25 maggio al Teatro Donizetti le premiazioni ai vincitori del "Franco Abbiati" edizione 2011 accompagnate dal concerto del pianista Grigory Sokolov. Ecco tutti i nomi.

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Venerdì 25 maggio alle 17 nella sala conferenze "Marzio Tremaglia" del Teatro Donizetti di Bergamo , si terranno le premiazioni dei vincitori del Premio della Critica Musicale Italiana " Franco Abbiati " edizione 2011.

Il Premio, giunto alla XXXI edizione, é nato a Bergamo nel 1981, grazie a Filippo Siebaneck, per onorare la memoria del critico musicale del Corriere della Sera, Franco Abbiati. Il Premio é organizzato dall’Associazione Nazionale Critici Musicali in collaborazione con il Festival Pianistico Internazionale di Brescia e Bergamo e si svolge sotto l’ Alto Patronato del Presidente della Repubblica.

In 31 edizioni sono stati premiati tutti i più importanti e significativi fatti musicali italiani oltre ai più grandi interpreti. Il premio verrà assegnato alla presenza numerosi premiati, dei membri della giuria del Premio e di alcuni fra i più importanti critici musicali italiani oltre a personalità di rilievo dell’ambiente musicale italiano.

Alle 21 nell’ambito della 49a edizione del Festival Pianistico Internazionale di Brescia e Bergamo si terrà un concerto del pianista Grigory Sokolov in onore dei Vincitori e della Giuria.

Nella foto al cantante vincitrice Joyce Di Donato. Premiata per il lirismo straussiano il virtuosismo rossiniano offrendo una mirabile interpretazione di Oktavian di Der Rosenkavalier di Strauss e di Elena in Donna del lago di Rossini (Milano, Teatro alla Scala) e dimostrando che il belcanto e le sue regole stanno alla base dell’intero repertorio. Individuato con precisione lo stile di ognuno dei titoli, ha disegnato i personaggi con l’avvenenza della figura e l’efficacia di un gioco scenico incisivo e credibile.

Ecco i vincitori:

SPETTACOLO Mosè in Egitto di Gioachino Rossini (Pesaro, ROF, Teatro Rossini). Per la ricca, anticonvenzionale, coraggiosa lettura proposta dal regista Graham Vick, vitale nel confronto simbolico, tutto al presente, con la drammaturgia dell’opera, affiancato dallo scenografo Stuart Nunn, dalla sontuosa trama sinfonica nei concertati messa in luce dal direttore Roberto Abbado, e dalla coinvolta compagnia di canto, che nelle pregevoli voci di Alex Esposito, Sonia Ganassi, Dmitri Korchak, Riccardo Zanellato e Yijie Shi, fino alle giovani comparse locali, trasformava l’infelice PalaAdriatic Arena in un moderno modello di teatro.

NOVITÀ ASSOLUTA Quartett di Luca Francesconi (commissione del Teatro alla Scala). Eseguita e portata in palcoscenico in modo eccellente, la partitura si vale del celebre testo di Heiner Müller, da cui il compositore ha tratto il libretto. Nella complessa concezione si accostano o intrecciano l’estrema mobilità della scrittura del complesso in buca (che crea un rapporto nervoso e flessibilissimo col duttile mutare delle inflessioni vocali) e il dilagare del suono dell’orchestra grande e del coro invisibili, che danno voce a dimensioni diverse da quella ‘chiusa’ della mortale partita a due giocata dai protagonisti.

DIRETTORE Daniel Harding. Per la consapevole interpretazione, storicizzata, del dittico Pagliacci-Cavalleria Rusticana alla Scala, restituito con fine complessità, snellito da ogni retorica verista. E per i pregevoli impaginati sinfonici, con la Mahler Chamber Orchestra, l’Orchestra Regionale Toscana, l’Orchestra Sinfonica della Radio Svedese e la Filarmonica scaligera, dominati con gesto autorevole e personalità spiccata dal direttore nato a Oxford, dal precocissimo debutto, ora maturo trentasettenne.

