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Addio Pino Capozzi Memorabile il suo risotto alla bergamasca

Lo chef e albergatore Pino Capozzi è scomparso nella mattina di martedì 22 maggio nel suo leggendario albergo ristorante Agnello d'Oro a Bergamo alta. La redazione di Bergamonews lo ricorda con uno dei suoi celebri piatti.

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Quando muore un artista è naturale rammentare le sue opere. Per ricordare Pino Capozzi, celebre chef scomparso nella mattina di martedì 22 maggio all’età di 88 anni, Bergamonews ha deciso di pubblicare una sua celebre ricetta: il risotto alla bergamasca. Un classico che cucinava per stupire i palati più esigenti. Un risotto dedicato alla sua Bergamo, per lui nato a Gioia del Colle, in provincia di Bari, il 9 settembre 1923, doveva essere il massimo. Una dichiarazione d’amore scritta sul tegame. Capozzi è stato ospite perfetto con il suo albergo "L’agnello d’oro" nel cuore di Città Alta, con l’Hotel "Città dei Mille" e, infine, con il GuglieMotel. Proponiamo uno dei suoi piatti: cucinatelo con cura, servitelo con amore. Questi erano gli ingredienti segreti di Pino Capozzi.

 

Risotto alla bergamasca

Ingredienti per quattro persone:

300 grammi di riso Carnaroli;

80 grammi di burro;

200 grammi di loanghina (salsiccia suina fresca);

120 grammi di Taleggio Dop;

2 litri brodo vegetale;

1 bicchiere di vino bianco Valcalepio Doc;

1 scalogno;

1 rametto di salvia, pepe nero.

 

Procedimento – In una casseruola bassa e larga far dorare, in 50 grammi di burro, lo scalogno affettato sottilmente ed il rametto di salvia. Quando lo scalogno sarà appena dorato, eliminare la salvia e aggiungere la salsiccia di maiale privata del budello e sgranata grossolanamente. Far friggere leggermente la salsiccia, versare il riso e tostare per qualche minuto, quindi bagnare con il bicchiere di Valcalepio bianco. Una volta evaporato il vino, continuare la cottura con l’aggiunta graduale di mestoli di brodo bollente. A cottura ultimata (circa 20 minuti), togliere la casseruola dal fuoco, mantecare velocemente il risotto con il resto del burro, una macinata di pepe ed il taleggio tagliato a cubetti. Lasciare insaporire un paio di minuti e porzionare poi in piatti piani ben caldi.

 

Nella sua lunga carriera di cuoco, ristoratore e manager dell’ospitalità, Pino Capozzi aveva alle spalle anche la stesura, insieme all’attrice Ave Ninchi, di un volume sul riso e le sue ricette, pubblicato da Mondadori nel 1976. Nel corso della sua lunga carriera, Capozzi ha partecipato a numerose rassegne gastronomiche e trasmissioni televisive (la più nota, negli Anni Settanta, "Colazione alle sette" condotta da Luigi Veronelli su Rai 2). 

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Commenti

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  1. Scritto da nino cortesi

    Una bella famiglia meridionale che ha saputo esprimere notevoli capacità. Apprezzo tantissimo anche l’esilarante e non comune umorismo del figlio giornalista dell’Eco, a tratti irresistibile.
    In Puglia, come in ogni regione, ci sono persone senza arte ne parte ma ci sono anche potenzialità eccellenti come questa notevole famiglia incastonata (stavo scrivendo incastronata) ormai nel bello di Bergamo e dei bergamaschi. Viva i Capozzi e viva la Bergamo che sa volare sempre alta e non perdendo per strada l’ intelligenza.

    1. Scritto da Pier Carlo Capozzi

      Le sono riconoscente di vero cuore per le splendide parole dedicate a mio padre e per la generosità nei confronti dei miei scritti.
      Oggi mio figlio Alessandro mi ha confessato:” Sapevo che il nonno era un grande personaggio, ma non avrei pensato così grande”.
      Riguardo alla nostra pugliesità devo confessarle che riguardava solo mio padre, nato a Gioia del Colle, mentre mamma era bergamasca come lo sono io, nato nel quartiere di San Tomaso de’ Calvi. Circostanza che non mi ha impedito di avere sangue levantino, di adorare le orecchiette e di sentirmi meravigliosamente a casa quando vado laggiù a trovare zia e cugini.
      Un grande abbraccio, signor Cortesi.
      Anche da parte del Pino.