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“Ricordare Falcone è un dovere civile”

Il segretario Lombardo dell’IDV Sergio Piffari ricorda nel ventennale degli attentati, il sacrificio del giudice Falcone e degli uomini della sua scorta.

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Il segretario Lombardo dell’IDV Sergio Piffari ricorda nel ventennale degli attentati, il sacrificio del giudice Falcone e degli uomini della sua scorta.

“E’soprattutto un dovere civile oltre che politico richiamare alla memoria la straordinaria figura del magistrato Giovanni Falcone e degli uomini delle forze dell’ordine che sono caduti nel barbaro attentato di Capaci. Venti anni fa, con uno dei più infamanti e codardi attacchi alla nostra democrazia, il crimine organizzato insieme ai suoi fiancheggiatori, metteva fine alla vita di uno dei migliori esempi umani di lealtà e spirito di servizio che lo Stato Italiano potesse vantare. La morte fisica non ha comunque minimante intaccato quello spirito che, oggi continua ad animare gli individui giusti che si contrappongono al fenomeno mafioso in tutto il Paese.” “Sarebbe semplice sprecare retorica e fiumi di parole per celebrare quel drammatico evento, confinandolo magari ad un episodio di eroismo fine a se stesso. Se ci limitassimo a questo cadremmo nell’errore più bieco che lo stesso Falcone non si stancava di ricordare, ossia che la Mafia in ogni sua forma non è una associazione invincibile ed eterna, ma bensì un fatto umano che lo Stato deve combattere e può vincere con i mezzi che ha a sua disposizione. Ricordare Falcone e il suo metodo di lavoro, non è dunque un esercizio intellettuale confinabile a criteri di mitizzazione dell’eroe, ma un metodo scientifico che se applicato, determina la sconfitta per quello che non a caso è stato definito l’Antistato. Oltre a Giovanni Falcone e al giudice Francesca Morvillo, è doveroso rivolgere un pensiero anche a chi lo ha seguito nel triste epilogo, come i poliziotti Rocco di Cillo, Vito Schifani e Antonino Montinari. Quest’ultimo era fortemente legato al nostro territorio avendo prestato un lungo servizio alla Questura di Bergamo, città nella quale aveva lasciato tanti amici.” “Il miglior modo di ricordare l’attentato del 23 maggio 1992, non è dunque quello di limitarsi alle celebrazioni pubbliche, ma quello di continuare a sostenere con forza ogni singolo provvedimento che lo Stato deve intraprendere lucidamente nel contrasto al crimine organizzato. Attendere ogni volta l’onda emotiva di un attentato per approvare i provvedimenti antimafia, significa lasciare sempre l’iniziativa ai nostri nemici, e questo Falcone, non smetteva di ricordarlo” On. Sergio Piffari

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