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A scuola di vita dal Mondo: “L’idolo? E’ quello che non ha bisogno di sballare”

Il Baffo di Rivolta d'Adda agli studenti del CFP di Albino: "L'umiltà è quella cosa che ci costringe ogni giorno ad essere noi stessi e ci impedisce di montarci la testa. La vita è bella, buttarla via è da stupidi: non drogatevi".

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Passione e umiltà nella vita e nella scuola. E’ questo il messaggio che Emiliano Mondonico ha voluto portare questa mattina ai ragazzi del Centro Formazione Professionale di Albino, radunati in circa duecentocinquanta unità nell’auditorium di Albino. Il “Mondo” è stato accolto con grande entusiasmo, accompagnato dall’ex calciatore di Atalanta, Inter e Milan e suo grande amico Adelio Moro.

Diversi i temi trattati nella conferenza con al centro le problematiche giovanili, le regole del gruppo, i rischi connessi allo stare insieme e al “come” stare insieme: “E’ sempre un piacere parlare con voi ragazzi ma anche una grande responsabilità – ha esordito Mondonico –. Mi è stato chiesto di spiegarvi cosa significa essere umili. Umiltà è quello che ci costringe ogni giorno ad essere noi stessi, l’umiltà è quello che ci impedisce di montarci la testa, che ci fa stare con i piedi a terra. Ci dice che siamo uomini e basta, non siamo supereroi ma della gente comune. Il mio sogno da bambino era quello di diventare un giocatore di calcio. Poi quando sono arrivato troppo immaturo ad alti livelli ho perso il senso dell’umiltà e sono precipitato perché non puoi rimanere a certi livelli se pensi di non aver più niente da imparare, di essere il migliore di tutti. E’ l’inizio della fine e per me come calciatore è stato l’inizio della fine. Poi quel treno è passato ancora una volta come allenatore e questa volta le cose che avevo sbagliato da giocatore non le ho più sbagliate”.

Dall’esperienza personale Mondonico ha poi toccato direttamente le problematiche dei ragazzi: “L’umiltà ci fa venire a scuola sicuri che ci insegnano qualcosa, ci insegna a fare le cose giuste nella vita e non le cose sbagliate. La situazione che in questo momento più mi sta a cuore sono gli allenamenti che seguo con persone tossiche, alcoliste o dipendenti da giochi d’azzardo. Questi sono i pericoli a cui andate incontro. Penso che molti di voi proveranno ad assumere sostanze sbagliate, dovete capire che il leader non è quello che ti porta la roba ma quello che non sballa. Voi soprattutto alla vostra età pensate di essere al mondo per infrangere le regole ma non conoscete queste regole. Molti immaginano che basta dormirci sopra una notte per essere come prima, ma una pasticca vi rende drogati. E’ bene che qualcuno ve lo dica perché molti di voi non sanno a cosa vanno incontro, lo fanno perché così sono alla pari degli altri, per non essere lo sfigato del gruppo. Però ricordate che gli idoli sono altri, quelli che non hanno bisogno della droga o dello sballo per sentirsi importanti. Dovete avere a cuore il vostro futuro”.

Mondonico ha poi ricordato alcune sue battaglie sportive, in particolare la finale di coppa Uefa con il Torino: “Tutte le manifestazioni che durano nel tempo hanno bisogno ogni giorno di supporto. E’ chiaro che il cammino del Torino in Coppa Uefa è stato un susseguirsi di emozioni e di insegnamenti che ogni giorno ci spingevano ad andare avanti. Ma di fronte alle difficoltà non ci siamo mai fermati. Non abbiamo mai pensato che ci fosse un ostacolo insormontabile, abbiamo sempre pensato che ci sarebbe stata la possibilità di vincere. La voglia di vincere ci ha fatto andare oltre i nostri limiti contro squadre come Ajax e Real Madrid. Lo sport deve accompagnarvi in questo percorso di vita. Spesso si dice che l’importante è partecipare ma non è assolutamente vero. Voi state partecipando a questo incontro. E’ strutturato bene perché ci sono molti partecipanti ma è soprattutto quello che uscirà da questa assemblea che vi farà capire se è stato utile o inutile. Solo se vinceremo qualcosa sarà utile la vostra presenza. Perciò nello sport bisogna sempre cercare di vincere, di migliorarsi, mai fermarsi, bisogna pensare che c’è sempre un domani migliore di oggi, perché queste sono le regole della vita. Ogni cosa che fate dovete farlo per migliorare, vincere, superare i limiti".

Toccante nel passaggio successivo la sua testimonianza sulla recente malattia: “Io ho avuto un tumore e non avevo più la voglia di vivere ma solo il desiderio di sopravvivere. Non c’era più un perché dovessi pensare al domani, non c’era più il coraggio di mettersi in competizione ancora con gli altri. Poi il coraggio è arrivato dal mio nipotino che doveva diventare grande e non l’avrei più visto se non fossi riuscito a sopravvivere. Questo mi ha dato il coraggio e non è facile per tanti motivi. So che essere in competizione tutti i giorni è dura e voi siete in competizione ogni giorno con voi stessi e con gli altri. Lo sport è la vita e non deve mai farvi sentire dei perdenti. Anche di fronte alle delusioni più grandi non dovete mollare e il domani può essere il contrario di oggi. Perciò quando arrivi ad una finale è un po’ il coronamento di tutto quanto però anche lì non sei arrivato alla fine, perdi, sei secondo e ti senti una m… perché alla fine solo chi vince festeggia o si sente più bravo di tutti. Ecco perché non basta arrivare lì al limite, bisogna andare avanti senza fermarvi o sentirvi appagati e anche quando non vi interesserà più niente della vita dovrete continuare a lottare. Questo è l’insegnamento che io ho tratto da una finale di coppa Uefa e soprattutto dalla mia lotta contro la malattia e credetemi è bello vivere e non vale la pena buttarsi via".

Alberto Caprini

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