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Sfilate di moda al museo L’idea fa discutere Bergamo apre: perché no?

Il Louvre e gli Uffizi ospitano le passerelle, un modo per trovare fondi per la cultura che però scatena polemiche. Dalla Carrara e dalla Gamec non inorridiscono, anzi, Giacinto di Pietrantonio e Maria Cristina Rodeschini: si può fare anche a Bergamo candidata a capitale della cultura.

Il Museo è a caccia di fondi? Le maison della moda rispondono e gli Uffizi e il Louvre aprono alle passerelle.

Per la prima volta nella loro storia le collezioni d’arte più famose del mondo ospiteranno a giugno le sfilate di due marchi dell’eccellenza italiana, Stefano Ricci nel Corridoio di Ponente degli Uffizi e Ferragamo nel Peristilio Denon del Louvre.

Una scelta che fa discutere e che divide, da una parte i fautori delle partnership a tutti i costi, dall’altra i nemici del marketing culturale che si oppongono a interferenze “lesive dei valori della Cultura”.

E se Firenze e Parigi non snobbano le griffe dei divi, Bergamo candidata a capitale europea della Cultura per il 2019 come vorrà regolarsi?

I costi della rinnovata Pinacoteca Carrara, fiore all’occhiello del territorio lombardo, sono significativi e il museo potrebbe ben trarre beneficio da iniziative di questo genere.

Ma come sempre con gli istituti di pregio occorre mettere sulla bilancia il ritorno economico e il beneficio d’immagine. Oltre che, evidentemente, l’oggettiva fattibilità delle proposte.

Sentiamo in merito  Giacinto Di Pietrantonio, direttore della Gamec, che entra nel merito dell’ipotesi sfilate di moda nel museo.

La formula degli Uffizi e del Louvre può essere praticabile anche per l’Accademia Carrara?

Se si guarda bene, molta arte del passato rappresenta una sorta di sfilata di moda dell’epoca. Per cui se ci sono le condizioni di spazio e sicurezza credo si possano organizzare passerelle. Certo va sempre valutato caso per caso. Quanto alla rinnovata Accademia Carrara, da quello che ho potuto vedere io gli spazi non sono abbastanza ampi per poter organizzare sfilate e quindi mi pare che il problema, almeno da questo punto di vista, non si ponga. 

Anche Maria Cristina Rodeschini Galati, responsabile Accademia Carrara – Gamec, dice la sua.

Musei d’arte e firme della moda, un binomio legittimo?

Sono appena rientrata dagli Stati Uniti dove fino al 3 settembre i dipinti della Carrara potranno essere ammirati dal pubblico internazionale e numeroso che visita il Metropolitan di New York, uno dei più importanti musei del mondo. Una settimana prima dell’inaugurazione dei capolavori della Carrara, da Foppa a Bellini, da Tiziano a Lotto, da Moretto a Moroni, il MET apriva una mostra proprio dedicata alla relazione ideale e creativa tra Elsa Schiapparelli, fantasiosa e geniale stilista italiana che ebbe successo a Parigi tra gli anni 20 e gli anni ’50 e Miuccia Prada – una mostra ottimamente allestita e davvero interessante. Nessuno scandalo nè dibattito sull’opportunità di presentare un progetto espositivo che mette in dialogo moda storica e moda contemporanea. Questo mese anche a Milano è in corso un ciclo di conferenze organizzate dal Museo Poldi Pezzoli alla Fondazione Gianfranco Ferrè dal titolo eloquente “Un primato che viene da lontano. Milano capitale della moda dal Quattrocento ai nostri giorni.

Bergamo come si inserisce in questo panorama?

Tra il 2009 e il 2010 si è tenuta a Milano al Poldi Pezzoli la mostra “Seta , Oro e Cremisi. Segreti e tecnologia alla corte dei Visconti e degli Sforza” nell’ambito del serissimo progetto “Seta in Lombardia. Sei secoli di produzione e design”, un’esplorazione a trecentosessanta gradi dei risultati di questo comparto produttivo attraverso esempi eccellenti di arte del tessuto e pittura. Spero che una sezione di questo importante progetto si riesca a sviluppare e presentare proprio a Bergamo. Dipende sempre da come si fanno le cose. Quanto poi alla contemporaneità, le tangenze tra arte e moda sono fortissime: le due sensibilità si connettono spesso con assoluto tempismo e naturalezza, essendo capaci di riflettere prima di altre le trasformazioni della società. La sensibilità per l’arte da parte degli stilisti è nota. E’ dunque facile questo dialogo e questa collaborazione. Quanto alle sponsorizzazione da parte del mondo della moda a vantaggio dei beni culturali perché no. Specialmente in questo periodo, alleanze di questo tipo non possono che essere viste positivamente.

Posizioni senza prevenzioni ideologiche, insomma, da alcuni vertici Carrara-Gamec, aperti alle sfide e, laddove possibile, a nuove sinergie tra arte, moda e industria.

Stefania Burnelli

Commenti

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  1. Scritto da greta

    ma la moda E’ un fatto culturale molto più di tanti altri, non vedo nessuna difficoltà e non vedo nemmeno la polemica da dove può nascere. Nei musei poi si cerca la bellezza… e più delle modelle in abiti di design che cosa si vuole?

  2. Scritto da dodo

    a quando il mercato nel museo?

  3. Scritto da alessia

    iniziativa ottima, non vedo nessuna preclusione – oggi tutto si contamina, anche la moda è cultura

  4. Scritto da angelica

    la trovo un’idea eccezionale, perché scindere la moda dipinta sui quadri da quella indossata dalle modelle? e poi anche i pittori avevano le modelle cui ispirarsi….

  5. Scritto da maryterry

    ma ci sono mille modi più pertinenti di sovvenzionare l’arte, mica farci sfilare le top model

  6. Scritto da 081

    A BG qualsiasi, atalanta/biciclette/alpini esclusi, iniziativa fa discutere

    1. Scritto da paolo p

      piuttosto di chi invece ha il pattume sotto casa e non ne discute..
      (lei usa luoghi comuni…li uso pure io)

    2. Scritto da angelica

      ma che commento è? allora parliamo solo di cibo

      1. Scritto da 081

        Lei, al pari dei suoi concittadini, non vede oltre la punta del proprio naso.Se avesse letto meglio il mio messaggio avrebbe capito che l’iniziativa è lodevole.

        1. Scritto da angelica

          “i miei concittadini”??? e lei da dove viene, dalla transilvania?