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Tom Jones: blues, cover e la sua grande voce

"Spirit In The Room" ci farà quasi dimenticare il Tom Jones di "Sex Bomb". Mentre si spengono le luci su Donna Summer e Robin Gibb, Brother Giober ci rimanda ai tempi della disco music anche con la play list della settimana.

Giudizio:

* era meglio risparmiare i soldi ed andare al cinema

** se non ho proprio altro da ascoltare…

*** niente male!

**** da tempo non sentivo niente del genere

***** aiuto! Non mi esce più dalla testa

 

 

ARTISTA: Tom Jones

TITOLO: Spirit in the Room

GIUDIZIO: ****

Tom Jones? Chi? Quello di Sex Bomb? Proprio lui! Quello che da oltre 40 anni, passando in modo disinvolto dal country al soul alla disco ha mietuto innumerevoli successi in tutto il mondo e che ha fatto dell’uso della voce un marchio di fabbrica. Alcune sua canzoni come It’s not unusual, Once Upon a Time, Little Lonely One e la ballata With These Hands hanno visto la luce nei primi anni ’60, anche se il vero successo giungerà nel 1965 con la famosissima What’s New Pussycat? colonna sonora dell’omonima commedia scritta e interpretata da Woody Allen.

Nel 1968 dà alle stampe uno dei suoi più grandi successi “Delilah” che scatena, tuttavia, le proteste dei benpensanti per il suo testo considerato crudo per l’epoca, (“Delilah” è un racconto triste di infedeltà e omicidio).

Dopo un periodo di appannamento negli anni ’70 e nei primi anni ‘80, alcune scelte artistiche azzeccate gli consentono di tornare al successo commerciale. In quegli anni ed in particolare nel 1987, con The Art of Noise, realizza una cover di Kiss, grande hit di Prince. Nel 1999 pubblica l’album Reload, nel quale duetta con diversi artisti , assai noti all’epoca, come i Cardigans, l’insopportabile Mousse T, Natalie Imbruglia, Robbie Williams, Zucchero e gli Stereophonics.

Hanno grande successo i singoli Burning Down The House con i Cardigans, Mama Told Me Not To Come con gli Stereophonics e Sex Bomb che diventa un successo internazionale.

Nel 2002, Tom Jones pubblica un altro grande successo, Black Betty, che lo avvicina ulteriormente ad un pubblico di vaste proporzioni, essenzialmente giovane, che nel ritmo e nei riffs facili facili trova le massime soddisfazioni. È questo, per chi scrive, il periodo di minore ispirazione artistica, ma certamente di grandi riconoscimenti economici e di fama.

Oggi, i tempi di Sex Bomb sono lontani così come quelli delle cover danzerecce dei Talking Heads.

La svolta circa due anni fa con la pubblicazione del bel Praise and Blame, lavoro completamente diverso dai precedenti, influenzato essenzialmente dalla musica gospel. La scelta in realtà è comune a quella di numerosi altri artisti coetanei, Neil Diamond in testa, che dopo aver percorso per anni vie musicali discutibili quasi sempre a scopo commerciale, ad una certa età si ricredono, tornano alle origini e liberi da vincoli di bilancio, decidono di cantare quello che più gli piace, blues, gospel o soul che sia.

Praise and Blame era un grande album e questo è ancor migliore, se possibile, e forse maggiormente fruibile ad un pubblico più vasto. Là era il gospel a farla da padrone, qui il genere frequentato è essenzialmente il blues, pur se sono presenti altre influenze quali il soul, il gospel stesso e “il cantautorato” americano sì che un maggior pubblico può trovare le proprie ragioni di soddisfazione.

Abbandonando la scelta di scrivere canzoni proprie, adottata per la prima volta nel 2008, con “24 Hours”, Tom Jones si dedica a covers attingendo qua e là, tra classici quali Leonard Cohen, Tom Waits, Paul Simon, Paul McCartney e alcune novità (o quasi) quali i Low Anthem.

Il produttore è Ethan Johns, lo stesso di Praise and Blame, il quale tende a scarnificare il suono, dando invece maggior risalto alla magnifica voce dell’artista e alle sue doti di interprete.

Il disco inizia con Tower of Song di Leonard Cohen: una talkin’ song di grande impatto, solo voce e chitarra, più vicina, per atmosfere, ad alcune cose di Johnny Cash o allo Springsteen acustico, piuttosto che all’autore originario. Brano da ascoltare soli, in silenzio e possibilmente al buio. Emozione allo stato puro.

(I Want To) Come Home è di Paul McCartney e forse, se non fosse per quel riff di chitarra, mai potresti pensarlo un brano di uno dei quattro baronetti di Liverpool. Qui l’interpretazione è meno ispirata che non nel brano di apertura ma, ad ogni modo, di livello altissimo.