REGIA Calixto Bieito. Ambientata in una malfamata terra di confine tra Spagna e Africa, la Carmen messa in scena da Bieito con scene di Alfons Flores e costumi di Mercè Paloma al Teatro Massimo di Palermo (coproduzione con i teatri di Barcellona, Torino e Venezia) restituisce al capolavoro di Bizet la sua teatralità ruvida, svelata da istantanee vitali e a volte scioccanti che si susseguono in sintonia con i momenti cruciali della partitura componendo uno strepitoso racconto.

SCENE e COSTUMI Tom Pye e Chloe Obolensky. Per la funzionale suggestione dell’allestimento di Death in Venice di Britten (Milano, Teatro alla Scala), capace di richiamare in vita con soluzioni minimaliste e raffinate – come il piano lievemente inclinato che evoca un mare onnipresente, rilucente e livido, o i costumi primi Novecento giocati su tinte avorio e pastello – una Venezia malata e febbrile ma quasi metafisica, e di predisporre il palcoscenico ideale alla rappresentazione dell’ossessione della bellezza, senza derive morbose, voluta dallo spettacolo.

SOLISTA Isabelle Faust. La felicissima intesa con Claudio Abbado ha reso ancor più nitida la qualità interpretativa della violinista tedesca, oltre che nelle mirabili realizzazioni dei Concerti di Beethoven e di Berg, nell’ardua prova mozartiana, dove la Faust è sembrata svelare la voce segreta del Concerto in La maggiore cogliendo dietro le movenze di un’eloquenza sostenuta e pure leggiadramente divagante nella brillantezza della turcheria finale i momenti di intima drammaticità, grazie ad un violinismo di rara finezza nella sinuosità del fraseggio, senza concessione all’effetto.

CANTANTI Joyce Di Donato. Nel breve giro di un mese ha piegato la pregevole voce di mezzo–soprano alle esigenze del lirismo straussiano e del virtuosismo rossiniano offrendo una mirabile interpretazione di Oktavian di Der Rosenkavalier di Strauss e di Elena in Donna del lago di Rossini (Milano, Teatro alla Scala) e dimostrando che il belcanto e le sue regole stanno alla base dell’intero repertorio. Individuato con precisione lo stile di ognuno dei titoli, ha disegnato i personaggi con l’avvenenza della figura e l’efficacia di un gioco scenico incisivo e credibile. John Graham-Hall. Uno dei più duttili ed intelligenti tenori inglesi delle ultime generazioni, interprete di spicco della produzione di Benjamin Britten. In Death of Venice di Britten (Milano, Teatro alla Scala) ha dato piena e completa realizzazione alla figura del protagonista, Gustav von Aschenbach. Ha reso con naturalezza e rigore la complessità di un canto che si attua nel rapporto stretto e particolare tra suono e parola. Ha disegnato con indubbia originalità il personaggio, di cui ha penetrato la complessa e tormentata psicologia.

INIZIATIVA “Settimane Musicali al Teatro Olimpico” – Vicenza. Per il costante valore della proposta musicale varia e stimolante, e di un’attività ventennale svolta nella straordinaria cornice dell’Olimpico e in tournées internazionali. Per l’interesse della strutturazione in organici cicli triennali dei programmi che ha consentito la riscoperta e la riproposta di opere mai o raramente eseguite in tempi moderni, accanto a versioni ‘alternative’ di capolavori di Mozart e Rossini.

PREMIO SPECIALE Integrale di Pergolesi – Fondazione Pergolesi Spontini – Jesi. Per l’audace progetto di esecuzione dell’opera omnia iniziato nel 2009 e caparbiamente concluso, nonostante le drastiche e imprevedibili riduzioni dei finanziamenti pubblici, con una serie di produzioni operistiche e concertistiche di qualità musicale, chiamando a collaborare voci, concertatori e complessi strumentali italiani di significativa competenza stilistica e proprietà interpretativa, e proponendo letture sceniche non scontate.

PREMIO “FILIPPO SIEBANECK” “Donatori di Musica”. Ideata e avviata nel 2009 da Gian Andrea Lodovici, la rete di musicisti, medici e volontari che realizzano e coordinano stagioni di concerti negli ospedali, è cresciuta per la dedizione di numerosi eccellenti artisti che, disinteressatamente, continuano a esibirsi nelle corsie di varie città, divulgando il patrimonio musicale d’arte e trasmettendo le emozioni feconde e confortanti della musica dal vivo.

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