Hit or Miss è una canzone della grande Odetta. Il brano, inizialmente bluesato diventa una ballata dal ritmo via via crescente e coinvolgente.

Love and Blessings è resa in una versione inizialmente gospel che poi vira verso il blues, complice la presenza di una chitarra elettrica che con i suoi interventi innervosisce il brano che è di Paul Simon.

Soul of a man è una canzone celeberrima di Blind Willie Johnson qui resa in una versione spettacolare ed assolutamente personale, dura e sofferta.

Bad As me è la cover del brano che dà il titolo all’ultimo disco di Tom Waits. Non so che necessità vi fosse di offrire la propria interpretazione di un brano così recente, forse solo un omaggio ad un artista verso cui il Tom Jones prova una grande considerazione. Ad ogni modo la resa è molto vicina alle atmosfere dell’autore originario e la cover è assai dura, ipnotica, un colpo al basso ventre.

Dimming of the Day è di Richard Thompson il cui repertorio è stato più volte, recentemente, saccheggiato da alcuni grandi interpreti. Il brano già bellissimo è onorato da una interpretazione personale, sofferta e rispettosa dell’autore.Le atmosfere sono scarne, la melodia sospesa nell’aria. Brano di grandissimo impatto emozionale.

Travelling Shoes è di Vera Hall Ward: un blues dallo schema classico dove la chitarra la fa da padrona, e l’interpretazione del nostro è viva e partecipe.

Anche All Blues Hail Mary ha storia recente ed autore Joe Henry, un artista di grande spessore che gode di grande considerazione da parte della critica specializzata. Qui le atmosfere sono sotterranee benché sia sempre il blues, come suggerisce il titolo, a farla da padrone.

Charlie Darwin è dei Low Anthem, una band che gode di una certa popolarità negli States e che proviene da Providence, Rhode Island. Charlie Darwin è uno dei brani di maggiore popolarità della band. La versione che viene proposta non è troppo distante dall’originale anche se di maggior spessore. Un brano straordinario e un’interpretazione all’altezza, emozionante e commovente.

Just Dropped In (disponibile come i due successivi brani solo nella versione Deluxe) è di Kenny Rogers il noto artista country. Anche in questo caso il genere frequentato è il blues, il ritmo e l’arrangiamento sono abbastanza tradizionali.

Lone Pilgrim è un traditional assai bello. Arrangiamento scarno, grande atmosfera e interpretazione inarrivabile.

Chiude When The Deal Goes Down di Bob Dylan, non essenziale ma comunque piacevole.

Si diceva: Tom Jones? Chi? Quello di Sex Bomb? No!… quello di Spirit in the Room.

Brother Giober

SE NON TI BASTA ASCOLTA ANCHE:

Neil Diamond – 12 song

Johnny Cash – The Man Comes Around

Ruthie Foster – Let It Burn

ALTRO (dischi dimenticati, nascosti e meritevoli di menzione, oppure no )

Joe Jackson – Night and Day ***** Il disco perfetto! Liberatosi dalle scorie del punk, Joe Jackson dimostra con il suo album più importante e destinato a rimanere nella storia della nostra musica, di essere un genio. Diviso idealmente in due facciate raccoglie inestimabili gemme, tra intimità e ritmo. La più belle? Steppin’ Out e Slow Song.

Donna Summer – Live and More **** Ai tempi gli amanti del rock come me si vergognavano a provare ammirazione per la regina della disco. Poi però tra le mura della camera, da soli, si cercavano le stazioni radio che trasmettevano senza sosta I Feel Love. Questa è una raccolta dal vivo dove la band suona in diretta e il lavoro di post produzione è ridotto al minimo. Ottima esibizione, perfetto disco-rock !

L’ultimo romantico – Mario Venuti ***1/2 . Mario è uno dei miei artisti italiani preferiti. Autore di una serie di dischi di pregevole livello dove è possibile individuare capacità compositive e musicalità fuori dalla portata dei maggiori artisti italiani, si ripropone oggi con questa raccolta di nuovi brani bella, ma non eccezionale. Gli elementi che hanno caratterizzato la sua attività passata però ci sono tutti: ritmo, melodia, poesia. Piacevole, ma da Mario Venuti è lecito aspettarsi un po’ di più.

PLAY LIST: Last Days of Disco

Donna Summer – Winter Melody

Barry White – You Are the First, the Last, my Everything

Earth Wind and Fire – September

The Jacksons Five – Can You Feel It?

Gloria Gaynor – Never Can Say Goodbye

Rufus and Chaka Khan – Ain’t Nobody

Bee Gees – Spirits Having Flown

KC and the Sunshine Band – I’m Your Boogie Man

Kool and the Gang – Celebration

Chic – Good Times

Commenti

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  1. Scritto da duca

    Grande Brother Giober … quando lo spessore di colui che scrive è pari a quello dei brani e degli interpreti citati.